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Modi leader dei Paesi nuovi

L’India si pone come guida dei Brics che snobbano l’Europa, mentre Cina e Usa si neutralizzano sul piano commerciale
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Mentre Cina e Stati Uniti si neutralizzano a vicenda sul piano commerciale e la guerra in Ucraina prosegue, il primo ministro indiano Modi si afferma come leader del nuovo mondo. È il mondo post-Covid che sta nascendo indipendentemente dall’Occidente e nel quale l’Europa, agli occhi dell’Asia, conta ormai poco nel rapporto delle forze geopolitiche.

A settembre l’India ospiterà il G-20. Per Modi sarà un’occasione per dimostrare il suo potere, prima di presentarsi l’anno prossimo all’elettorato. La recente missione spaziale indiana, coronata da successo e da un allunaggio riuscito, è stata motivo di orgoglio per il Paese. Adesso l’organizzazione del B-20, il meeting economico mondiale appena conclusosi a Nuova Delhi, è servito da prova generale…

Mentre Cina e Stati Uniti si neutralizzano a vicenda sul piano commerciale e la guerra in Ucraina prosegue, il primo ministro indiano Modi si afferma come leader del nuovo mondo. È il mondo post-Covid che sta nascendo indipendentemente dall’Occidente e nel quale l’Europa, agli occhi dell’Asia, conta ormai poco nel rapporto delle forze geopolitiche.

A settembre l’India ospiterà il G-20. Per Modi sarà un’occasione per dimostrare il suo potere, prima di presentarsi l’anno prossimo all’elettorato. La recente missione spaziale indiana, coronata da successo e da un allunaggio riuscito, è stata motivo di orgoglio per il Paese. Adesso l’organizzazione del B-20, il meeting economico mondiale appena conclusosi a Nuova Delhi, è servito da prova generale in vista del G-20. Il discorso finale di Modi al B-20, indirizzato tanto alle imprese quanto ai governi, ha molto su cui farci riflettere. Tralasciamo le motivazioni di politica interna, a pochi mesi dalle urne: noi saremo la terza economia mondiale, la nostra è la migliore crescita tra quelle dei Paesi del G-20, il mondo intero si rivolge a noi... Resta l’aspetto internazionale. Modi spiega che il nuovo mondo post-Covid è in una cattiva situazione perché è a corto di “fiducia globale”, ma l’India possiede quella merce rara ed è disposta a donargliela. Secondo quello che ha detto, l’India sarebbe la “farmacia del mondo”.

L’India si presenta dunque come l’unica alternativa in Asia a una Cina la cui crescita sta dando segnali negativi. Come l’unica potenza in movimento in grado di discutere alla pari con gli Stati Uniti. Come il leader dei Brics e come il protettore privilegiato dell’Africa, che ha invitato al tavolo del G-20. Non siamo più ai tempi della Conferenza di Bandung del 1955, quando il presidente indonesiano Sukarno raccomandò il non-allineamento in un mondo di guerra fredda dominato economicamente dall’Occidente. Il centro di gravità dell’economia mondiale sta scivolando verso Est, accompagnato dalla rivendicazione politica espressa da Modi.

Non soddisfatto di mettere in discussione il peso della Cina in Africa e tra i Brics, Modi ha attaccato il suo potente vicino avvertendolo che gestire i suoi minerali rari in modo selettivo equivarrebbe a praticare una nuova forma di “colonialismo”, parola molto pesante, pregna di significato e indice della tensione che spiegherebbe perché il presidente Xi Jinping si asterrà dal partecipare al G-20.

In 40 minuti di discorso, Modi non ha pronunciato una sola parola sull’Europa.

Ecco, questo per ciò che concerne la geopolitica. Il discorso indirizzato al mondo economico è stato di tutt’altra natura. Durante il B-20 l’idea era quella di blandire le imprese per farle investire in India invece che altrove, nello specifico nelle infrastrutture, nell’energia, nelle rinnovabili. Le aziende americane erano in prima fila, come anche alcune società asiatiche e molte in rappresentanza di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Sul piano europeo, quelle più in vista erano le imprese britanniche, grazie alla presenza degli amministratori delegati di Bp e Hsbc.

Che cosa possiamo dedurre da tutto ciò? Che Modi spinge la sua ambizione di leadership facendo affidamento sulla guerra fredda tra Cina e Stati Uniti. Che il disallineamento tra i Paesi del G-7 e i Paesi del G-20 non è mai stato altrettanto immenso. E che l’Europa ai loro occhi non ha più nessuna importanza, si presenta in ordine sparso. Si può affermare che l’India sta esagerando con il suo atteggiamento arrogante, che non ha né i mezzi politici né quelli economici per affermare la sua potenza, che resta un Paese difficoltoso per chi vuole investire. Tutto questo non vuol dire che noi europei possiamo continuare a indugiare nella nostra indolenza davanti ai progressi di un mondo che non ci aspetta. Una nostra migliore integrazione nell’Unione europea e nostre relazioni più intense con i “Paesi nuovi” sono assolutamente indispensabili. Le divisioni tra noi europei ci penalizzano e le ambizioni esclusivamente nazionali hanno scarse possibilità di riuscita.

Dopo l’Italia, i meeting del G-20 e del B-20 sono stati fissati in Indonesia, in India e poi in Brasile, tutti Paesi nei quali i progetti di trattati commerciali con l’Unione europea sono a un punto morto. Modi ha ragione quando dice che un nuovo mondo post-Covid si è messo in marcia. Insieme, in Europa, è giunta l’ora di trarre le conclusioni di questa nuova ripartizione del potere.

Traduzione di Anna Bissanti

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