Manovra, Pnrr e Patto di Stabilità: il governo nel triangolo dello scontento
di Francesco BeiCernobbio (Como), un momento del Forum Ambrosetti a villa d'Este
(fotogramma)«La storia presenta sempre il conto delle occasioni perdute», ha ricordato Sergio Mattarella nel messaggio inviato al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Si riferiva all’Europa e alla necessità di fare un passo in avanti nell’integrazione, ma non pochi vi hanno letto anche un accenno indiretto all’Italia.
E quale sia la possibile «occasione perduta» del Paese non è difficile da capire, basta parlare con chiunque tra le decine di imprenditori e manager invitati sul lago di Como: il Piano nazionale di ripresa e resilienza, quasi scomparso dal cruscotto politico del governo.
Forse anche per questo si spiega l’assenza tra gli ospiti di villa d’Este della premier Giorgia Meloni che, pur invitata, alla fine ha deciso di lasciar perdere. Una freddezza ben diversa dall’investimento mediatico fatto lo scorso anno quando, a poche settimane dal voto, Meloni pregustò proprio a Cernobbio un antipasto del trionfo che sarebbe arrivato il 25 Settembre.
Tutti le volevano parlare, tutti cercavano d…
«La storia presenta sempre il conto delle occasioni perdute», ha ricordato Sergio Mattarella nel messaggio inviato al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Si riferiva all’Europa e alla necessità di fare un passo in avanti nell’integrazione, ma non pochi vi hanno letto anche un accenno indiretto all’Italia.
E quale sia la possibile «occasione perduta» del Paese non è difficile da capire, basta parlare con chiunque tra le decine di imprenditori e manager invitati sul lago di Como: il Piano nazionale di ripresa e resilienza, quasi scomparso dal cruscotto politico del governo.
Forse anche per questo si spiega l’assenza tra gli ospiti di villa d’Este della premier Giorgia Meloni che, pur invitata, alla fine ha deciso di lasciar perdere. Una freddezza ben diversa dall’investimento mediatico fatto lo scorso anno quando, a poche settimane dal voto, Meloni pregustò proprio a Cernobbio un antipasto del trionfo che sarebbe arrivato il 25 Settembre.
Tutti le volevano parlare, tutti cercavano di accreditarsi con l’underdog: boiardi di Stato in cerca di riconferma, manager e banchieri. Per quei rabdomanti del potere era evidente come sarebbe finita la partita delle urne. Quest’anno è diverso, la luna di miele con la destra sembra finita anche se questa platea di capitalisti non trova ancora nell’opposizione una risposta credibile.
A pesare nella disillusione nei confronti del governo sono soprattutto tre fattori. Il primo, appunto, è il Pnrr e quello che, a gente abituata a ragionare di investimenti e risultati, sembra l’annuncio di un gigantesco fallimento. Un’occasione perduta, che non si ripeterà.
Il secondo lato di questo triangolo della disaffezione è la legge di bilancio. Le premesse non sono le migliori e non consentono entusiasmi. I soldi sono pochi e quei pochi non saranno destinati alle imprese, in più non si vede all’orizzonte nessuna riforma che possa aumentare la concorrenza e la produttività.
Anzi, le ultime mosse economiche del governo hanno destato sconcerto. A partire dalla vexata quaestio della tassa sui cosiddetti extraprofitti delle banche, annunciata maldestramente come il mussoliniano oro alla Patria, poi in parte ritrattata, ma sempre additando gli istituti bancari alla stregua di profittatori del popolo. Non un buon viatico per una platea divisa su molte cose tranne che nell’adorazione del mercato e della politica che vi interviene il meno possibile.
C’è poi un’altra vicenda che viene discussa nei corridoi di villa d’Este e ancora non ha raggiunto le prime pagine, ovvero l’ipotesi che il governo possa stangare anche quegli operatori che si sono accollati gli Npl, i crediti deteriorati. «Sarebbe la seconda volta, dopo la tassa sulle banche, che il governo attenta alla certezza degli investimenti e stiamo parlando di grossi fondi internazionali», confida una fonte che sta seguendo la partita. Da qui il nervosismo per un governo che viene visto alla canna del gas e quindi capace di tutto. Un nervosismo aumentato dalle ultime notizie sul Pil in frenata allo 0,4 per cento nel secondo trimestre.
Il terzo lato di questo “triangolo dello scontento” è il Patto di Stabilità, o meglio la mancata revisione dei criteri del Patto. C’è un timore diffuso per il ritorno alle vecchie regole che portarono all’austerità. Gli anni del “tana liberi tutti”, del deficit, dei ristori di Stato, appaiono ormai chiusi. L’alternativa è tornare al vecchio impianto di Maastricht o provare a portare la Germania e i frugali a un tavolo di trattativa su regole più flessibili, come quelle elaborate dalla Commissione europea e già respinte da Berlino.
Il commissario all’Economia Gentiloni, che oggi (sabato 2 settembre) approderà a Villa d’Este, ha riservatamente invitato il nostro Paese a coordinarsi e fare massa critica con la Spagna e la Francia, in modo da non isolarsi e provare a strappare qualcosa. Non la sospensione per un altro anno del Patto, obiettivo irrealistico, ma quanto meno l’avvio di un negoziato politico con il fronte del rigore. Finora però da Roma nulla si è mosso.
E così, tra l’economia reale che mostra i primi segni di rallentamento, l’inflazione che resta alta, il Pnrr che langue e il Patto di Stabilità che incombe, l’umore degli imprenditori vira verso il nero. Meloni l’anno scorso spopolò a Cernobbio vestita di rosa confetto, ma l’effetto-Barbie sembra esaurito. Resta una sedia vuota e questi nuvoloni scuri che si addensano sopra il lago.