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Nato, il fianco Sud ora conti

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Al Vertice di Vilnius la citazione dell’area nel comunicato finale è un risultato importante. Bisognerà vedere che seguiti avrà anche sull’immigrazione
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Dal vertice di Vilnius è uscita una faticosa quadratura del cerchio rispetto alla duplice e complicata esigenza di offrire il massimo delle garanzie all’Ucraina e al tempo stesso elevare una deterrenza che nella concezione della Nato dovrebbe scoraggiare future escalation sul terreno.

Gli sviluppi delle prossime settimane ci diranno se la complicata articolazione di un messaggio “aperto ma non chiuso” del Vertice quanto alle prospettive di adesione di Kiev e il connesso impegno del G7 saranno più o meno funzionali a creare quanto meno le premesse per un auspicabile cessate il fuoco che, dopo oltre 17 mesi dall’aggressione, non sembra ancora alla portata.

Un’operazione quella russa che di “speciale” ha avuto solamente la sequenza di error…

Dal vertice di Vilnius è uscita una faticosa quadratura del cerchio rispetto alla duplice e complicata esigenza di offrire il massimo delle garanzie all’Ucraina e al tempo stesso elevare una deterrenza che nella concezione della Nato dovrebbe scoraggiare future escalation sul terreno.

Gli sviluppi delle prossime settimane ci diranno se la complicata articolazione di un messaggio “aperto ma non chiuso” del Vertice quanto alle prospettive di adesione di Kiev e il connesso impegno del G7 saranno più o meno funzionali a creare quanto meno le premesse per un auspicabile cessate il fuoco che, dopo oltre 17 mesi dall’aggressione, non sembra ancora alla portata.

Un’operazione quella russa che di “speciale” ha avuto solamente la sequenza di errori politici, strategici e di intelligence da parte del Cremlino. Con la spaventosa carneficina che ne é conseguita e che va fermata quanto prima.

L’oscura marcia tentata da Prigozhin verso Mosca il 24 giugno scorso ha tuttavia ricordato per qualche ora all’Occidente quanto si diceva dell’Unione Sovietica in piena guerra fredda : “più pericolosa di un’Urss forte c’è solo un’Urss debole”. E nelle pieghe di questa situazione si è inserito Erdogan con la mossa del cavallo relativa alla rimozione del veto all’adesione svedese, alle richieste a fisarmonica all’Unione Europea e all’ottenimento, previo via libera del Congresso, di caccia F16 da Washington. Uno slalom, questo, che al Cremlino deve essere apparso come un dividendo - ma della Nato - del post Prigozhin.

Erdogan, appunto. Rinfrancato dal recente successo elettorale e ancora visibilmente intenzionato a giocare sui vari scacchieri.

La drammatica complessità del cosiddetto “fronte orientale” dove il quadro bellico si accompagna già da mesi ad una più ampia ridefinizione sia del quadro geo-politico sia di quello geo-economico (basti pensare al solo settore energetico) ha visto tra l’altro la diplomazia italiana muoversi in continuità con quanto si va ripetendo da oltre un decennio - a partire dagli effetti della cosiddetta Primavera araba - circa la crescente esigenza di assicurare al contempo stabilità nel Mediterraneo. Un’area questa non solo caratterizzata nell’immaginario dai flussi migratori irregolari ma anche da altri fattori non marginali quale ad esempio un canale di Sicilia come passaggio obbligato di traffici marittimi (civili e non) tra Suez e Gibilterra. Di attori, amichevoli e non, ne girano parecchi in quelle acque.

Muoversi con tale consapevolezza conferirebbe un significato più logico e meno estemporaneo al concetto di stabilità.

Il Vertice di Vilnius prende finalmente e in qualche modo atto di questa realtà.

Ne dovranno conseguire, in combinazione con l’attenzione crescente ribadita anche dall’ultimo Consiglio Europeo - anche qui sotto forte impulso italiano - politiche di effettivo dialogo politico e concreta collaborazione con i Paesi della sponda Sud, azioni che dovranno essere percepite dai nostri interlocutori, non proprio agevoli a dire il vero, come strutturali e non emergenziali. Offrire opportunità di media e lunga durata dove solo adeguati investimenti confermerebbero quell’interesse “transattivo” tra sponda Nord e sponda Sud spesso trascurato sull’onda della crisi, generalmente migratoria, del momento.

In questa ottica il cosiddetto “Piano Mattei” potrebbe consentire all’Italia un ruolo di rilievo. Ruolo che sarà ovviamente funzione diretta di quanto di sistemico contenga lo stesso Piano (investimenti, commercio, aiuto allo sviluppo, energia anche rinnovabile soprattutto, ambiente ed altro).

La distinzione tra fianco orientale e fianco Sud, tra l’altro, rappresenta una semplificazione oramai insufficiente a rappresentare una realtà sempre più complessa, globale ed interconnessa.

Del resto, tolto il fianco occidentale che le vede bagnate dall’oceano, Nato e Ue (dalle membership sempre più coincidenti con l’adesione della Finlandia e quella prossima della Svezia) sono confrontate in realtà con un “fianco unico” che da Oriente scende verso i Balcani per proseguire in Medio Oriente e Nordafrica.

Nel coniugare sicurezza, sviluppo e collaborazione transfrontaliera la necessaria complementarietà tra Nato e Ue dovrebbe dispiegarsi lasciando ovviamente in primis all’azione esterna dell’Unione Europea l’utilizzo dei vari strumenti consentiti per dare solidità a rapporti finora altalenanti e solo in minima parte strutturali.

Detto questo, il riconoscimento della realtà e dell’importanza del fianco Sud nel comunicato finale di Vilnius sono un primo colpo battuto anche da Paesi geograficamente distanti da quelle acque.

È un primo passo di rilievo nella consapevolezza che non possono farsi attendere a lungo quelli successivi.

 

Con questo commento inizia la collaborazione con Repubblica di Piero Benassi, ex rappresentante permanente dell’Italia presso L’Unione Europea a Bruxelles

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