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La guerra culturale sul clima

Chi è di destra respinge la scienza perché la detesta e osteggia ogni iniziativa mirata a ostacolare le emissioni di gas serra per un antagonismo viscerale verso qualsiasi cosa sia appoggiata dai liberali
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Capire il negazionismo climatico sembrava facile, prima: tutto andava ricondotto all’avidità. Bastava addentrarsi nel vissuto di un ricercatore che confuta il consenso scientifico, di un think tank che fa il possibile per ostacolare gli interventi a sostegno del clima o di un politico che definisce il cambiamento climatico una mistificazione e si trovava un sostegno finanziario da parte dell’industria dei combustibili fossili. Erano tempi più semplici, più innocenti. E li rimpiango.

Certo, ancora oggi l’avidità è un elemento di primo piano dell’anti-ambientalismo. Il negazionismo climatico, però, è diventato una prima linea delle guerre culturali e chi è di destra respinge la scienza in parte perché la detesta e osteggia ogni iniziativa mirata a ostacolare le emissioni di gas serra per un antagonismo viscerale verso qualsiasi cosa sia appoggiata dai liberali.

Oltretutto, questa dimensione culturale delle discussioni sul clima è emersa nel momento peggiore possibile, quello in cui so…

Capire il negazionismo climatico sembrava facile, prima: tutto andava ricondotto all’avidità. Bastava addentrarsi nel vissuto di un ricercatore che confuta il consenso scientifico, di un think tank che fa il possibile per ostacolare gli interventi a sostegno del clima o di un politico che definisce il cambiamento climatico una mistificazione e si trovava un sostegno finanziario da parte dell’industria dei combustibili fossili. Erano tempi più semplici, più innocenti. E li rimpiango.

Certo, ancora oggi l’avidità è un elemento di primo piano dell’anti-ambientalismo. Il negazionismo climatico, però, è diventato una prima linea delle guerre culturali e chi è di destra respinge la scienza in parte perché la detesta e osteggia ogni iniziativa mirata a ostacolare le emissioni di gas serra per un antagonismo viscerale verso qualsiasi cosa sia appoggiata dai liberali.

Oltretutto, questa dimensione culturale delle discussioni sul clima è emersa nel momento peggiore possibile, quello in cui sono più evidenti che mai sia il pericolo estremo derivante dal rilascio incontrollato di emissioni sia la strada che si deve imboccare per ridurle.

Un po’ di contesto: gli scienziati che iniziarono anni fa ad ammonire che la concentrazione di gas serra nell’atmosfera avrebbe avuto conseguenze deleterie sul clima si sono rivelati dalla parte della ragione.

Luglio è stato il mese più caldo di sempre, con ondate di calore in molte regioni del pianeta. Gli eventi estremi si moltiplicano. L’oceano al largo della Florida ha raggiunto una temperatura superiore a quella del corpo umano.

Nel frattempo, il progresso tecnologico nelle energie rinnovabili ha reso possibili riduzioni delle emissioni con poca spesa in termini di crescita economica e tenore di vita.

Nel 2009, quando i democratici cercarono di varare iniziative per il clima senza riuscirci, le loro proposte consistettero perlopiù in bastoni: limiti alle emissioni sotto forma di permessi che le aziende potevano acquistare e vendere.

Nel 2022, quando l’Amministrazione Biden è riuscita a far approvare una legge sul clima, le loro proposte erano quasi totalmente carote: sgravi fiscali e sussidi all’energia verde. Ciò nonostante, grazie alla rivoluzione delle tecnologie rinnovabili, gli esperti di energia credono che questo approccio avrà effetti apprezzabili nella riduzione delle emissioni di gas serra.

Non andrà così, invece, se i repubblicani riusciranno a metterci lo zampino. L’Heritage Foundation promuove l’iniziativa Project 2025 che caratterizzerà l’agenda politica se un repubblicano conquisterà la Casa Bianca. Come riferisce il New York Times, l’iniziativa raccomanda di “smantellare ogni programma di energia pulita del governo federale e di incrementare la produzione di combustibili fossili”.

Che cosa c’è dietro questo sforzo distruttivo? Beh, sembra che il Project 2025 sia stato messo a punto dai soliti noti, think tank finanziati dal settore dei combustibili fossili, come l’Heartland Institute e il Competitive Enterprise Institute che da anni combattono crociate contro la climatologia e gli interventi ad hoc.

La forza politica di questa iniziativa ha molto a che vedere però con le modalità con le quali la scienza in generale e la climatologia in particolare sono diventate una prima linea della guerra culturale.

Per quanto riguarda l’atteggiamento nei confronti della scienza, repubblicani e democratici avevano livelli simili di fiducia nella comunità scientifica. Poi la fiducia dei repubblicani è crollata, mentre quella dei democratici è aumentata. Tra i partiti oggi c’è un divario di trenta punti percentuali.

Abbiamo visto le conseguenze di questo trend contro la scienza con i vaccini per il Covid: per la popolazione la vaccinazione era gratuita, ma è stata percepita come voluta da esperti ed élite liberali. I repubblicani si sono rifiutati di vaccinarsi e hanno sofferto alti tassi di mortalità.

Qualcuno ha dubbi sul fatto che atteggiamenti analoghi spingono la base repubblicana a ostacolare ogni tipo di intervento sul clima? Alcuni giorni fa, il mio collega David Brooks ha detto che molti repubblicani contestano la realtà del cambiamento climatico e premono per i combustibili fossili con uno scopo: “colpire le élite”. Ha ragione.

Ne è una riprova la reazione isterica per la possibile regolamentazione delle cucine a gas. Se è chiaro che da un lato le fiamme sono alimentate da interessi particolari, dall’altro c’è anche una componente da guerra culturale: le élite vogliono che voi compriate piani cottura a induzione, ma i veri uomini cucinano con fornelli a gas.

Il fatto che la guerra climatica rientra ormai nella guerra culturale mi preoccupa. Gli interessi particolari possono arrecare danni, che possono essere subornati o controbilanciati da altri interessi particolari.

In effetti, una parte della strategia per il clima di Biden si impernia sull’idea che gli investimenti nelle energie rinnovabili, che stanno aumentando dopo la sua legge, daranno a imprese e comunità un interesse a portare avanti la transizione energetica.

In ogni caso, queste considerazioni non serviranno a convincere le persone che credono che l’energia verde sia una cospirazione contro lo stile di vita degli americani. Per questo la guerra culturale è diventata un problema di primo piano per l’intervento a favore del clima. È un problema di cui non abbiamo proprio bisogno adesso, no davvero.

(Traduzione di Anna Bissanti)

© 2023, The New York Times

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