In questi giorni non ha avuto sufficiente rilievo una notizia che invece merita attenzione: la Banca centrale europea ha aperto una consultazione pubblica sulle immagini da apporre sulle nuove banconote dell’euro.
La consultazione è aperta fino alla fine di agosto e chiunque può partecipare collegandosi al sito della Bce (ci si arriva cercando “nuove banconote euro consultazione”). Il punto di partenza è il lavoro istruttorio condotto da circa 450 cittadini comuni in 84 focus group tenuti nei Paesi della Eurozona e oltre, che ha portato a individuare sette aree tematiche associate a possibili immagini.
Perché è importante questa opportunità? Torno per questo ai risultati di un programma di ricerca internazionale promosso da Fondaca sulla relazione tra la moneta unica e la costruzione della cittadinanza europea (si chiamava “The Other Side of the Coin”), che ho diretto una decina di anni fa e che si è chiuso proprio con la proposta di affidare ai cittadini la definizione delle immag…
In questi giorni non ha avuto sufficiente rilievo una notizia che invece merita attenzione: la Banca centrale europea ha aperto una consultazione pubblica sulle immagini da apporre sulle nuove banconote dell’euro.
La consultazione è aperta fino alla fine di agosto e chiunque può partecipare collegandosi al sito della Bce (ci si arriva cercando “nuove banconote euro consultazione”). Il punto di partenza è il lavoro istruttorio condotto da circa 450 cittadini comuni in 84 focus group tenuti nei Paesi della Eurozona e oltre, che ha portato a individuare sette aree tematiche associate a possibili immagini.
Perché è importante questa opportunità? Torno per questo ai risultati di un programma di ricerca internazionale promosso da Fondaca sulla relazione tra la moneta unica e la costruzione della cittadinanza europea (si chiamava “The Other Side of the Coin”), che ho diretto una decina di anni fa e che si è chiuso proprio con la proposta di affidare ai cittadini la definizione delle immagini delle banconote.
Anzitutto c’è uno strettissimo legame tra la moneta e la cittadinanza, anche nel caso dell’euro. L’euro è l’unico linguaggio comune di una Unione con 24 lingue ufficiali, un sistema di relazioni di comunicazione, un criterio di calcolo di beni e servizi (e stipendi), uno strumento di scambio, un deposito di valore.
Anche nei tempi delle più dure crisi finanziarie, e anche parlando male dell’euro, nessuno di noi ha mai comprato il pane pagandolo con le sigarette, segno che tra gli europei, malgrado tutto, esiste una fiducia reciproca e nelle istituzioni fondata su un sentire comune.
Inoltre, è questo il punto, le monete sono un deposito tascabile di simboli che producono i loro effetti anche senza che se ne sia consapevoli. L’euro contiene un autentico pantheon di questi simboli: prevalentemente nazionali nelle monete, soltanto europei nelle banconote.
Nelle banconote che oggi usiamo sono contenute immagini che si riferiscono agli stili architettonici della storia d’Europa, dai templi greco-romani fino all’architettura contemporanea. Le immagini non sono quelle di edifici realmente esistenti, ma di loro tipi ideali. Esse — come chiunque potrà facilmente constatare aprendo il portafoglio — sono prevalentemente di archi, porte, finestre e ponti. L’idea che esse trasmettono è che l’Europa mira a superare le frontiere e a costruire un futuro comune.
Ha funzionato? Sì, ma in parte. Ha funzionato perché, come tutte le rilevazioni mostrano, la moneta unica è seconda solo alla libertà di movimento come motivo di identificazione con la Unione. Non ha funzionato perché la Ue come unione di popoli e di Stati soffre, un po’ a ragione e un po’ a torto, di un discredito dovuto alle sue derive tecnocratiche.
Certo, niente di tutto questo è rilevante per chi sogna un’Europa di eroi repubblicani o di nazioni che si mostrano reciprocamente i muscoli. Però strologando su perché e come i cittadini dovrebbero sentirsi europei si dimentica la cosa più semplice e importante: chiederlo ai cittadini stessi. La iniziativa, seppure tardiva, della Banca centrale europea mira a colmare questa paradossale dimenticanza.
A chi suona strano una specie di referendum sulla moneta, va ricordato un importante precedente. Nella trasmissione Domenica In dell’8 febbraio 1998, Carlo Azeglio Ciampi, allora ministro del Tesoro, presentò la nuova moneta e chiese agli ascoltatori di pronunciarsi sulle immagini nazionali da inserire nelle monete. Quell’inusuale televoto vide la partecipazione di più di un milione di persone. Che dire quindi? Votate gente, votate.