✕

L’Italia in Africa Parigi e il Niger

(ansa)

Ascolta l'audio

2 minuti di lettura

Come è noto, la recente visita della presidente del Consiglio alla Casa Bianca è stata giudicata un successo dalla maggioranza degli osservatori. Successo personale e anche politico: l’amministrazione ha apprezzato l’atlantismo dell’ospite italiana e il suo impegno a favore della stabilità nell’area del Mediterraneo. Il che richiede di saper gestire i rapporti con una rete non piccola di paesi africani da cui ha origine il flusso dei migranti irregolari verso le nostre coste. Non a caso il viaggio di Giorgia Meloni era stato preceduto da una conferenza internazionale alla Farnesina in cui è stato lanciato non senza enfasi il “processo di Roma”, ossia l’intenzione di creare un ponte tra Europa, Africa e Medio Oriente. Ovviamente con l’Italia al centro.

A tale iniziativa si lega il cosiddetto “piano Mattei” per l’Africa, dal nome del celebre presidente dell’Eni. Anche qui l’idea consiste nel fare di Roma il perno di una serie di iniziative economiche e politiche volte a …

Come è noto, la recente visita della presidente del Consiglio alla Casa Bianca è stata giudicata un successo dalla maggioranza degli osservatori. Successo personale e anche politico: l’amministrazione ha apprezzato l’atlantismo dell’ospite italiana e il suo impegno a favore della stabilità nell’area del Mediterraneo. Il che richiede di saper gestire i rapporti con una rete non piccola di paesi africani da cui ha origine il flusso dei migranti irregolari verso le nostre coste. Non a caso il viaggio di Giorgia Meloni era stato preceduto da una conferenza internazionale alla Farnesina in cui è stato lanciato non senza enfasi il “processo di Roma”, ossia l’intenzione di creare un ponte tra Europa, Africa e Medio Oriente. Ovviamente con l’Italia al centro.

A tale iniziativa si lega il cosiddetto “piano Mattei” per l’Africa, dal nome del celebre presidente dell’Eni. Anche qui l’idea consiste nel fare di Roma il perno di una serie di iniziative economiche e politiche volte a frenare l’emigrazione promuovendo al tempo stesso la stabilità di regioni che ne hanno bisogno e non da oggi. Sappiamo che alla conferenza romana non è stata invitata la Francia e chi lo ha fatto notare, adombrando che si sia trattato di un errore, è stato tacciato in modo più o meno esplicito di intelligenza con un governo, quello di Macron, considerato “non amico”, se non vogliamo dire ostile. Il senso è che l’Italia del centrodestra vuole mostrarsi capace di prendere le redini della politica mediterranea senza infilarsi, come talvolta in passato, nei soliti circuiti delle amicizie che portano a Parigi. In altre parole, senza apparire succube delle strategie e degli interessi francesi.

Sullo sfondo ci sono anche le elezioni europee del prossimo anno. Il tentativo di rendere credibile l’asse tra popolari e conservatori, il cui esito è tutto da verificare, ha in Macron uno dei principali avversari e in Giorgia Meloni una convinta sostenitrice. Ulteriore motivo di incomprensione. Ma è sempre rischioso mescolare le scommesse elettorali con le questioni di politica estera, specie quando si coltivano piani ambiziosi. Non si tratta di essere amici acritici della Francia e nemmeno di negare che esistono alcune divergenze reali tra le due capitali. Ma anche riesumare il Misogallo di Vittorio Alfieri sembra poco realistico. Sta di fatto che alla luce degli eventi il mancato coinvolgimento francese a Roma dimostra non la forza, bensì alcuni limiti del progetto italiano. Il collasso a cui si trova esposto il Niger è una pessima notizia proprio per il futuro di una porzione d’Africa che è diventata l’obiettivo della destabilizzazione manovrata da Putin. Per contrastarla l’ultima cosa che serve è un gioco di ripicche tra paesi europei che presto saranno chiamati tutti, nella cornice dell’Unione, a dare un contributo politico per sanare la crisi.

Forse non è un caso se, sul punto specifico del “piano Mattei” per l’Africa, la Casa Bianca non ha nascosto una qualche freddezza. La visita della premier Meloni stava andando bene e certo un maggiore entusiasmo sarebbe stato gradito dall’ospite. Invece l’amministrazione Biden ha usato una formula neutra (“prende atto”) a proposito delle iniziative di Roma. Forse perché ha colto la rivalità franco-italiana e non gradisce schierarsi. O forse perché ormai s’intravedeva il disastro del Niger, dove sia i francesi sia gli italiani hanno sul campo dei contingenti militari impegnati nella stessa missione di sostegno a un paese povero ma essenziale per gli equilibri generali. Tutto induce a credere che la politica per l’Africa, ammesso che non sia troppo tardi, debba avere come protagonista non un singolo paese, bensì un concerto delle maggiori capitali europee.

Leggi i commenti