✕

Ambiente, la festa non è in spiaggia

Posillipo, Napoli

 

Ascolta l'audio

Le coste italiane subiscono una forte pressione antropica. E i grandi eventi aggravano il loro precario stato di conservazione
2 minuti di lettura

Dove la terra si incontra con il mare, una biodiversità nascosta si sviluppa nel bagnasciuga e nella sabbia e dà origine a forme complesse, indispensabili all’equilibrio raggiunto in quattro miliardi di anni di vita del pianeta.

Di questo processo dobbiamo essere rispettosi, come di tutti i sistemi — alcuni micro — che forse possiamo fare ancora in tempo a conservare.

Di molti processi non siamo completamente coscienti, ma sappiamo che sono decisivi per mantenere gli ecosistemi in buona salute e per proteggerli da cambiamenti, anche quelli climatici, che hanno un impatto su di noi.

Non si può essere sani in un mondo malato. Questo è il punto. Ed è un punto culturale: noi non difendiamo tracce sparute di biodiversità, difendiamo noi stessi.

La discussione sull’uso delle spiagge è un esempio tipico. Le spiagge non servono solo alla balneazione. Sono diventate luoghi dove si svolgono eventi di ogni genere, quasi tutti insostenibili.

Le spiagge sono un delicato equilibrio di dune, m…

Dove la terra si incontra con il mare, una biodiversità nascosta si sviluppa nel bagnasciuga e nella sabbia e dà origine a forme complesse, indispensabili all’equilibrio raggiunto in quattro miliardi di anni di vita del pianeta.

Di questo processo dobbiamo essere rispettosi, come di tutti i sistemi — alcuni micro — che forse possiamo fare ancora in tempo a conservare.

Di molti processi non siamo completamente coscienti, ma sappiamo che sono decisivi per mantenere gli ecosistemi in buona salute e per proteggerli da cambiamenti, anche quelli climatici, che hanno un impatto su di noi.

Non si può essere sani in un mondo malato. Questo è il punto. Ed è un punto culturale: noi non difendiamo tracce sparute di biodiversità, difendiamo noi stessi.

La discussione sull’uso delle spiagge è un esempio tipico. Le spiagge non servono solo alla balneazione. Sono diventate luoghi dove si svolgono eventi di ogni genere, quasi tutti insostenibili.

Le spiagge sono un delicato equilibrio di dune, microfauna, flora specifica. Gli stress non necessari causano conseguenze. Dune spianate per fare spazio a gare di motocross, piazzole per le batterie dei fuochi d’artificio o parcheggi.

Tutte le coste italiane subiscono una forte pressione antropica; i grandi eventi aggravano il loro precario stato di conservazione.

Per questo motivo, un anno fa, Marevivo ha lanciato una petizione che ha raggiunto 65 mila firme, per chiedere al governo norme che vietino la realizzazione di manifestazioni, pubbliche e private, ludico-sportive o culturali, specialmente all’interno di aree protette e limitrofe, ma anche in spiagge naturali o seminaturali. Eventi e spettacoli che possono e devono essere ospitati nei luoghi deputati al loro svolgimento, come stadi e arene.

Con questo appello, lanciato con Enpa, Lav, Sea Shepard e il Coordinamento italiano tutela ambienti naturali dai grandi eventi (oltre cinquanta associazioni nazionali, regionali e locali), Marevivo ha chiesto al ministro dell’Ambiente un intervento immediato.

I Criteri ambientali minimi, introdotti a fine 2022 che regolamentano gli eventi pubblici e vietano l’utilizzo delle spiagge, dovrebbero essere applicati anche agli eventi privati, soprattutto quando si svolgono sulle aree del demanio pubblico, spesso accordate a canoni di locazione irrisori in confronto al reddito prodotto e ai danni ambientali spesso irrecuperabili.

A questo proposito, è importante ricordare che i proventi da concessioni balneari valgono per lo Stato complessivamente poco più di 100 milioni di euro, cioè — per farsi un’idea — lo 0,5% del gettito Imu. Una cifra insignificante.

Inoltre, è affidata ai Comuni, i maggiori beneficiari di queste iniziative, la competenza per procedere alla valutazione della documentazione depositata da chi organizza l’evento, con incongruenze rispetto a questioni rilevanti come quella ambientale.

A dare una spinta alla trasformazione delle spiagge in palcoscenici suggestivi è stato Lorenzo Cherubini con i suoi Jova Beach Party, dal 2019 al 2022. È stato il primo momento di presa di coscienza pubblica della questione.

Dopo il caso Jova Beach Party è scattata la contestazione ad altri eventi, come le incongrue gare di motocross, le manifestazioni golfistiche in zone protette, o il Cous Cous Fest in programma a San Vito Lo Capo, in un lembo di terra circondato da due riserve naturali, con un concerto finale in spiaggia.

Le imprese (e a volte gli artisti) che organizzano questi eventi si difendono dicendo che alla fine segue una pulizia radicale dei luoghi. Ma non è questo il problema.

Le pulizie post-evento non bastano a ricostituire l’equilibrio preesistente, così come i presunti ripristini ambientali non possono ricreare artificialmente quanto la natura sedimenta nel tempo. Inoltre, non sono così complete. Notevoli quantità di micro-rifiuti — plastica, mozziconi, carte plastificate — rimangono nella sabbia e finiscono in mare.

È probabile che anche noi abbiamo la responsabilità di avere comunicato male le ragioni della nostra contrarietà agli eventi. Ma bisogna prendere atto che la trasformazione delle spiagge in palcoscenici è diventata una causa di disinformazione per i cittadini.

Ogni tanto piccoli passi avanti vengono da alcuni sindaci illuminati, i quali — nonostante le contestazioni — vietano l’utilizzo di mezzi meccanici per il ripristino dei lidi o per la realizzazione di concerti. Noi siamo dalla loro parte.

Chiediamo al governo che il nostro prezioso patrimonio di circa 8 mila km di coste venga preservato coniugando economia con ecologia, strumento necessario per il nostro futuro sul pianeta.

L’autrice è presidente di Marevivo

Leggi i commenti