Un nuovo G8 con l’India
di Gianni VernettiL’India è sulla Luna. La sonda Chandrayaan-3 si è posata sulla superficie del nostro satellite, poco distante dal Polo Sud, dove nessuno era ancora mai atterrato: “Un momento storico senza precedenti, l’alba di una nuova India, che riempie di gioia e di orgoglio 1,4 miliardi di esseri umani”, ha dichiarato il primo ministro Narendra Modi da Johannesburg.
Il successo spaziale è però solo uno degli indicatori che confermano la rapida ascesa dell’India come potenza globale: con un PIL di 3,38 trilioni di dollari nel 2022, l’India è già oggi la quinta economia del pianeta ed è destinata, secondo tutte le proiezioni, a diventarne la terza entro il 2030, dimostrando come crescita e sviluppo siano facilitati dal contemporaneo consolidamento di istituzioni democratiche e diritti.
Sono ora maturi i tempi per una scelta coraggiosa dell’Occidente: l’allargamento del G7 all’India, facendo nascere un nuovo G8 fra le grandi economie del pianeta che condividono i fondamentali valori di libertà …
L’India è sulla Luna. La sonda Chandrayaan-3 si è posata sulla superficie del nostro satellite, poco distante dal Polo Sud, dove nessuno era ancora mai atterrato: “Un momento storico senza precedenti, l’alba di una nuova India, che riempie di gioia e di orgoglio 1,4 miliardi di esseri umani”, ha dichiarato il primo ministro Narendra Modi da Johannesburg.
Il successo spaziale è però solo uno degli indicatori che confermano la rapida ascesa dell’India come potenza globale: con un PIL di 3,38 trilioni di dollari nel 2022, l’India è già oggi la quinta economia del pianeta ed è destinata, secondo tutte le proiezioni, a diventarne la terza entro il 2030, dimostrando come crescita e sviluppo siano facilitati dal contemporaneo consolidamento di istituzioni democratiche e diritti.
Sono ora maturi i tempi per una scelta coraggiosa dell’Occidente: l’allargamento del G7 all’India, facendo nascere un nuovo G8 fra le grandi economie del pianeta che condividono i fondamentali valori di libertà e democrazia.
I motivi per invitare Nuova Delhi a far parte di un nuovo G8 sono molteplici.
Primo. Conviene all’Europa e all’Occidente. Non c’è oggi alcun dossier nel quale non siano evidenti i vantaggi di un’alleanza globale con l’India: sicurezza internazionale; contenimento della politica autoritaria ed espansiva di Pechino; de-risking dalla Cina e costruzione di nuove catene di approvvigionamento stabili e sicure; ulteriore integrazione fra le rispettive economie; globalizzazione dei diritti; tutela delle democrazie dell’Indo-Pacifico; nuove politiche nei confronti del Sud Globale. L’India può rappresentare un nuovo e solido pilastro sul quale l’occidente può poggiare le proprie strategie di lungo periodo in una crescente integrazione fra la sfera transatlantica e quella dell’indo-pacifico.
In più, l’India può essere il partner ideale per costruire una nuova stagione di cooperazione congiunta euro-indiana in Africa e in generale nel sud globale, in grado di essere una forte e credibile alternativa all’opacità dei progetti della Nuova Via della Seta, fondati su pratiche finanziarie al di fuori degli standard internazionali.
Secondo. Conviene all’India. Per Nuova Delhi i paesi del G7 sono il più importante partner economico e commerciale, la fonte principale di capitale e tecnologia, la prima destinazione della diaspora indiana. Un più stretto coordinamento strategico con Canada, Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Giappone e Stati Uniti rappresenta per Nuova Delhi un’opportunità per affrontare al meglio le crescenti sfide poste da Pechino nell’Indo-Pacifico e le molte reti costruite in questi anni fra India e Occidente vanno esattamente in questa direzione: il Quad-Quadrilateral Security Dialogue fra India, Giappone, Australia e Stati Uniti, che sta assumendo sempre più il profilo di un’organizzazione regionale per la sicurezza dell’area dell’Indo-Pacifico; la Supply Chain Resilience Initiative fra India, Giappone e Australia, per costruire sicure catene di approvvigionamento sulle tecnologie più strategiche; l’Indo Pacific Ocean Initiative, promossa da Modi per contrastare la Via della Seta Marittima di Pechino; l’Asia-Africa Growth Corridor, il progetto di India e Giappone per costruire un’alternativa più sostenibile alla cooperazione allo sviluppo con il continente africano; l’India-Africa Defense Dialogue, promosso da Delhi con oltre 25 paesi africani in diretta competizione con la crescente penetrazione di Russia e Cina nel continente africano.
Terzo. Conviene al Sud Globale. L’India ha connotato tutta la presidenza del G20 sui temi della crescita e dello sviluppo candidandosi a leader del Sud del mondo e proponendo una ricetta per i paesi in via di sviluppo diversa e distante dall’insostenibilità finanziaria e ambientale della Via della Seta Cinese. La partecipazione dell’India ad un nuovo G8 potrà condizionare le politiche distratte e poco efficaci dell’Occidente nei confronti del Sud Globale. E come sostiene Raja Mohan, uno dei più autorevoli analisti indiani di politica estera “l’India è la chiave per rompere le vecchie divisioni Est-Ovest e Nord-Sud che hanno plasmato il confronto geo-politico del XX secolo”. Divisioni che Cina e Russia, peraltro, tentano in ogni modo di alimentare, come si è visto in questi giorni al vertice dei Brics a Johannesburg, con Pechino che si candida a diventare leader di una coalizione eterogenea, unita quasi esclusivamente da un collante antioccidentale. L’India non ha alcun interesse strategico di lungo periodo al consolidarsi di un’alleanza “Brics” ed ha già fatto sapere di non ritenere credibile né la nascita di una valuta comune, né la trasformazione del summit in una vera e propria organizzazione intergovernativa. La Cina in deflazione e con una bolla immobiliare in via di esplosione e la Russia con un presidente che non esce dal bunker per paura di essere tradotto all’Aja, non sono poi così attrattive.
Quarto. Conviene all’Italia. Lo aveva ben compreso Mario Draghi quando, in occasione del G20 di Roma del 2021, inaugurò una nuova stagione di relazioni bilaterali fra Italia e India, dopo stallo della vicenda dei marò, dando vita ad una serie di intese in particolare nel settore energetico, tessile e militare. L’invito di quest’anno della premier Giorgia Meloni come ospite d’onore al “Raisina Dialogue”, la Davos geo-politica indiana, ha rappresentato, poi, un’ulteriore e positiva evoluzione di questa nuova stagione. L’Italia in uscita dalla Via della Seta cinese, può trovare nella grande democrazia indiana non soltanto un importante interlocutore politico, ma una rilevante opportunità economica per il nostro sistema delle imprese, incrementando ulteriormente l’interscambio commerciale, che già oggi ha raggiunto i 14,9 miliardi i dollari. L’1 gennaio del 2024, l’Italia assumerà la presidenza del G7. Un’occasione per diventare leader del processo di innovazione e allargamento del Gruppo dei Sette alla Repubblica dell’India.