Da un paio di settimane fatico a dare risposte serie a tanti elettori del Partito Democratico spaesati e impauriti che tutti i giorni mi fermano anche solo per condividere le loro ansie. Sanno che la nascita del governo Meloni è anche il frutto di errori del loro partito e temono il futuro.
Apprezzano la posizione delle sinistre sul salario minimo, sulla sanità, sul sostegno ai più deboli, ma per ricominciare a sperare vogliono qualcosa di più. Chiedono ai partiti della sinistra e, in primo luogo, al Pd di mettere sul tavolo un’idea dell’Italia, come ha detto Romano Prodi a Cesena, una strategia economica, idee nuove sulla giustizia, sul fisco, sulla sicurezza.
Chiedono, in sostanza, che gli venga indicata una bandiera, una visione politica nella quale potersi riconoscere con la ragione e con il cuore.
Quelle dei nostri elettori, dei tanti elettori di sinistra che negli ultimi tempi mostrano sempre più esplicitamente il loro disorientamento, sono domande profonde cui è dovuta una r…
Da un paio di settimane fatico a dare risposte serie a tanti elettori del Partito Democratico spaesati e impauriti che tutti i giorni mi fermano anche solo per condividere le loro ansie. Sanno che la nascita del governo Meloni è anche il frutto di errori del loro partito e temono il futuro.
Apprezzano la posizione delle sinistre sul salario minimo, sulla sanità, sul sostegno ai più deboli, ma per ricominciare a sperare vogliono qualcosa di più. Chiedono ai partiti della sinistra e, in primo luogo, al Pd di mettere sul tavolo un’idea dell’Italia, come ha detto Romano Prodi a Cesena, una strategia economica, idee nuove sulla giustizia, sul fisco, sulla sicurezza.
Chiedono, in sostanza, che gli venga indicata una bandiera, una visione politica nella quale potersi riconoscere con la ragione e con il cuore.
Quelle dei nostri elettori, dei tanti elettori di sinistra che negli ultimi tempi mostrano sempre più esplicitamente il loro disorientamento, sono domande profonde cui è dovuta una risposta. Al Pd servirebbe un grande Conferenza Nazionale, che riflettesse sulla sua identità e cioè, sulla sua idea di futuro e sulla sua storia. Perché la linea politica del Pd altro non può essere che la sintesi tra la sua visione del futuro e la memoria del proprio passato.
A questo processo verso la riscoperta dell’identità del centrosinistra italiano nel XXI secolo, può servire riflettere sull’Europa. Su quell’Europa che nell’unione economica è riuscita ad andare molto avanti, ma che nell’unione politica è immobile da più di 70 anni.
La nascita di un’Europa Federale dovrebbe essere l’assillo quotidiano di tutti i partiti di centrosinistra europei, il punto centrale delle loro piattaforme politiche, la loro prima rivendicazione. Questo vale soprattutto per il Pd che non solo ha così tanto bisogno di darsi un pensiero, ma che deve anche fronteggiare un governo di destra dichiaratamente a favore di un’Europa dove gli interessi degli Stati contano più della solidarietà comune.
Tra le tante contraddizioni di Giorgia Meloni quella sull’Europa è la più clamorosa. Sulla gestione delle migrazioni chiede che l’Europa assuma una posizione solidale. Poi va in Polonia da Morawiecki e lo ascolta rifiutare la proposta italiana di accogliere la sua quota di profughi. Su questo rifiuto la presidente Meloni se ne esce dicendo d’essere d’accordo con lui perché sta difendendo i particolari interessi del suo paese. Egoismo nazionalista contro quella solidarietà europea che tanto servirebbe all’Italia.
Spesso ci diciamo che sulle grandi crisi globali, sulla pace e sulla guerra, compresa l’Ucraina, l’Europa ha una voce flebile, il più delle volte inesistente. Ma senza unità politica le democrazie dell’Europa occidentale non potranno mai avere né una vera politica estera, né una vera politica di sicurezza, né una vera politica di pace.
E neanche un bilancio comune, un’unica regola fiscale, una sola giustizia. Viviamo un tempo difficile e, sempre più, il pianeta è governato economicamente e militarmente da grandi potenze continentali. Nemmeno la ricca Germania e l’ambiziosa Francia da sole possono avere un vero peso geopolitico. Figuriamoci l’Italia, appesantita dal debito, dalla frantumazione politica e dalla debolezza dello Stato.
Diranno che l’unione politica dell’Europa è un’utopia, ma sono le utopie che hanno sempre dato la spinta al mondo e quella dell’Europa era un’utopia anche a Ventotene nel 1945, eppure ne ha fatta di strada!
Non solo gli equilibri del mondo ma, nel suo piccolo, anche l’Italia ha bisogno di un’Europa Federale, senza più poteri di veto, con una sola legge elettorale, un vero Parlamento e un vero governo, una autorevole politica estera, di sicurezza e di pace, un unico bilancio. Per il Partito Democratico in cerca di un pensiero che sappia parlare alla sua gente, riflettere sul futuro dell’Europa potrebbe essere importante.