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Migranti, se la Spd tedesca copia i danesi

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Alla ricerca disperata di consensi, i socialdemocratici osservano con crescente interesse Copenaghen. E non è una buona notizia
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A giudicare dagli ultimi sondaggi, due terzi dei tedeschi vorrebbero mandare a casa il governo Scholz. Alla ricerca disperata di consensi, i socialdemocratici cominciano dunque a osservare con crescente interesse i cugini danesi. E non è necessariamente una buona notizia.

Da quattro anni i governi guidati dalla socialdemocratica Mette Frederiksen hanno adottato il pugno duro contro i migranti. E la filosofia paga: alle ultime elezioni il suo partito ha vinto con quattordici punti di distacco dai liberali. E ha annientato l’estrema destra.

«Dobbiamo fare in modo che nel nostro Paese non arrivino troppi migranti, o il nostro senso di comunità non può più esistere», ha detto la premier, senza filtri, già due anni fa. E il giro di vite è mostruoso, tanto più se si pensa alla tradizione solidale e tollerante dei Paesi scandinavi.

La Danimarca è il primo Paese ad aver rimandato in Siria i profughi che scappavano dal regime di Assad e dalla guerra civile. In generale, ai profughi che tornano…

A giudicare dagli ultimi sondaggi, due terzi dei tedeschi vorrebbero mandare a casa il governo Scholz. Alla ricerca disperata di consensi, i socialdemocratici cominciano dunque a osservare con crescente interesse i cugini danesi. E non è necessariamente una buona notizia.

Da quattro anni i governi guidati dalla socialdemocratica Mette Frederiksen hanno adottato il pugno duro contro i migranti. E la filosofia paga: alle ultime elezioni il suo partito ha vinto con quattordici punti di distacco dai liberali. E ha annientato l’estrema destra.

«Dobbiamo fare in modo che nel nostro Paese non arrivino troppi migranti, o il nostro senso di comunità non può più esistere», ha detto la premier, senza filtri, già due anni fa. E il giro di vite è mostruoso, tanto più se si pensa alla tradizione solidale e tollerante dei Paesi scandinavi.

La Danimarca è il primo Paese ad aver rimandato in Siria i profughi che scappavano dal regime di Assad e dalla guerra civile. In generale, ai profughi che tornano in patria vengono offerti 5.400 euro.

E dopo i picchi di violenza registrati in alcune periferie urbane, il governo ha adottato una legge “anti-ghetti”. Nei quartieri difficili punta a consentire soltanto un 30% di abitanti “non occidentali”.

E la misura è stata già adottata in modo ferreo: ad Aarhus e in altre città si abbattono case, si costringono le famiglie di migranti a spostarsi altrove.

Due anni fa il Parlamento ha anche deciso di voler smaltire tutte le procedure per le richieste di asilo direttamente nei Paesi di provenienza dei profughi.

E il governo Frederiksen ha intavolato negoziati con Ruanda, Tunisia, Egitto ed Etiopia per ottenere il rimpatrio immediato dei rifugiati e lo smaltimento delle richieste in loco.

Per ora il piano è congelato, ma l’intenzione di creare un altro deterrente per chi sogna di andare in Danimarca resta.

Al di là delle durissime misure che vengono ora applicate anche ai rifugiati cui è stata rifiutata la richiesta d’asilo — li sbattono sostanzialmente in centri di detenzione finché i Paesi di origine non se li riprendono — la misura che ha suscitato una vera e propria ondata di indignazione è la “legge dei gioielli”, adottata nel 2016, già con il consenso dei socialdemocratici. Chi entra in Danimarca rischia di dover consegnare i suoi oggetti di valore per coprire determinati costi sostenuti dallo Stato.

L’idea è quella riassunta dall’attuale ministra dell’Integrazione ed ex responsabile dell’Interno Kaare Dybvad Bek: «O hai un’immigrazione regolata e uno stato sociale forte oppure hai un’immigrazione fuori controllo». E l’argomento di Frederiksen è che non si possono proteggere gli strati più poveri della popolazione se non si controlla l’immigrazione.

Berlino, il cancelliere tedesco Olaf Scholz

 

In Germania, già nella campagna elettorale del 2021, qualcuno scommetteva sul fatto che la Danimarca sarebbe diventata un modello per la Spd. Scholz però governa con un partito, i Verdi, che ha fatto della sua solidarietà verso i migranti una delle sue bandiere.

Ma la ministra dell’Interno, Nancy Faeser, è socialdemocratica. E ha già cominciato ad adottare la linea dura. Ha annunciato respingimenti più efficaci per i richiedenti asilo respinti e il rimpatrio immediato per chi si è macchiato di crimini. E la ministra Spd si è battuta a Bruxelles per regole d’ingresso più dure alle frontiere esterne della Ue.

Nel partito c’è chi cita espressamente Copenaghen come modello. Il parlamentare del Meclemburgo Johannes Arlt, ad esempio, propone di puntare su una politica sociale di sinistra e una politica interna di destra. «In questo», ha detto allo Spiegel, «possiamo solo imparare dai socialdemocratici danesi».

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