Migranti, identificare i morti senza nome diventi un obbligo previsto dal diritto europeo
di Charles Autheman, Cristina Cattaneo, Tania Delabarde e Bertrand LudesIl 9 agosto, quarantuno persone sono scomparse al largo delle coste di Lampedusa. Grazie alle testimonianze dei quattro superstiti sappiamo che l’imbarcazione era partita dalle coste tunisine con quarantacinque passeggeri, tra cui tre bambini. Questa ennesima tragedia si aggiunge alla lunga lista dei drammi avvenuti in mare negli ultimi anni. Arriva dopo dieci anni dal naufragio del 3 ottobre 2013, ancora una volta al largo di Lampedusa, una delle più grandi tragedie marittime del XXI secolo.
Due mesi fa, nella notte tra il 13 e il 14 giugno, il naufragio di un'altra imbarcazione al largo delle coste greche ha provocato la scomparsa di diverse centinaia di persone. In assenza del recupero del relitto e degli esami forensi, l'identità degli uomini, delle donne e dei bambini scomparsi in questa tragedia non sarà formalmente stabilita.
Questa assenza di raccolta dati post mortem, e la concomitante assenza di attivazione di procedure di raccolta dei dati ante mortem dai famigliari degli s…
Il 9 agosto, quarantuno persone sono scomparse al largo delle coste di Lampedusa. Grazie alle testimonianze dei quattro superstiti sappiamo che l’imbarcazione era partita dalle coste tunisine con quarantacinque passeggeri, tra cui tre bambini. Questa ennesima tragedia si aggiunge alla lunga lista dei drammi avvenuti in mare negli ultimi anni. Arriva dopo dieci anni dal naufragio del 3 ottobre 2013, ancora una volta al largo di Lampedusa, una delle più grandi tragedie marittime del XXI secolo.
Due mesi fa, nella notte tra il 13 e il 14 giugno, il naufragio di un'altra imbarcazione al largo delle coste greche ha provocato la scomparsa di diverse centinaia di persone. In assenza del recupero del relitto e degli esami forensi, l'identità degli uomini, delle donne e dei bambini scomparsi in questa tragedia non sarà formalmente stabilita.
Questa assenza di raccolta dati post mortem, e la concomitante assenza di attivazione di procedure di raccolta dei dati ante mortem dai famigliari degli scomparsi, solleva molte questioni etiche e legali, poiché ostacola la possibilità per i parenti del defunto di elaborare il lutto in assenza di una salma o di avviare le consuete procedure amministrative in caso di decesso – le quali richiedono, appunto, un certificato di morte.
Negli ultimi due decenni, i morti senza identità all’interno e alle porte dell’Europa sono aumentati in modo significativo. Questo fenomeno è intimamente legato alla crescente pericolosità della migrazione transfrontaliera e in particolare delle traversate marittime. Al di là dei morti in mare, la cui identità precisa rimane spesso sconosciuta, bisogna riconoscere l'aumento dei cadaveri senza identità sul territorio europeo.
Osserviamo il crescente arrivo, nei nostri servizi medico-legali di Parigi e Milano, di corpi senza alcun elemento indicativo della loro identità e per i quali la presa in carico non rientra in un protocollo che esiste per le vittime di catastrofi ma che raramente viene applicato ai decessi ordinari.
Questa realtà si inserisce in un contesto più generale in cui le scienze medico-legali hanno compiuto notevoli progressi, in particolare per quanto riguarda la raccolta, il confronto e l'archiviazione dei dati morfologici, biometrici e genetici. L'attuazione di sforzi concertati a livello europeo consentirebbe di applicare il quadro legislativo che darebbe a questi corpi anonimi la possibilità di essere identificati un giorno.
Inserendo nel diritto europeo l'obbligo statale di identificare i morti sconosciuti imponendo di raccogliere i dati scientifici ante mortem dai parenti (fotografie, radiografie, materiale clinico e genetico) e di confrontarli con quelli post mortem ottenuti attraverso autopsie complete sui corpi sconosciuti sarebbe possibile implementare e consolidare i database contenenti connotati, contrassegni e profili genetici al fine di massimizzare la possibilità di identificare i cadaveri sconosciuti.
In risposta all'onda emotiva suscitata dal naufragio del 18 aprile 2015, l'Italia aveva preso l'iniziativa di recuperare da 400 m sotto il livello del mare il relitto del peschereccio al fine di intraprendere un lavoro di identificazione delle circa 1000 vittime.
Questa iniziativa non è stata rinnovata durante i successivi naufragi e, in relativo silenzio, le nostre società si sono abituate al fatto che uomini, donne e bambini possono scomparire senza lasciare traccia e senza che i loro familiari siano debitamente informati.
Mentre ci prepariamo a commemorare i 10 anni dalla tragedia del 3 ottobre 2013, ci sembra necessario trasformare l’emozione in azione. Facciamo appello affinché un impegno collettivo metta in campo gli sforzi necessari ad accelerare e garantire la ricerca dell'identità dei morti senza nome, restituendo così ai loro famigliari i cari dispersi che ancora cercano. Cosa che non può essere avvenire senza nuovi provvedimenti legislativi su scala europea.
Charles Autheman, consulente internazionale specializzato in diritti umani
Cristina Cattaneo, professore ordinario di medicina legale, Labanof, Università degli Studi di Milano
Tania Delabarde, antropologo forense, Istituto medico-legale di Parigi
Bertrand Ludes, professore di medicina legale, direttore dell'Institut medico-legale de Paris