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Se la politica è dei ricchi

Donald Trump

 (reuters)

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Da Berlusconi a Trump fino a Macron. La società occidentale ancora non riesce a trovare una soluzione
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In tutto l’Occidente, negli ultimi decenni la possibile influenza esercitata dai ricchi sulla politica è stata oggetto di dibattiti e controversie, particolarmente quando dei super-ricchi hanno deciso di “scendere in campo” in prima persona. I casi più eclatanti sono, ovviamente, Silvio Berlusconi in Italia e Donald Trump negli Stati Uniti, ma anche l’attuale primo ministro britannico Rishi Sunak rientra di diritto, assieme alla moglie Akshata Murty, nella lista dei cittadini più facoltosi del Regno Unito. In Francia, Emmanuel Macron, pur non essendo super-ricco in prima persona, è stato accusato di essere “le président des ultra-riches” per via dei suoi rapporti con Bernard Arnault, fondatore della holding del lusso Lvmh e attualmente il secondo uomo più ricco del mondo dopo Elon Musk.

Dovrebbe essere chiaro a chiunque sia disponibile a considerare la questione con equanimità che il coinvolgimento nella vita politica di individui con un accesso a risorse economiche di entità eccezio…

In tutto l’Occidente, negli ultimi decenni la possibile influenza esercitata dai ricchi sulla politica è stata oggetto di dibattiti e controversie, particolarmente quando dei super-ricchi hanno deciso di “scendere in campo” in prima persona. I casi più eclatanti sono, ovviamente, Silvio Berlusconi in Italia e Donald Trump negli Stati Uniti, ma anche l’attuale primo ministro britannico Rishi Sunak rientra di diritto, assieme alla moglie Akshata Murty, nella lista dei cittadini più facoltosi del Regno Unito. In Francia, Emmanuel Macron, pur non essendo super-ricco in prima persona, è stato accusato di essere “le président des ultra-riches” per via dei suoi rapporti con Bernard Arnault, fondatore della holding del lusso Lvmh e attualmente il secondo uomo più ricco del mondo dopo Elon Musk.

Dovrebbe essere chiaro a chiunque sia disponibile a considerare la questione con equanimità che il coinvolgimento nella vita politica di individui con un accesso a risorse economiche di entità eccezionale può portare a qualche problema per il corretto funzionamento delle istituzioni di un Paese democratico. In questo momento, a seguito della recente scomparsa di Silvio Berlusconi e prima della probabile nuova candidatura di Donald Trump alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, è forse possibile riflettere sul tema in modo relativamente disteso. Chiariamo subito un punto: nelle democrazie moderne tutti i cittadini, super-ricchi compresi, hanno il diritto di fare politica e di candidarsi a cariche elettive. Se scelgono di farlo, però, non generano solo un problema di opportunità ma rischiano di compromettere quello che sarebbe, almeno in teoria, il corretto funzionamento di un sistema democratico. Si tratta di un tema sottolineato molto efficacemente da Thomas Piketty negli ultimi anni ma che non è certamente nuovo nel pensiero politico occidentale. Una lunga tradizione, iniziata da Aristotele e proseguita con il pensiero scolastico medievale e in particolare con il filosofo e matematico francese Nicole Oresme, ha ritenuto che la presenza di individui dotati di ricchezza e potere in modo “sovrabbondante” rispetto a tutti gli altri (quindi, sostanzialmente, di “super-ricchi”) fosse del tutto incompatibile con una forma di governo “democratica”. Tali individui andavano quindi esiliati.

È chiaro che il tipo di democrazia che Aristotele e Oresme avevano in mente (e che non consideravano la migliore forma di governo possibile) è qualcosa di ben diverso da una moderna democrazia parlamentare. Tuttavia, questi pensatori evidenziavano un problema generale: se fosse stato consentito ai super-ricchi di rimanere nella comunità essi avrebbero inevitabilmente agito “come Dio tra gli uomini”, perché nessun vincolo li avrebbe potuti ragionevolmente porre su un piano di parità politica con i loro concittadini. Gli esempi di super-ricchi che, nel corso della storia, hanno usato le proprie risorse economiche per prendere il controllo delle istituzioni non mancano: basti pensare, per l’Italia, all’ascesa politica dei Medici (circostanza interessante, prima di divenire il signore di fatto di Firenze Cosimo il Vecchio fu accusato di complottare contro la Repubblica ed esiliato — salvo poi essere richiamato a Firenze per salvare la città dalla bancarotta con le sue risorse personali). In tempi molto più vicini a noi, vale la pena ricordare le preoccupazioni (bipartisan) del mondo politico americano di fine Otto e inizio Novecento per l’emergere di un numero ristretto di ricchissime dinastie del denaro capaci di controllare una parte spropositata dell’economia del loro Paese e, si temeva, potenzialmente in grado di prendere il controllo anche della politica. La soluzione adottata allora non fu l’esilio ma, più modernamente, lo sviluppo di una legislazione antitrust e l’introduzione di riforme fiscali fortemente progressive e finalizzate a contenere (anche tramite l’imposta di successione) la formazione di patrimoni eccessivi.

Se il problema posto dall’attività politica dei super-ricchi non è nuovo, la società occidentale non è ancora riuscita a trovarne la soluzione — o per meglio dire, ne aveva forse individuata una nella prima parte del Novecento, consistente in una combinazione di redistribuzione fiscale per evitare l’eccessiva concentrazione delle ricchezze e in preferenze politiche collettive contrarie alla partecipazione diretta dei super-ricchi in politica. Ci si può quindi porre una domanda: il mutamento occorso negli ultimi decenni nelle agende politiche, e in particolare il superamento dell’ideale di progressività fiscale che un tempo pareva imprescindibile e universalmente condiviso, nonché la promozione dei super-ricchi a leader non solo economici ma anche politici e addirittura culturali, riflettono un’evoluzione spontanea della società? Oppure sono almeno in parte conseguenza proprio di quella generale capacità d’influenza di cui una minuscola parte della popolazione beneficia in virtù della sua estrema ricchezza?

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