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Tante sfumature di libri: perché non esiste un unico modo di leggere

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Non ho mai dimenticato queste parole di Marcel Proust: “Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiamo vissuto intensamente quanto quelli che crediamo di aver perduto senza viverli, i giorni trascorsi in compagnia di un libro molto caro”
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Leggere va bene, è necessario, è utile, giova, però bisogna distinguere, perché c’è modo e modo. Massimo Recalcati ha scritto con ragione che non c’è peggiore lettura di quella con la quale si cercano conferme ai propri pregiudizi. È quasi peggio di quelli che parlano di libri senza averli letti. Un giudizio non meno severo meritano coloro che giudicano un libro, o un articolo, isolando una frase oppure badando solo al titolo che di necessità non sempre coglie l’intera essenza di ciò che segue.

Quando si dice “leggere” però bisogna distinguere; non esiste un solo modo di leggere, anzi ne esistono moltissimi e variano a seconda del tempo, del libro, dello scopo d’una lettura.

Non ho mai dimenticato queste parole di Marcel Proust: “Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiamo vissuto intensamente quanto quelli che crediamo di aver perduto senza viverli, i giorni trascorsi in compagnia di un libro molto caro”.

Ho conosciuto anch’io, figlio della guerra, quel tipo…

Leggere va bene, è necessario, è utile, giova, però bisogna distinguere, perché c’è modo e modo. Massimo Recalcati ha scritto con ragione che non c’è peggiore lettura di quella con la quale si cercano conferme ai propri pregiudizi. È quasi peggio di quelli che parlano di libri senza averli letti. Un giudizio non meno severo meritano coloro che giudicano un libro, o un articolo, isolando una frase oppure badando solo al titolo che di necessità non sempre coglie l’intera essenza di ciò che segue.

Quando si dice “leggere” però bisogna distinguere; non esiste un solo modo di leggere, anzi ne esistono moltissimi e variano a seconda del tempo, del libro, dello scopo d’una lettura.

Non ho mai dimenticato queste parole di Marcel Proust: “Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiamo vissuto intensamente quanto quelli che crediamo di aver perduto senza viverli, i giorni trascorsi in compagnia di un libro molto caro”.

Ho conosciuto anch’io, figlio della guerra, quel tipo di quasi totale mescolanza tra la vita fisica e quella dell’immaginazione persa nelle avventure di Buffalo Bill o nelle indagini di Sherlock Holmes. È una esperienza affascinante e pericolosa.

L’annullamento della distanza può far perdere una prerogativa della lettura: la consapevolezza di ciò che si legge. Non so se la quasi totale confusione tra la pagina scritta e la vita sia ancora possibile per gli adolescenti di oggi cresciuti in una cultura essenzialmente visiva.

Franz Kafka dà un altro criterio per la lettura: “Se il libro che stiamo leggendo non ci colpisce come un soffio di vento nel cranio, perché annoiarsi leggendolo? … Un libro dev’essere l’ascia che spezza il mare ghiacciato dentro di noi”.

Consiglio che mi pare fondamentale: inutile accanirsi in una lettura che non interessa — a meno che ovviamente non si tratti di una obbligata lettura professionale. Inutile soprattutto imporla: «Leggilo, ti farà bene!». Non è vero, se non lo interessa gli farà malissimo, lo annoierà, potrà addirittura farne un nemico dei libri. Non si devono leggere i libri che non piacciono.

A questo punto sorge però una domanda: e i soldi spesi per comprarlo, un libro? Le buone librerie sono lì per questo. Il libro si sfoglia (delicatamente), se ne legge una pagina, qualche frase, tanto da poter desumere: questo sì, questo no.

La lingua è una struttura logica, non a caso nel Novecento tutti i maggiori filosofi del linguaggio sono anche stati dei logici; ma la lingua è anche un poderoso sistema emotivo capace di suscitare sentimenti non meno di quanto possa trasmettere informazioni. I libri che in modo approssimato possiamo definire “dei sentimenti” (in senso lato, narrativa) in genere si leggono in modo diverso da quelli che trasmettono soprattutto informazioni (in senso lato, saggistica).

È bello andare a letto con una persona amata ma lo è anche andarci con un libro caro; in un caso e nell’altro si costruisce un rapporto lento, delicato, affettuoso, intenso. Sono le letture del cuore, le più simili a quelle della prima giovinezza. Senza mai dimenticare che trasformare, in tempo reale, dei segnetti convenzionali in impulsi per la mente è una delle operazioni che, per ora, i computer se la sognano.

Poi ci sono le letture professionali — quotidiane per chi con i libri lavora — qui il discorso cambia notevolmente. Non è possibile leggere uno, in certi giorni anche due libri, se non si usano certi accorgimenti basati sull’esperienza, sugli apparati che corredano un testo, sulla conoscenza previa dell’editore, dell’autore e/o dell’argomento, su particolari tecniche di lettura veloce. È questa somma di tecniche e di esperienza che permette a quanti sono coinvolti a vario titolo nei libri di fare il loro lavoro senza diventare pazzi. Non sempre, almeno.

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