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Femminicidi, vittime della rivoluzione

Firenze, una manifestazione contro la violenza sulle donne

 (ansa)

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Il rifiuto profondo della libertà delle donne è la causa della violenza. Solo partendo da questa consapevolezza possiamo trovare la forza e la capacità di difendere le nostre simili
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Voglio restare fredda e determinata, anche se come tutte le donne e gli uomini italiani sono sconvolta dal numero di vite femminili interrotte nella violenza.

Non credo che si arrivi a nulla se non si analizzano razionalmente le manchevolezze della giustizia, la ripetitività del percorso che porta alla morte di una donna libera che ha deciso di cambiare vita: la denuncia inutile, l’ultimo incontro fatale.

Vorrei ricordare che solo pochi anni fa il termine femminicidio veniva rifiutato da qualche giornale e solo l’ostinata volontà del movimento femminista alla fine lo ha imposto su ogni fronte. Importanti le parole: chiarire che quell’essere umano viene ammazzato perché è una donna.

Non cancelliamo mai questa parola. I femminicidi sono una reazione alla rivoluzione femminile, anche questo concetto va tenuto chiaro nella testa. Una rivoluzione è in atto, pacifica ma sanguinosa.

Nel bellissimo documentario firmato da Silvio Soldini e Cristiana Mainardi, Un altro domani, viene compo…

Voglio restare fredda e determinata, anche se come tutte le donne e gli uomini italiani sono sconvolta dal numero di vite femminili interrotte nella violenza.

Non credo che si arrivi a nulla se non si analizzano razionalmente le manchevolezze della giustizia, la ripetitività del percorso che porta alla morte di una donna libera che ha deciso di cambiare vita: la denuncia inutile, l’ultimo incontro fatale.

Vorrei ricordare che solo pochi anni fa il termine femminicidio veniva rifiutato da qualche giornale e solo l’ostinata volontà del movimento femminista alla fine lo ha imposto su ogni fronte. Importanti le parole: chiarire che quell’essere umano viene ammazzato perché è una donna.

Non cancelliamo mai questa parola. I femminicidi sono una reazione alla rivoluzione femminile, anche questo concetto va tenuto chiaro nella testa. Una rivoluzione è in atto, pacifica ma sanguinosa.

Nel bellissimo documentario firmato da Silvio Soldini e Cristiana Mainardi, Un altro domani, viene composto con grande cura il puzzle intorno alla morte di una donna per mano del suo compagno: polizia, giustizia, vittime, uomini maltrattanti.

Ognuno parla, spiega, racconta dal suo punto di vista, ne viene fuori una materia complicata dominata dalla storia di ognuno ma anche dalla radice inevitabilmente ancora patriarcale della società.

Come potrebbe essere altrimenti: millenni di fondamento nella legge e nel costume della proprietà della moglie, dei suoi beni, dei suoi figli, non cambiano in poco tempo.

Ci si deve attrezzare, organizzare e soprattutto si deve sempre pensare. Non fare di ogni erba un fascio, anche se l’odio per l’uomo che colpisce alle spalle una di noi esiste e non possiamo non provarlo.

Ma la posta in gioco è più alta del nostro odio, le donne stanno portando avanti con la loro libertà nuova tutta la società e la loro difesa contro la reazione dell’uomo vecchio che ancora esiste in ogni uomo nuovo è una battaglia politica di tutti. Porta avanti l’Italia, ne fa un Paese moderno, aperto al futuro e a un nuovo concetto di amore e famiglia.

Corsi di formazione per polizia e personale dei tribunali, incontri nelle scuole, informazione capillare, discussione. La legge c’è, vanno potenziati gli strumenti per la sua applicazione. I centri antiviolenza vanno sostenuti sempre.

Ma il pensiero più forte che va ripetuto come un mantra sempre è questo: il rifiuto profondo della libertà delle donne è la causa della violenza.

Non è una violenza come le altre, mostra la difficoltà degli uomini di accettare le donne libere e ha radici nel passato di tutti, uomini e donne.

Solo partendo da questa consapevolezza possiamo trovare la forza e la capacità di difendere le nostre simili, compagne, vittime della nostra rivoluzione.

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