A Bruno Vespa il merito di aver attirato l’attenzione su un dettaglio significativo finora non sufficientemente valutato: per quale ragione il comandante di un corpo d’élite protagonista di impegnative missioni viene messo a dirigere l’istituto geografico militare? Incarico di tutto rispetto sia chiaro, le benemerenze per l’appunto geografiche di quell’istituto sono indiscutibili; centrale nella rappresentazione cartografica del territorio. Resta la sproporzione tra incarichi operativi di notevole rischio e l’assegnazione ad un ufficio potremmo dire sedentario.
Vespa apre uno squarcio che merita di essere approfondito. Il cambio di destinazione sarebbe motivato dalle nette simpatie filo-Putin maturate nel periodo in cui il generale Vannacci ha prestato servizio come addetto militare all’ambasciata di Mosca. Se queste preferenze fossero confermate le preoccupazioni scaturite dal tenore del libro aumenterebbero notevolmente. Uno dei pochi punti fermi di un governo molto incerto in pol…
A Bruno Vespa il merito di aver attirato l’attenzione su un dettaglio significativo finora non sufficientemente valutato: per quale ragione il comandante di un corpo d’élite protagonista di impegnative missioni viene messo a dirigere l’istituto geografico militare? Incarico di tutto rispetto sia chiaro, le benemerenze per l’appunto geografiche di quell’istituto sono indiscutibili; centrale nella rappresentazione cartografica del territorio. Resta la sproporzione tra incarichi operativi di notevole rischio e l’assegnazione ad un ufficio potremmo dire sedentario.
Vespa apre uno squarcio che merita di essere approfondito. Il cambio di destinazione sarebbe motivato dalle nette simpatie filo-Putin maturate nel periodo in cui il generale Vannacci ha prestato servizio come addetto militare all’ambasciata di Mosca. Se queste preferenze fossero confermate le preoccupazioni scaturite dal tenore del libro aumenterebbero notevolmente. Uno dei pochi punti fermi di un governo molto incerto in politica estera è il sostegno all’Ucraina, vale a dire la massima distanza possibile dalla Russia di Putin. Questo potrebbe spiegare anche alcune vaghe allusioni fatte dal generale su certi retroscena di cui sarebbe al corrente.
I rapporti tra militari e politica nell’Italia repubblicana sono quasi sempre stati corretti e rassicuranti. In Francia, per esempio, i militari hanno avuto ruoli importanti anche nella vita politica, penso al tormentato abbandono dell’Algeria quando il generale Jacques Massu, anche lui comandante dei paracadutisti, arrivò a sostenere l’uso della tortura pur di contrastare i movimenti indipendentisti.
In Italia invece, esclusi alcuni episodi marginali, la sola eccezione di rilievo è stato il “Piano solo” del generale De Lorenzo comandante dell’Arma dei carabinieri. Ma erano gli anni Sessanta e la situazione era opposta all’attuale. Il “Piano” era progettato per azzerare la sinistra, in particolare il Pci di cui si temeva un avvicinamento al governo di centro-sinistra da poco in carica. In quei giorni il segretario del Psi Pietro Nenni si disse preoccupato da un inquietante “Tintinnio di sciabole”.
Anche se dal punto di vista politico poco o nulla ha a che vedere con il presente, siamo di fronte a una situazione da chiarire fino in fondo considerato che il generale Vannacci non fa mistero della sua tentazione di entrare in politica. Secondo Bruno Vespa: «Già prima dell’uscita del libro, Vannacci puntava a una candidatura alle elezioni europee». Non c’è nulla d’illegale in tutto questo, le preoccupazioni sono esclusivamente dettate da ragioni politiche e d’opportunità. Mentre la presidente Meloni stenta a prendere una posizione definita tra l’Europa delle democrazie e i suoi alleati sovranisti e neofascisti, gli estremisti alla sua destra sono in ebollizione. È indispensabile una piena consapevolezza di quanto si sta muovendo.
Nell’intervento c’è anche una puntura di ‘vespa’ alla sinistra criticata per la pubblicità fatta al libro. «Se non si fossero estrapolate da un impianto discutibile, ma articolato, alcune frasi gravissime tanto più inaccettabili per un alto ufficiale dell’Esercito, il libro avrebbe avuto una modesta circolazione». Non c’è dubbio che niente chiasso niente copie. Ma perché mai non si non si sarebbe dovuto fare un po’ di chiasso su affermazioni di tale gravità? Tanto più inaccettabili - come lo stesso Vespa riconosce - per un alto ufficiale dell’Esercito?