Nella giornata di ieri (martedì 8 agosto), scandita dai commenti alla tassa sui profitti straordinari delle banche, un nome prevaleva tra gli altri: quello di Fratoianni, il parlamentare della sinistra che aveva fatto approvare a sorpresa dalla Camera un ordine del giorno sulla patrimoniale. Ci si domanda cosa può avere a che fare questo politico con il decreto del governo Meloni che si appoggia alla forte maggioranza di destra-centro.
Il punto è che un po’ tutti, ma in particolare i critici dell’esecutivo, hanno osservato che una simile misura sembrava concepita proprio da Fratoianni; porta un’impronta culturale tipica di una certa sinistra segnata da una vocazione populista, capace tuttavia di distinguersi almeno in parte dai 5S di Conte, i populisti per eccellenza, fino a lambire il Pd di Elly Schlein.
Si dirà: ma il governo Meloni-Salvini non era la destra anti-sociale, nemica numero uno dei ceti poveri? L’abolizione parziale del reddito di cittadinanza sta lì a dimostrarlo…
Nella giornata di ieri (martedì 8 agosto), scandita dai commenti alla tassa sui profitti straordinari delle banche, un nome prevaleva tra gli altri: quello di Fratoianni, il parlamentare della sinistra che aveva fatto approvare a sorpresa dalla Camera un ordine del giorno sulla patrimoniale. Ci si domanda cosa può avere a che fare questo politico con il decreto del governo Meloni che si appoggia alla forte maggioranza di destra-centro.
Il punto è che un po’ tutti, ma in particolare i critici dell’esecutivo, hanno osservato che una simile misura sembrava concepita proprio da Fratoianni; porta un’impronta culturale tipica di una certa sinistra segnata da una vocazione populista, capace tuttavia di distinguersi almeno in parte dai 5S di Conte, i populisti per eccellenza, fino a lambire il Pd di Elly Schlein.
Si dirà: ma il governo Meloni-Salvini non era la destra anti-sociale, nemica numero uno dei ceti poveri? L’abolizione parziale del reddito di cittadinanza sta lì a dimostrarlo.
Eppure, pochi giorni dopo, la stessa destra anti-popolare si trasforma in una destra sociale e vara un provvedimento che pochi avevano previsto e che colpisce il mondo bancario, non proprio il più simpatico alla grande massa degli elettori.
Così facendo, taglia l’erba sotto i piedi dell’estrema sinistra, ma anche dei 5S e di qualche settore, forse non piccolo, del Pd.
Anzi, s’intuisce che nella gara per la conquista del consenso, Giorgia Meloni e soprattutto Salvini hanno battuto sul rettifilo il fronte abbastanza agguerrito del populismo di sinistra.
Tant’è che Conte lo dice con chiarezza: finalmente siete arrivati sulle nostre posizioni, era da tempo che noi sollecitavamo un intervento sui profitti delle banche.
Ma questa è solo un porzione della fotografia. C’è un’altra verità e riguarda le dinamiche interne del destra-centro, la rivalità latente tra Lega e FdI.
L’intervento sul reddito non era stato indolore. Da un lato aveva assecondato i desideri di quel 70 per cento di italiani contrari alla misura assistenziale introdotta, sì, dal primo governo Conte, ma col pieno sostegno di Salvini. Dall’altro aveva acceso polemiche sulla crudeltà di un esecutivo che “fa la guerra ai poveri”.
Ora si tenta di rimettere in equilibrio la bilancia attraverso un provvedimento spregiudicato che rischia di destabilizzare il sistema creditizio (salvo forse alcuni istituti molto strutturati) e di trasmettere un segnale ambiguo all’esterno.
Meloni si era data molto da fare in questi mesi, nonostante varie contraddizioni, per accreditarsi sul palcoscenico dell’Unione come una conservatrice che conosce e accetta la cornice delle regole comuni.
Questa mossa va in un’altra direzione e rinfocola sospetti e dubbi che toccano proprio il tasto delicato del rapporto con il mondo finanziario.
Sembra quasi che il decreto sia stato, certo, condiviso dalla premier, ma sotto l’incalzare di Salvini. Il leghista è alla ricerca di consensi popolari, costi quel che costi, e non è un caso se la tassa sugli extraprofitti all’inizio vedeva contrario il ministro dell’Economia, Giorgetti, che in tal senso si era espresso con i rappresentanti del settore.
Il crollo in Borsa dei titoli bancari ha fatto subito capire qual è il prezzo di una misura da cui verrà forse un supplemento di popolarità al destra-centro, magari più a Salvini che a FdI, ma il cui sapore demagogico si avverte subito.
La destra sociale e una certa sinistra populista si sono date idealmente la mano. E la liquidità guadagnata per alleviare i mutui sarà una piccola cosa se confrontata con le cifre perse in un solo giorno di incertezza sui mercati.
Chi criticava l’Italia per non avere ratificato il Mes dispone ora di nuovi argomenti. E il traguardo di una destra liberale si rivela ancora una volta una chimera.