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Goffo istinto da Robin Hood

(ansa)
In un momento di grande incertezza i mercati sono preoccupati
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Irritare i mercati in tempi di grande incertezza non è una buona idea. Martedì scorso la borsa ha bruciato circa 10 miliardi di euro di capitalizzazione soltanto in Italia. La questione non era solo nostra. I mercati sono caduti ovunque, preoccupati soprattutto dai dati sul rallentamento della Cina. Ma l’istinto da Robin Hood del nostro Governo, tradotto in un provvedimento disegnato male e comunicato peggio, anche se comprensibile dal punto di vista dell’equità, ha trasformato un riaggiustamento fisiologico in una valanga. Il tema è di equilibrio macroeconomico. Misure percepite come non sostenibili dal punto di vista della stabilità finanziaria non piacciono agli investitori. Si veda l’esito infausto del breve governo di Liz Truss in Gran Bretagna. Ha dunque fatto bene il Ministero dell’Economia a dichiarare, pur con ritardo, che il prelievo fiscale sulle banche sarà limitato, favorendo la ripresa dei corsi. E anche l’Abi a cercare un punto di mediazione con il Governo.

Partiamo per…

Irritare i mercati in tempi di grande incertezza non è una buona idea. Martedì scorso la borsa ha bruciato circa 10 miliardi di euro di capitalizzazione soltanto in Italia. La questione non era solo nostra. I mercati sono caduti ovunque, preoccupati soprattutto dai dati sul rallentamento della Cina. Ma l’istinto da Robin Hood del nostro Governo, tradotto in un provvedimento disegnato male e comunicato peggio, anche se comprensibile dal punto di vista dell’equità, ha trasformato un riaggiustamento fisiologico in una valanga. Il tema è di equilibrio macroeconomico. Misure percepite come non sostenibili dal punto di vista della stabilità finanziaria non piacciono agli investitori. Si veda l’esito infausto del breve governo di Liz Truss in Gran Bretagna. Ha dunque fatto bene il Ministero dell’Economia a dichiarare, pur con ritardo, che il prelievo fiscale sulle banche sarà limitato, favorendo la ripresa dei corsi. E anche l’Abi a cercare un punto di mediazione con il Governo.

Partiamo però dal quadro generale di incertezza. Le previsioni economiche sono confuse. Da un lato molti indicatori vanno nella direzione dell’atterraggio morbido, ossia vittoria sull’inflazione senza recessione ma con un modesto rallentamento economico. È soprattutto quel che sta emergendo negli Stati Uniti, confermato ancora ieri da dati sui prezzi a cui gli investitori hanno reagito positivamente. D’altro canto, c’è un rischio di recessione più grave e un rallentamento dell’inflazione più lento in Europa. E non è chiaro cosa faranno le banche centrali, ora in un atteggiamento di “aspetta e vediamo”. Infine, cosa succederà in Cina? I dati su un forte rallentamento del commercio internazionale, di deflazione, l’economia che non riparte dopo le serrate per Covid, hanno contribuito a rendere assai instabile l’umore dei mercati.

Su questo è intervenuta l’inattesa tassazione sulle banche. Provvedimento a sorpresa di un Governo comunque sotto osservazione degli investitori, data l’entità del nostro debito, anche se finora ha dimostrato rigore e prudenza finanziaria.

Oltre ai costi per le banche, la misura ha spaventato i mercati per tre ragioni di poca coerenza macroeconomica. Primo, un prelievo dell’entità prevista inizialmente, il 25% del capitale proprio, una cifra enorme, avrebbe creato un grave rischio di instabilità finanziaria. Sarebbero state erose risorse, capitale proprio e altro, che gli istituti di credito accantonano per far fronte a momenti di difficoltà, anzi che devono accantonare obbligatoriamente per rispettare le regole prudenziali, molto rafforzate dopo la crisi del 2009. Correttamente, ma in ritardo, il Mef ha dunque dichiarato che il prelievo sarà al massimo pari allo 0,1% degli attivi di bilancio. Per preservare la stabilità finanziaria non potrà che essere limitato. Secondo, il capitale da accantonare prudenzialmente varia secondo il rischio delle attività. E’ pari a zero per i titoli di Stato e ben più alto per i crediti alla clientela. Per ogni euro di credito in molti casi le banche devono accantonare un euro di riserve di capitale, ancor più per i debitori fragili e senza garanzie. Dunque, l’erosione dei profitti per pagare le tasse, non solo toglie alle banche capitale prudenziale, ma ne limita la capacità di erogare credito, soprattutto a persone e attività rischiose. La tassazione toglie benzina al motore del credito. È recessiva, l’opposto di quel che vorrebbe fare il Governo, ossia aumentare i finanziamenti ai più deboli per rilanciare in modo equo il ciclo. Terzo, la misura è stata spiegata come un correttivo agli errori della Bce, rea di avere alzato troppo i tassi. Le critiche del governo verso Francoforte non favoriscono la benevolenza degli investitori. La Bce è il maggiore acquirente del debito pubblico italiano e l’attore principale nella lotta all’inflazione. L’aumento dei prezzi dovrebbe essere la prima preoccupazione dei ministri: attraverso i risparmi e la tassazione, genera un trasferimento di risorse dai cittadini, che il Governo vorrebbe proteggere, verso lo Stato. E’ una tassa implicita, non a favore dei più deboli.

Insomma, giusto pensare a come redistribuire risorse a chi ne ha bisogno, ma se Robin Hood è goffo e si tira una freccia nei piedi si fa male e danneggia sia i ricchi che i poveri, con buona pace degli istinti populisti. 

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