Meloni-Biden, matrimonio di convenienza
di Piero FassinoCaro Direttore, la presidente del Consiglio - e con lei tutto il centrodestra e i suoi giornali - con non poco provincialismo enfatizzano rumorosamente il recente incontro con il presidente Biden. Un’operazione mediatica a fini interni perché sul piano protocollare la visita si è risolta in un’ora di colloquio, a cui non è seguita né una colazione (offerta agli ospiti di particolare riguardo), né una conferenza stampa congiunta, sostituita da una dichiarazione finale sui principali dossier dell’agenda internazionale.
E se è certamente un fatto positivo che anche l’attuale governo confermi lealtà al rapporto transatlantico - che, è bene ricordarlo, è stata la bussola di tutti i governi italiani della Repubblica - proprio il carattere asseverativo della dichiarazione finale è rivelatore del matrimonio di convenienza che si è celebrato nello studio ovale della Casa Bianca.
Consapevole delle ambiguità che hanno segnato a lungo i partiti da cui Meloni proviene - storicamente la destra …
Caro Direttore, la presidente del Consiglio - e con lei tutto il centrodestra e i suoi giornali - con non poco provincialismo enfatizzano rumorosamente il recente incontro con il presidente Biden. Un’operazione mediatica a fini interni perché sul piano protocollare la visita si è risolta in un’ora di colloquio, a cui non è seguita né una colazione (offerta agli ospiti di particolare riguardo), né una conferenza stampa congiunta, sostituita da una dichiarazione finale sui principali dossier dell’agenda internazionale.
E se è certamente un fatto positivo che anche l’attuale governo confermi lealtà al rapporto transatlantico - che, è bene ricordarlo, è stata la bussola di tutti i governi italiani della Repubblica - proprio il carattere asseverativo della dichiarazione finale è rivelatore del matrimonio di convenienza che si è celebrato nello studio ovale della Casa Bianca.
Consapevole delle ambiguità che hanno segnato a lungo i partiti da cui Meloni proviene - storicamente la destra italiana si dichiarava allo stesso tempo antisovietica e antiamericana - nonché delle simpatie trumpiane che più volte Meloni non ha mancato di manifestare e infine delle ambiguità presenti nella attuale maggioranza di governo - è di pochi giorni fa una iniziativa pro Putin della Lega nel Consiglio regionale Veneto - l’amministrazione americana ha voluto una dichiarazione vincolante, con formulazioni che non consentano al governo italiano scarti o ambiguità. Non solo sull’Ucraina - dove peraltro la posizione italiana ha il sostegno del 95% del Parlamento - ma anche su tutti gli altri dossier, Cina compresa.
Uscita la Gran Bretagna dall’Ue, per gli Stati Uniti è infatti essenziale avere nell’Unione un partner assolutamente allineato. Soprattutto considerando il profilo competitivo che sempre la Francia manifesta verso Washington - dalla autonomia strategica alla storica freddezza verso la Nato - e considerando che la Germania, pur assolutamente leale al rapporto transatlantico, è per ragioni geopolitiche ed economiche non insensibile alle relazioni con Mosca e Pechino.
Meloni lo ha ben capito ed è stata al gioco, sottoscrivendo una dichiarazione che conferma la scelta di schierarsi anima e corpo con Washington per ottenere quella legittimazione internazionale che compensi le diffidenze che suscitano in Europa le posizioni sovraniste del governo italiano e i suoi rapporti privilegiati con i governi euroscettici di Budapest e Varsavia.
Ma se per Biden il saldo dell’incontro è positivo senza apparenti controindicazioni, per Meloni le cose sono più complesse.
Intanto proprio il caratterizzarsi come “quinta colonna” degli Stati Uniti in Europa rischia di accentuare le diffidenze di molte capitali europee e di rendere più difficili i rapporti con Francia e Germania. Il Trattato del Quirinale impegna Roma e Parigi a una comune azione su tutti i principali dossier europei e internazionali. E analoga intesa sarà sottoscritta tra Roma e Berlino nel prossimo vertice italo-tedesco. Fino a che punto un prioritario allineamento con Washington sia compatibile con tali intese è tema aperto.
E anche il dichiarato sostegno americano a un ruolo centrale dell’Italia nel Mediterraneo, certamente utile, non assolve però dalla necessità di gestire quel ruolo rispettando i principi in materia di diritti umani e di concerto pieno con Bruxelles e le principali capitali europee. La scelta di non invitare Parigi, Berlino e altre capitali europee alla Conferenza sull’immigrazione ha trasmesso l’ambiguo messaggio di un’Italia che vuole fare da sola, impostazione che rischia di essere foriera di incomprensioni e conflitti e esposta a un inglorioso fallimento. Insomma, l’intesa con Washington è certamente indispensabile, ma sarebbe un grave errore pensare che sia sufficiente all’Italia per esercitare un ruolo sulla scena internazionale prescindendo dalla dimensione europea che è e resta luogo, spazio e dimensione ineludibile per il nostro futuro.