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Il tradimento dei cittadini

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C’è del metodo, in questa follia. Prima l’attacco radicale al Reddito di cittadinanza, che non è stato potato per correggere le storture di una pianta in grado di dare ancora frutti, ma reciso di netto alla radice, come per estirparne sostanza e anche futura memoria. Ora, un altro taglio a 16 miliardi di fondi del Pnrr per progetti prevalentemente dei Comuni, già approvati per una percentuale che supera il 94% e in buona parte destinati a progetti per rigenerare le periferie urbane. Se, insomma, un metodo va cercato, appare chiaro che per l’esecutivo il disagio sociale, la condizione dei milioni di italiani che abitano nelle periferie delle città, oppure non sono in grado di lavorare, o magari un lavoro ce l’hanno, ma senza un reddito sufficiente, con buona pace di chi chiude al salario minimo, non è una priorità.

C’è del metodo, in questa follia. Prima l’attacco radicale al Reddito di cittadinanza, che non è stato potato per correggere le storture di una pianta in grado di dare ancora frutti, ma reciso di netto alla radice, come per estirparne sostanza e anche futura memoria. Ora, un altro taglio a 16 miliardi di fondi del Pnrr per progetti prevalentemente dei Comuni, già approvati per una percentuale che supera il 94% e in buona parte destinati a progetti per rigenerare le periferie urbane. Se, insomma, un metodo va cercato, appare chiaro che per l’esecutivo il disagio sociale, la condizione dei milioni di italiani che abitano nelle periferie delle città, oppure non sono in grado di lavorare, o magari un lavoro ce l’hanno, ma senza un reddito sufficiente, con buona pace di chi chiude al salario minimo, non è una priorità.

L’autoritratto del governo Robin Hood, che prende alle ricche banche per dare ai poveri sottoscrittori di mutui a tasso variabile, si infrange così immediatamente contro la realtà di scelte precise o — e questo è quasi peggio — di incapacità di scegliere, di portare avanti progetti già finanziati e sulla buona strada per essere realizzati. Evaporate al caldo d’estate le promesse della campagna per il voto, quell’elettorato di scarse risorse economiche, che pure ha contribuito alla vittoria di FdI e della maggioranza di governo, scopre adesso un’agenda ben diversa da quella che era stata fatta circolare e che comprende voci finora poco pubblicizzate. Ad esempio, il grande sostegno a precise categorie, come i soliti tassisti e balneari, e una incapacità o mancata volontà di risolvere alcuni nodi economici, che pure non dipendono solo dal governo. Della campagna elettorale resta lo stato di agitazione perenne, la costante chiamata alle armi contro un presunto nemico «esterno », come sempre rappresentato dai flussi migratori. Della politica, poco si vede.

Ma, dietro le scelte e le non scelte c’è anche un altro metodo. L’alta tensione tra Palazzo Chigi e i grandi Comuni italiani, amministrati per la maggior parte dal centrosinistra, riflette una divisione ideologica che si fa, impropriamente, scelta partitica invece che politica e condiziona in modo pesante non solo la distribuzione delle risorse tra categorie e territori, ma addirittura la volontà di reperire quelle risorse. È appunto la questione dei fondi del Pnrr, ma anche quella dei ristori dopo l’alluvione in Emilia Romagna, con la polemica tra la premier Meloni e il governatore Bonaccini.

Un governo che si propone come campione di interventismo pubblico, con mosse che vanno dal tentativo para/argentino di calmierare i prezzi della spesa, all’inedito ingresso del ministero del Tesoro nel capitale di una società privata e quotata come Tim, chiede di fatto di avere il monopolio di questo interventismo. E lo fa anche depauperando altri centri decisionali, eliminando risorse per i primi cittadini — anche loro, a quel che risulta, democraticamente eletti — probabilmente contando sul fatto che il mancato dividendo politico delle iniziative affossate non ricadrà direttamente sui risultati delle prossime e lontanissime elezioni nazionali. Ci piacerebbe chiamare miopia politica questo duplice attacco ai ceti più disagiati e ai Comuni non allineati, ma il timore è che sia qualcosa di peggio.

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