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La premier dimentica le promesse alle donne

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Perché dopo 200 giorni dall’insediamento a Palazzo Chigi di Meloni la condizione femminile non è affatto migliorata. Fino ai silenzi sul caso La Russa
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Meloni ama o odia le donne? E avere una premier donna sarà migliorativo per le altre donne oppure no? Dopo più di 200 giorni dal suo insediamento a Palazzo Chigi, la risposta è no. La condizione femminile non solo non è migliorata ma per alcuni aspetti è davvero peggiorata. Il primo punto riguarda il rispetto che in pochi mesi sembra regredito di anni, come se le rivendicazioni dei diritti e il #Metoo non fossero mai esistiti.

In un Paese dove le violenze sessuali sono aumentate del 16% nel 2022 la materia andrebbe maneggiata con molta attenzione. E invece Il Presidente del Senato e fondatore di FdI, Ignazio La Russa, è riuscito a trattare le donne come inaffidabili e a sostenere che i maschi - o, perlomeno suo figlio - non mentono mentre le femmine sono bugiarde. Se poi sono drogate e così in…

Meloni ama o odia le donne? E avere una premier donna sarà migliorativo per le altre donne oppure no? Dopo più di 200 giorni dal suo insediamento a Palazzo Chigi, la risposta è no. La condizione femminile non solo non è migliorata ma per alcuni aspetti è davvero peggiorata. Il primo punto riguarda il rispetto che in pochi mesi sembra regredito di anni, come se le rivendicazioni dei diritti e il #Metoo non fossero mai esistiti.

In un Paese dove le violenze sessuali sono aumentate del 16% nel 2022 la materia andrebbe maneggiata con molta attenzione. E invece Il Presidente del Senato e fondatore di FdI, Ignazio La Russa, è riuscito a trattare le donne come inaffidabili e a sostenere che i maschi - o, perlomeno suo figlio - non mentono mentre le femmine sono bugiarde. Se poi sono drogate e così indecise da aspettare 40 giorni a denunciare la violenza sessuale per lui sono poco credibili! Un concentrato di sessismo e una mancanza assoluta di considerazione nei confronti della vittima che non si sentiva da tempo da parte di un personaggio che dovrebbe rappresentare le istituzioni. Forse in realtà non da tantissimo tempo visto che pochi giorni prima il sottosegretario alla cultura (sì, alla cultura) Vittorio Sgarbi, in un incontro con Morgan ha sfoderato tutta la sua ben nota misoginia. Al Maxxi di Roma tra insulti, apologie del maschio cacciatore, riferimenti al pene e alla prostata ci ha dato un quadro perfetto dell’agognata nuova egemonia culturale della destra che Meloni sta costruendo per glorificare il suo regno.

Si dice che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli e viceversa, ma le colpe dei ministri devono per forza ricadere sulla premier, soprattutto se questa - ci sia consentito il femminile - si è guardata bene dal prendere le distanze da una sequenza allarmante di affermazioni sessiste e nel caso di Sgarbi anche volgarissime. E non era lei quella che nel settembre 2022 in una lettera al Corriere della Sera rivendicava che “dipingere la destra come maschilista e retrograda rappresenta il trionfo di stereotipi oramai logori”?

Si dirà che sono solo parole e che spesso i maschi alfa le pronunciano a vanvera, ma anche se le parole sono lame che creano ferite profonde, proviamo a tralasciarle per un attimo e guardiamo ai fatti: anche in questo caso le cose non vanno meglio. Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti avevano dichiarato: “Stiamo pensando a vantaggi fiscali per chi fa figli”. Poi hanno fatto i conti con le finanze e la proposta è tornata ad essere solo una proposta.

L’Italia nel 2023 rimane agli ultimi posti in Europa per numero di bambini che frequentano gli asili, siamo al 26,6% e i fondi destinati dal Pnrr - poco più di 3 miliardi - ci farebbero arrivare al 45,5% ma solo nel 2025, peccato che Spagna e Francia abbiano già superato il 50% mentre noi siamo persino lontani dal 33%, stabilito dal Consiglio Europeo per il 2020. Ursula von der Leyen, quando era ministra della Famiglia, rese l’accesso al nido in Germania un diritto per tutti e da allora il tasso di fecondità continua a crescere. Forse Giorgia Meloni, oltre ad accompagnarla in Romagna, dovrebbe studiare di più le politiche che hanno funzionato.

E che la carenza di asili sia in stretta correlazione con la scarsa occupazione femminile e con il crollo delle nascite oramai l’anno capito tutti ma forse non la ministra Roccella che invece di preoccuparsi degli ultimi dati Istat che certificano come il 2022 si contraddistingua per un nuovo record al ribasso (393 mila nascite, per la prima volta sotto le 400 mila) preferisce difendere l’indifendibile La Russa e indignarsi perché gli italiani danno ai loro cani nomi così umani da farle pensare “che sono il sintomo di un bisogno di famiglia, che viene trasferito in maniera impropria sugli animali”. La ministra, e con lei l’intero governo, non dovrebbero dormire di notte leggendo questi dati; invece, sono tutti troppo impegnati a fare la guerra a chi i bambini ancora li fa come le famiglie omogenitoriali, senza porsi il dubbio che forse non è così importante da chi nascono i figli ma come crescono, in quali ambienti, con quali opportunità e che avere due madri o due padri è infinitamente meglio che non nascere o nascere e vedersi privare di uno dei due genitori. In tutta l’Europa, salvo in Polonia e l’Ungheria, e ora anche in Italia, i figli di coppie omogenitoriali sono riconosciuti dalla nascita, senza dover affrontare lunghe battaglie per ottenere la trascrizione di certificati esteri o la stepchild adoption cioè l’adozione del figlio del partner. Ci siamo accodati ai peggiori.

In ultimo guardiamo all’occupazione femminile, tante volte evocata dalla premier: siamo - sempre secondo gli ultimi dati Istat - al 55% contro la media europea del 69% e le donne nelle posizioni di leadership di cui Meloni voleva farsi vanto si sono fermate all’Ad di Terna, Giuseppina Di Foggia, strombazzata come la prima donna alla guida di un’azienda partecipata dimenticando che altre prima di lei avevano ricoperto posti simili in Rai e Enav. E soprattutto l’elenco si è fermato qui. Forse quando Meloni diceva “voglio liberare le donne da ostacoli e strapuntini” erano solo promesse al vento!

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