Povera orsa, presa a fucilate ed abbattuta vicino a un pollaio abusivo in quel di San Benedetto dei Marsi. Come ha potuto ridursi così l’orso, che è stato per migliaia d’anni il re indiscusso della foresta? Vigoroso, coraggioso, guerriero invincibile, animale, o meglio creatura venerata, e prima ancora capostipite di schiatte regali come i sovrani di Danimarca. Guida e mentore di sciamani che prevedevano il futuro, e s’ammantavano della sua pelle per officiare riti.
Le popolazioni celte, ma anche i Germani e gli Slavi, vedevano in lui il simbolo della regalità stessa. Del resto noi umani conviviamo con questo animale della famiglia Ursidae e dell’ordine dei Carnivori, ovvero un mammifero, imparentato strettamente, secondo lo storico Michel Pastoureau, con il gatto, la volpe e il cane, da 80.000 anni. Giunto dal continente asiatico, secondo i paleontologi discende dai canidi, o almeno ha parenti comuni con loro, ed è un plantigrado: poggia a terra l’intera pianta dei piedi quando cam…
Povera orsa, presa a fucilate ed abbattuta vicino a un pollaio abusivo in quel di San Benedetto dei Marsi. Come ha potuto ridursi così l’orso, che è stato per migliaia d’anni il re indiscusso della foresta? Vigoroso, coraggioso, guerriero invincibile, animale, o meglio creatura venerata, e prima ancora capostipite di schiatte regali come i sovrani di Danimarca. Guida e mentore di sciamani che prevedevano il futuro, e s’ammantavano della sua pelle per officiare riti.
Le popolazioni celte, ma anche i Germani e gli Slavi, vedevano in lui il simbolo della regalità stessa. Del resto noi umani conviviamo con questo animale della famiglia Ursidae e dell’ordine dei Carnivori, ovvero un mammifero, imparentato strettamente, secondo lo storico Michel Pastoureau, con il gatto, la volpe e il cane, da 80.000 anni. Giunto dal continente asiatico, secondo i paleontologi discende dai canidi, o almeno ha parenti comuni con loro, ed è un plantigrado: poggia a terra l’intera pianta dei piedi quando cammina, ma si alza anche su due zampe.
Insomma, ci somiglia in qualche modo e del resto noi facciamo famiglia con gli orsi da tanto, come testimonia una sepoltura nella grotta di Regourdou in Francia: in una sepoltura di età neanderthaliana un nostro lontano antenato è posto accanto a un orso bruno sotto la unica lastra di pietra compresa tra due blocchi di sasso. Antica divinità, oltre che fraterno compagno, temuto e insieme amato, e sempre ammirato.
Metropolis/393 - Amarena, nel paese dov'è stata uccisa l'orsa. Zunino: "Qui tutti stanno con chi ha sparato"
L’orso ha subito un drastico ridimensionamento in età cristiana. Legato ai riti pagani che la Chiesa di Roma cercava di soffocare, è stato accusato di essere sanguinario e dotato d’una sessualità prodigiosa e prepotente. Gli orsi che rapiscono le donne sono presenti in molti faits divers illustrati anche nell’Ottocento nelle gazzette e nei fogli popolari. Nel Seicento, poi, in Savoia un orso rapisce una ragazza e ne fa la sua sposa. La storia, finita male naturalmente, ha ispirato a Prosper Mérimée una novella.
La Chiesa l’ha duramente combattuto vedendo nel suo culto persino un concorrente della figura di Cristo. Da protettore dei boschi è diventato un reietto, al massimo buono per essere ridotto a fenomeno da circo. Ma ci sono anche gli orsi e le orse buone, naturalmente addomesticati dai santi come Martino, che li trasforma in animali da traino.
Che il culto dell’orso sia stato fondamentale lo testimoniano Berna e Berlino che l’hanno elevato a simbolo totemico della città. Il suo posto è stato preso dal Leone, animale cristiano per eccellenza, tanto che un evangelista, Marco, s’identifica con lui.
La caccia comincia con Carlo Magno che ne fa strage. Ma l’orso e l’orsa non scompaiono. Paradossalmente, ma non troppo, entrano poi nelle camerette dei bambini. L’ambivalenza è all’origine di questo suo successo postumo; nasce da un episodio di caccia di Theodore Roosevelt nel 1902 e dall’idea di un fabbricante di bambole: Teddy Bear. Perché questo successo? Perché è peloso, perché è caldo, perché ciò che temiamo può anche essere desiderato.
La passione per l’orso è contagiosa come racconta il documentario Il mio vicino è un orso (2020) di Mattia Cialoni, in cui la marsicana Sabrina di Villalago dedica la sua vita all’avvistamento dell’orsa Amarena, quella presa a fucilate, che appare e scompare tra le case e i boschi, predando orti e coltivazioni di mele e di ciliegie.
La pena per l’uccisore — «ho fatto una scemenza» — potrebbe essere quella di vedere un numero infinito di volte il film d’animazione La famosa invasione degli orsi in Sicilia di Lorenzo Mattotti, tratto da Dino Buzzati. Al contrario di quanto capita al protagonista di Arancia meccanica, non si tratta d’una punizione — la Cura Ludovico — ma di un ammaestramento per il futuro: gli orsi siamo noi, solo sotto mentite spoglie.
Come nel racconto disegnato di Buzzati, sono gli uomini che corrompono gli orsi, la cui unica speranza è di tornare ai loro amati boschi, gli stessi che gli abbiamo sottratto e ridotto a piccole porzioni di territorio. Povera orsa!