Il fisco è un importante strumento per aumentare l’efficienza del sistema economico e l’equità nella distribuzione della ricchezza. Una riforma del fisco dovrebbe quindi avere degli obiettivi chiari e, nel conseguirli, dovrebbe fare riferimento ai risultati noti nell’esperienza internazionale.
Nella legge delega per la riforma del fisco appena approvata si fatica a ritrovare tutto questo. La riforma prefigura un insieme di interventi puntuali sulle singole imposte, in cui non si scorge una prospettiva coerente e neppure si capisce la direzione di fondo, al di là di una generica volontà di ridurre la pressione fiscale.
Poiché questo obiettivo non può essere perseguito in modo generalizzato data la situazione della finanza pubblica, la riforma prevede nuovi regimi agevolati, che andranno a rendere ancora più complessa e meno trasparente la struttura del sistema fiscale con riduzioni di imposta per specifici gruppi di contribuenti (e di elettori).
Per fare degli esempi, nell’Irpef la …
Il fisco è un importante strumento per aumentare l’efficienza del sistema economico e l’equità nella distribuzione della ricchezza. Una riforma del fisco dovrebbe quindi avere degli obiettivi chiari e, nel conseguirli, dovrebbe fare riferimento ai risultati noti nell’esperienza internazionale.
Nella legge delega per la riforma del fisco appena approvata si fatica a ritrovare tutto questo. La riforma prefigura un insieme di interventi puntuali sulle singole imposte, in cui non si scorge una prospettiva coerente e neppure si capisce la direzione di fondo, al di là di una generica volontà di ridurre la pressione fiscale.
Poiché questo obiettivo non può essere perseguito in modo generalizzato data la situazione della finanza pubblica, la riforma prevede nuovi regimi agevolati, che andranno a rendere ancora più complessa e meno trasparente la struttura del sistema fiscale con riduzioni di imposta per specifici gruppi di contribuenti (e di elettori).
Per fare degli esempi, nell’Irpef la prospettiva della flat tax per tutti rimane (per fortuna, si potrebbe dire) un vago obiettivo di lungo periodo e allora sono previste misure ad personam, ciascuna con precisi destinatari. Per i pochi autonomi che ancora pagano l’Irpef, ecco in prospettiva l’aumento dell’area di esenzione fiscale.
Per i dipendenti che hanno un rapporto di lavoro stabile, si ventila la detassazione delle tredicesime, su cui peraltro ci sono i dubbi di sostenibilità espressi dalla Ragioneria Generale. Per i proprietari immobiliari, arriverà l’estensione della cedolare secca anche all’affitto dei negozi.
Per chi ottiene dividendi azionari o interessi sulle obbligazioni, la delega apre la strada alla possibilità di creare, con l’aiuto dell’industria finanziaria, minusvalenze con cui rinviare all’infinito il pagamento delle imposte, e così via. Una serie di interventi spot che renderanno l’Irpef sempre più un’imposta à la carte, dove il reddito tassabile cambia a seconda della specifica situazione del contribuente.
È curioso che alcuni di questi regimi siano giustificati dal governo richiamandosi al principio di equità orizzontale, ignorando le ben più macroscopiche violazioni di questo principio che sono create dall’esistenza stessa dei regimi agevolati, riservati ad alcuni contribuenti e inaccessibili ad altri.
La stessa logica viene applicata all’Ires, l’imposta sui profitti delle società, con l’ennesima riproposizione di agevolazioni fiscali per gli investimenti, di dubbia efficacia e di complessa applicazione, e nessun tentativo di allargare la base imponibile, unica condizione credibile per ridurre le aliquote in modo generalizzato e trasparente.
Particolarmente significativa l’assenza di scelte strategiche sull’Iva, la seconda imposta italiana per gettito, su cui sarebbe necessario prevedere, in linea con ciò che viene raccomandato in tutti gli studi e le ricerche internazionali a cominciare dalla prestigiosa Mirrlees Review, un progressivo riassorbimento delle aliquote ridotte per finanziare interventi di welfare e di spesa pubblica che vadano veramente a favore delle famiglie a basso reddito.
Questo tipo di intervento, inoltre, semplificherebbe la struttura dell’imposta e ridurrebbe il margine di guadagno per alcune tipologie di evasione. Niente di tutto questo si prefigura nella delega, dove invece si prevedono ulteriori interventi marginali, per adattare la normativa italiana a quella europea, o chiaramente ad hoc, come la riduzione delle aliquote sulle importazioni di opere d’arte.
In sintesi, il nostro sistema fiscale è già attualmente molto lontano da quei precetti indicati da Adam Smith di equità, efficienza e semplicità, perché è falcidiato da miriadi di esenzioni e regimi agevolati che restringono la base imponibile portando ad aumentare le aliquote su chi al fisco non può sfuggire, in primis i redditi da lavoro dipendente. Con l’attuazione della riforma questa situazione rischia di peggiorare ulteriormente.