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Niger, l’Europa sia unita

(afp)

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La Ue deve essere attiva nel Sahel, da tempo individuato come la nostra frontiera meridionale e dove si misureranno le nostre responsabilità in tema di sicurezza.
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Caro Direttore, condivido l’accurata attenzione che Repubblica, con articoli e riflessioni introdotte dal suo editoriale di domenica, sta ponendo sulla situazione in Niger: è un paese strategico in una delle aree più instabili del pianeta che , diversamente dal Mali e dal Burkina Faso dopo i colpi di stato del 2020, ha mantenuto un rapporto aperto e costante con l’Occidente nel contrasto al terrorismo jadhista e ai trafficanti di esseri umani.

La posta in gioco è molto alta e riguarda la sicurezza del Mediterraneo e dell’Europa. È sulla base di queste valutazioni che già a partire dal 2017 avevamo intensificato le relazioni e sottoscritto un accordo di cooperazione tra il governo italiano e quello del Niger nei settori della Difesa. Da questo è discesa la missione Misin, missione militare italiana di addestramento e cooperazione, dal 2018 presente in Niger.

Quando ci confrontiamo con i paesi dell’Africa occidentale e del Sahel abbiamo spesso a che fare con statualità fragili: ricordo …

Caro Direttore, condivido l’accurata attenzione che Repubblica, con articoli e riflessioni introdotte dal suo editoriale di domenica, sta ponendo sulla situazione in Niger: è un paese strategico in una delle aree più instabili del pianeta che , diversamente dal Mali e dal Burkina Faso dopo i colpi di stato del 2020, ha mantenuto un rapporto aperto e costante con l’Occidente nel contrasto al terrorismo jadhista e ai trafficanti di esseri umani.

La posta in gioco è molto alta e riguarda la sicurezza del Mediterraneo e dell’Europa. È sulla base di queste valutazioni che già a partire dal 2017 avevamo intensificato le relazioni e sottoscritto un accordo di cooperazione tra il governo italiano e quello del Niger nei settori della Difesa. Da questo è discesa la missione Misin, missione militare italiana di addestramento e cooperazione, dal 2018 presente in Niger.

Quando ci confrontiamo con i paesi dell’Africa occidentale e del Sahel abbiamo spesso a che fare con statualità fragili: ricordo come nelle fasi di avvio della missione fossero stati necessari step successivi di messa a punto, anche sulla base di una dialettica interna al Niger, che pure aveva chiesto la missione.

Un approccio attento e rispettoso della realtà locale che, grazie alla professionalità e serietà dei nostri militari, ha fatto via via crescere la fiducia: ne è testimonianza l’intensificarsi della collaborazione tra i nostri due paesi che ha avuto un momento di sintesi importante nella Conferenza Italia-Niger nel dicembre 2022 , durante la quale il Presidente Bazoum si era più volte espresso pubblicamente con accenti di amicizia e gratitudine verso l’Italia.

Stiamo tutti seguendo con apprensione le evoluzioni del colpo di stato, che ci auguriamo possa ancora rientrare come richiesto con forza dall’Ecowas, l’organizzazione economica dei paesi dell’Africa occidentale, oltre che da tutta la comunità internazionale, anche se la giunta militare ha inasprito i propri atteggiamenti, ordinando l’arresto di alcuni illustri esponenti del partito presidenziale, tra cui il Ministro del Petrolio , figlio di Mahamodou Issoufou, ex Presidente del Niger, impegnato nella difficile mediazione.

La Francia, che ha visto la propria ambasciata sotto attacco dei manifestanti che bruciavano le sue bandiere e inneggiavano a quelle della Russia, ha già cominciato ad evacuare i suoi concittadini, così come altri paesi europei. L’Italia ha messo a disposizione un volo speciale atterrato ieri a Ciampino. Ma la difficoltà della situazione non deve portarci verso un disimpegno.

Le ragioni che ci hanno indotto a prendere l’iniziativa del 2017 sono ancora tutte sul tavolo, anzi si sono rafforzate. I paesi dell’Ecowas, fortemente preoccupati che il caos in Niger possa diffondersi in tutta la regione, hanno espresso con fermezza la volontà di non abbandonare Bazoum. È importante che tutti gli attori agiscano per scongiurare uno scenario da guerra civile che un intervento militare potrebbe innescare.

Per questo occorre attivare il massimo livello di pressione diplomatica: il Niger è uno dei paesi più poveri al mondo, nonostante le riserve di uranio, e l’annunciata sospensione degli aiuti da parte degli USA, dell’ Europa e dei singoli paesi europei, Francia in primis, è un incentivo molto concreto per intavolare delle trattative.

L’intesa con gli Stati Uniti è essenziale, ma è soprattutto l’Europa che deve essere attiva nel Sahel, da tempo individuato come la nostra frontiera meridionale e dove si misureranno le nostre responsabilità in tema di sicurezza.

L’Ue ha tutti gli strumenti per intervenire: premessa per la sicurezza è una stabilizzazione più generale che necessita di investimenti significativi per lo sviluppo economico, culturale e sociale dell’area: un progetto complessivo , non solo interventi di emergenza.

L’Italia, come recentemente ribadito nella Conferenza di Roma, ha giustamente l’ambizione di avere un protagonismo sull’Africa: per questo deve farsi promotrice del progetto europeo. E deve farlo insieme alla Francia : è un’ ottima occasione per lasciare da parte eventuali frizioni e per attivare gli articoli 1 e 2 del Trattato del Quirinale per la cooperazione bilaterale rafforzata tra la Repubblica italiana e quella francese su un piano di urgenza reale, richiamando tutta l’Unione a dare un contributo politico a sanare la crisi . Pensare di fare tutto da soli sarebbe puro velleitarismo.

Ex ministro della Difesa

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