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Superbonus, il paradosso di Munchausen

Giuseppe Conte

 (ansa)

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Il punto di martedì 5 settembre
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Come definire la polemica sul superbonus edilizio del governo Conte, la misura che secondo Giorgia Meloni e il suo ministro dell’Economia ha scassato il bilancio dello Stato? Si tratta di quei rimborsi al 110 per cento che sono stati una manna dal cielo per migliaia di imprese edili, ma che oggi costituiscono un fardello insostenibile - ottanta e passa miliardi di euro - tale da impedire gli interventi incisivi necessari a spingere la ripresa.

Nel merito le critiche degli esperti superano di gran lunga gli apprezzamenti. Si riconosce, è vero, che all’indomani della pandemia, l’economia creativa dell’esecutivo 5S-Pd contribuì a far risalire il Pil. Ma a quale prezzo, è appunto il tema di cui si discute. Ed è un argomento politico prima che economico. Con una legge finanziaria da mettere in cantiere senza soldi, Meloni e Giorgetti hanno trovato la leva per rovesciare sui predecessori di opposto colore politico il peso del disastro. L’accusa è di irresponsabilità. Aver aiutato il sistem…

Come definire la polemica sul superbonus edilizio del governo Conte, la misura che secondo Giorgia Meloni e il suo ministro dell’Economia ha scassato il bilancio dello Stato? Si tratta di quei rimborsi al 110 per cento che sono stati una manna dal cielo per migliaia di imprese edili, ma che oggi costituiscono un fardello insostenibile - ottanta e passa miliardi di euro - tale da impedire gli interventi incisivi necessari a spingere la ripresa.

Nel merito le critiche degli esperti superano di gran lunga gli apprezzamenti. Si riconosce, è vero, che all’indomani della pandemia, l’economia creativa dell’esecutivo 5S-Pd contribuì a far risalire il Pil. Ma a quale prezzo, è appunto il tema di cui si discute. Ed è un argomento politico prima che economico. Con una legge finanziaria da mettere in cantiere senza soldi, Meloni e Giorgetti hanno trovato la leva per rovesciare sui predecessori di opposto colore politico il peso del disastro. L’accusa è di irresponsabilità. Aver aiutato il sistema produttivo, o meglio il settore edilizio, a un costo esorbitante per le casse statali, in una sorta di furbesca partita di giro. Una partita, anzi, che si chiude in negativo per il bilancio pubblico. Qualcuno ha evocato il paradosso del barone di Munchausen, quando il famoso fanfarone raccontò di essersi salvato da una palude in cui era sprofondato afferrandosi per i capelli e tirandosi su da solo.

Giorgetti: "Se penso al Superbonus mi viene il mal di pancia. Gli altri mangiano, lo Stato paga"

Giuseppe Conte, sentendosi messo sotto tiro, ha risposto di aver lasciato al governo di centrodestra un’Italia che “correva come una Ferrari”: paragone per la verità non troppo felice, ma il senso è chiaro. Il superbonus era un’invenzione utile a creare posti di lavoro in un momento difficile; e pazienza per i miliardi a carico del bilancio, per quelli bastava attendere l’arrivo dei fondi del Pnrr. Le posizioni sono quindi ben definite. I 5S difendono l’uso disinvolto della spesa pubblica. In fondo, sotto il profilo generale, c’è la stessa logica tra il passivo registrato per finanziare il reddito di cittadinanza e quello, assai maggiore, creato con il meccanismo dei superbonus. Viceversa a Palazzo Chigi, non avendo risorse da spendere, scelgono un profilo rigoroso, quasi da Destra storica (si fa per dire) e difendono ovviamente l’equilibrio del bilancio.

Se questi sono i termini della polemica, i riflessi investono anche il rapporto tra Pd e il suo alleato/rivale: il partito di Conte. Al di là di come il governo usa la contraddizione del superbonus quale arma politica, resta qualcosa da chiarire tra Pd e 5S. Nella costruzione di una prospettiva di governo alternativo, è evidente che il populismo non potrà avere eccessivo spazio. Il superbonus è servito a raccogliere abbondante consenso, ma il suo modello oggi non è più proponibile. O magari, sì. Ma a maggior ragione il centrosinistra dovrà presto decidere con quale volto presentarsi agli elettori: se con il profilo di Conte che parla di un’Italia da corsa finanziata dal bilancio statale; oppure con quello prudente e filo-europeo interpretato, ad esempio, da un Paolo Gentiloni.

Dove si colloca Elly Schlein non è ancora chiaro, eppure si avvicina il momento in cui una verifica sulla proposta economica s’imporrà.

Finora la suggestione del salario minimo è bastata a creare una base comune fra Pd e 5S, tuttavia ci vorrà altro per presentarsi agli elettori con un’idea credibile di governo dell’economia. In tempi difficili, le risorse pubbliche usate per creare l’illusione di una sfera dove tutto è possibile “gratuitamente” non sono un’ipotesi realistica. E il Pd non può essere d’accordo su questo con i 5S. Ma bisogna vedere fino a che punto è disposto a spingersi per saldare l’asse politico che è ancora fragile.

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