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Il peso degli errori di comunicazione

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Dalla patrimoniale al salario minimo, fino al reddito di cittadinanza, attenzione agli indizi che indicano una certa insufficienza della maggioranza nel trattare questioni delicate
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È noto che gli ordini del giorno parlamentari sono quasi sempre destinati a restare lettera morta: rituali con un valore simbolico e niente di più. Tuttavia è abbastanza bizzarro quel che è accaduto alla Camera: un odg presentato da Fratoianni, del gruppo Sinistra e Verdi, per chiedere al governo di istituire una patrimoniale sulle ricchezze sopra i 500 mila euro, così da finanziare l’educazione scolastica, è stato accettato dal rappresentante dell’esecutivo. Senza nemmeno bisogno di passare per una votazione.

In modo paradossale si potrebbe dire che per un momento il governo Meloni ha scavalcato a sinistra l’aula: di sicuro ha spiazzato i rappresentanti dell’ex Terzo polo che si preparavano a votare contro, in coerenza con la linea contraria a nuove tasse. La linea che dovrebbe essere anche del centrodestra.

Un paio d’ore dopo abbiamo saputo da Palazzo Chigi che il testo di Fratoianni farà la fine di tutti gli ordini del giorno: nel cestino. Ma allora per quale astuta manovra accog…

È noto che gli ordini del giorno parlamentari sono quasi sempre destinati a restare lettera morta: rituali con un valore simbolico e niente di più. Tuttavia è abbastanza bizzarro quel che è accaduto alla Camera: un odg presentato da Fratoianni, del gruppo Sinistra e Verdi, per chiedere al governo di istituire una patrimoniale sulle ricchezze sopra i 500 mila euro, così da finanziare l’educazione scolastica, è stato accettato dal rappresentante dell’esecutivo. Senza nemmeno bisogno di passare per una votazione.

In modo paradossale si potrebbe dire che per un momento il governo Meloni ha scavalcato a sinistra l’aula: di sicuro ha spiazzato i rappresentanti dell’ex Terzo polo che si preparavano a votare contro, in coerenza con la linea contraria a nuove tasse. La linea che dovrebbe essere anche del centrodestra.

Un paio d’ore dopo abbiamo saputo da Palazzo Chigi che il testo di Fratoianni farà la fine di tutti gli ordini del giorno: nel cestino. Ma allora per quale astuta manovra accoglierlo senza nemmeno metterlo ai voti?

Si dirà che in tal modo si è evitata la solita divisione che avrebbe permesso al centrosinistra e ai 5S di presentarsi come i difensori del popolo, dipingendo al tempo stesso la maggioranza come votata alla tutela pressoché esclusiva dei ceti abbienti.

Se anche fosse, resta un senso di confusione. Un mezzo pasticcio da cui ricava un vantaggio il solo Fratoianni. Il quale da qualche tempo sta passando dalla condizione di personaggio un po’ marginale, con il suo 3,5 per cento spesso oscurato dai 5S e dal Pd, al palcoscenico di interprete tempestivo e talvolta anticipatore della linea Schlein-Conte.

Anche questo episodio minore rivela che nella coalizione di destra-centro c’è qualcosa da registrare quando si tratta di gestire il rapporto con il Parlamento e soprattutto la comunicazione con l’opinione pubblica.

S’intende, i sondaggi non mostrano smottamenti, anzi l’esecutivo appare stabile e con un futuro a medio termine privo di nubi minacciose, nonostante un’economia “vacillante”, come scrive il Financial Times. Ma attenzione agli indizi che indicano una certa insufficienza nel trattare questioni delicate.

È il caso del taglio al reddito di cittadinanza. La misura era compresa nel programma della destra e quindi non stupisce. Ma il governo è riuscito a muoversi in modo talmente maldestro che si è attirato l’accusa di crudeltà sociale.

Gli interventi della ministra Calderone sono arrivati con grave ritardo e hanno trasmesso l’impressione che l’intera vicenda sia stata sottovalutata, per cui nessuno aveva predisposto un pacchetto di argomenti per controbattere le prevedibili polemiche.

Eppure l’abc della politica prescrive che chi governa deve avere sempre i riflessi pronti, quando è possibile, senza farsi mettere sulla difensiva dagli oppositori.

Sul reddito è successo proprio questo. Senza dubbio non basterà al centrosinistra per ribaltare la tendenza dei sondaggi, anzi Giorgia Meloni può persino guadagnare qualche consenso, ma la lacerazione sociale è sempre un rischio.

Idem per il tema del salario minimo. Anche qui il governo sembra essere preso alla sprovvista. Per cui la risposta è stata faticosa: prima “no” poi “ni”, poi “discutiamone”, infine un rinvio (data anche la stagione estiva). E dove la maggioranza dovrebbe essere più solida, cioè sui punti del suo programma, si procede con i piedi di piombo. Si accende la luce della delega fiscale, resta in penombra la riforma della giustizia.

In fondo la comunicazione ha funzionato soprattutto con l’attività della premier in politica estera. L’incontro alla Casa Bianca e il caso Zaki sono stati due successi, come tali presentati. Sul resto prevalgono i dubbi.

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