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Dalle banche ai balneari, il successo delle corporazioni

Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini con Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti

 (ansa)
Le misure del governo Meloni fra extraprofitti e lobby
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Qualcuno ricorderà un film satirico di qualche anno fa, Fascisti su Marte di Corrado Guzzanti. Non un capolavoro ma con qualche spunto spassoso.

La storia è semplice: un gruppo di ardimentosi fascisti comandati dal gerarca Barbagli parte su un razzo (tedesco) per colonizzare Marte. Al manipolo di sprovveduti non gliene va bene una e, soprattutto, esauriscono cibo e acqua. Tuttavia, per loro fortuna arriva un’astronave di Amazzoni che si inteneriscono e cercano di rifocillare il gruppetto di terrestri.

Barbagli rifiuta sdegnato tanto che alla fine le Amazzoni si stufano e riportano i compagni di viaggio sulla Terra lasciando il testardo gerarca sul pianeta rosso. Lo scheletro verrà ritrovato 50 anni dopo dalla missione Voyager.

Ecco, a volte l’atteggiamento del governo — anzi, di gran parte della politica — nei confronti delle corporazioni e del mercato sembra un po’ quello di Barbagli verso la Amazon (non potevo resistere al calambour): maschia volontà di fermare l’innovazio…

Qualcuno ricorderà un film satirico di qualche anno fa, Fascisti su Marte di Corrado Guzzanti. Non un capolavoro ma con qualche spunto spassoso.

La storia è semplice: un gruppo di ardimentosi fascisti comandati dal gerarca Barbagli parte su un razzo (tedesco) per colonizzare Marte. Al manipolo di sprovveduti non gliene va bene una e, soprattutto, esauriscono cibo e acqua. Tuttavia, per loro fortuna arriva un’astronave di Amazzoni che si inteneriscono e cercano di rifocillare il gruppetto di terrestri.

Barbagli rifiuta sdegnato tanto che alla fine le Amazzoni si stufano e riportano i compagni di viaggio sulla Terra lasciando il testardo gerarca sul pianeta rosso. Lo scheletro verrà ritrovato 50 anni dopo dalla missione Voyager.

Ecco, a volte l’atteggiamento del governo — anzi, di gran parte della politica — nei confronti delle corporazioni e del mercato sembra un po’ quello di Barbagli verso la Amazon (non potevo resistere al calambour): maschia volontà di fermare l’innovazione sul bagnasciuga per poi fare una fine non gloriosa.

Dopo la breve parentesi del governo Draghi, infatti, non c’è lobby, gruppo di interesse, corporazione che non si opponga vittoriosamente ad ogni tentativo di modernizzazione ed efficientamento della nostra struttura economica.

Non solo quelli che sono agli onori della cronaca, ma anche chi, quatto quatto, rimane sotto i radar. Prendiamo i tassisti. Come ci insegnano le esperienze straniere è ovvio che la liberalizzazione è graditissima ai cittadini ed in più genera ricchezza. Nella super-progressista California un referendum per far diventare gli autisti di Uber dipendenti è stato sonoramente bocciato.

Siamo in Italia, va bene, i tassisti hanno una discreta forza elettorale (soprattutto nelle singole città) e un enorme potere di ricatto, potendo bloccare il traffico, quindi bisogna tenere un po’ conto delle loro esigenze, anche perché lo scopo è migliorare il servizio, non punire i conducenti delle auto bianche. Niente da fare, la prima versione del decreto del governo era super moscia (già adesso i comuni “possono” aumentare le licenze, ribadirlo per legge non cambia niente), ma ora si è tolta anche la microscopica parte innovativa della doppia licenza. 8 settembre.

E sui balneari? Qui qualsiasi autorità salvo il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha ingiunto all’Italia di mettere a gara le concessioni: la Commissione Europea, la Corte di Giustizia Europea, la Corte Costituzionale, i Tar, il Consiglio di Stato. Niente, la Legge del Twiga è più forte e il governo intraprenderà una “mappatura” per individuare qualche spiaggia residua vicino a discariche o paludi da mettere a gara. Poi ci si stupisce che i villeggianti, un po’ scocciati dei prezzi degli ombrelloni, disertino le nostre spiagge e vadano nell’accogliente Albania.

E per gli ambulanti? Stesso schema dei balneari; faremo, vedremo, ma per ora è stata garantita una bella proroga di 12 anni alle concessioni (e senza alcun senso del paradosso la norma è contenuta nella legge annuale della concorrenza).

La legge sugli extraprofitti bancari è come la corazzata Potemkin inflitta al povero Fantozzi, d’accordo. Ma la motivazione balbettata è stata quella di ristorare chi, avendo goduto di bassi interessi per anni grazie al mutuo a tasso variabile, né avendo surrogato il mutuo quando era evidente cosa stava succedendo con l’inflazione, adesso — alla faccia di chi ha pagato regolarmente il suo mutuo a tasso fisso più alto senza fiatare — deve essere ristorato.

È l’azzardo morale: fai pure la scelta più agevole, se le cose vanno male qualcuno ti salverà. Ah, se fosse sfuggito, nel decreto-legge di lunedì si prevede “la ulteriore non prorogabile, estensione del periodo di cassa integrazione salariale dal 1° gennaio al 31 ottobre 2024” dei lavoratori dipendenti di Alitalia. Si vede che finora li abbiamo estesi per lustri perché il legislatore si era dimenticato la fondamentale locuzione “non prorogabile”!

Basta così, questo è un riassunto breve di appena gli ultimi tre mesi e — a onor del vero — non ho sentito lamentele disperate né di Schlein né di Conte o Landini su gran parte di tali provvedimenti.Però facciamoci una domanda: l’Italia è il paese che è cresciuto meno in tutto il mondo non in guerra negli ultimi 30 anni, mentre i paesi più dinamici, anche in Occidente, sono quelli che hanno provveduto a smantellare (chi più, chi meno, ovviamente) protezioni anacronistiche. Se pensiamo che siano tutti stupidi, sembriamo come quell’automobilista che guidando contromano in autostrada e sentendo la radio che avverte “attenzione c’è un pazzo al volante controsenso” pensa: “Uno? Sono centinaia!”.

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