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Sostenete Cappato perché rappresenta l’aria nuova

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Appello ai 5S e ai dem per dare appoggio al radicale al Senato sostenitore dei diritti civili
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Cara Elly Schlein e caro Giuseppe Conte,

non pensate che sarebbe utile — per voi, per i vostri partiti, per l’elettorato di sinistra e per quello di centro e, infine, per la politica tutta — che Marco Cappato fosse eletto senatore?

Cappato ha deciso di candidarsi nel collegio di Monza, rimasto vacante dopo la morte di Silvio Berlusconi, in alternativa al candidato delle destre Adriano Galliani. Finora può contare sul sostegno di Europa verde, Sinistra italiana, Azione, Socialisti e Radicali italiani. Ma i vostri due partiti non si sono ancora pronunciati su quella candidatura. Eppure, essa mi sembra espressione della massima ragionevolezza e del miglior buon senso politico.

Mi si dirà: come può essere definita ragionevole la candidatura di un radicale — un radicale! — che sembra evocare irresistibilmente posizioni estreme e scelte minoritarie, opzioni divisive e decisioni intransigenti? Se riuscissimo a superare pregiudizi e stereotipi potremmo verificare agevolmente che le cose no…

Cara Elly Schlein e caro Giuseppe Conte,

non pensate che sarebbe utile — per voi, per i vostri partiti, per l’elettorato di sinistra e per quello di centro e, infine, per la politica tutta — che Marco Cappato fosse eletto senatore?

Cappato ha deciso di candidarsi nel collegio di Monza, rimasto vacante dopo la morte di Silvio Berlusconi, in alternativa al candidato delle destre Adriano Galliani. Finora può contare sul sostegno di Europa verde, Sinistra italiana, Azione, Socialisti e Radicali italiani. Ma i vostri due partiti non si sono ancora pronunciati su quella candidatura. Eppure, essa mi sembra espressione della massima ragionevolezza e del miglior buon senso politico.

Mi si dirà: come può essere definita ragionevole la candidatura di un radicale — un radicale! — che sembra evocare irresistibilmente posizioni estreme e scelte minoritarie, opzioni divisive e decisioni intransigenti? Se riuscissimo a superare pregiudizi e stereotipi potremmo verificare agevolmente che le cose non stanno affatto così.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Marco Cappato intervista]]

Consideriamo quella che è la problematica sulla quale Cappato più si è esposto e più ha ottenuto consensi: oltre che, va da sé, contestazioni e critiche. Ecco, penso proprio che non si debba essere necessariamente favorevoli all’eutanasia per sostenere l’utilità della presenza di Cappato in Parlamento.

Infatti, il vero problema è che in Italia manca non solo una legge sull’eutanasia, ma soprattutto un dibattito parlamentare e istituzionale sul tema. Ricordo che, nel novembre del 2019, la Corte Costituzionale emise una sentenza, a proposito della vicenda dell’aiuto al suicidio prestato da Cappato a Fabiano Antoniani, nella quale chiedeva alle Camere di legiferare in materia entro un anno.

Da allora, di anni ne sono passati quasi quattro e nulla è stato fatto nella direzione indicata dalla Consulta. Cappato, la sua competenza e le sue vertenze potrebbero fungere da acceleratore affinché una grande questione etica e giuridica diventi materia di confronto parlamentare e, infine, legge. Anche perché il sentimento popolare sui temi del fine vita sembra essere assai diverso da quello espresso dai partiti politici. Un sondaggio ripetuto anno dopo anno presso

un campione rappresentativo di cittadini di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e provincia autonoma di Trento, documenta come il favore per l’eutanasia cresca costantemente, fino a raggiungere l’81% degli intervistati.

Questo umore profondo, fatto di dolore e di consapevolezza, dovrà pur trovare spazio per manifestarsi all’interno delle istituzioni della rappresentanza. Ma l’attività di Marco Cappato non è riducibile a tale questione. Attraverso l’associazione Luca Coscioni e il movimento sovranazionale Eumans sono state promosse due importantissime tematiche.

La prima si presenta come una strategia della transizione ecologica che accoglie il meglio della riflessione ambientalista, di quella scientifica e della teoria dello sviluppo sostenibile, ai fini di un approccio razionale e intelligente all’ecologia, sottratta a ogni tentazione ideologica e a ogni suggestione minoritaria. Un punto

di vista che sappia manovrare le problematiche dell’innovazione tecnologica e delle crisi industriali, senza alcuna concessione al populismo pauperistico (Cappato: «spostare le tasse dal lavoro al consumo delle risorse ambientali e alle emissioni»).

La seconda questione è quella della partecipazione civica. All’origine c’è una riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sulla obsolescenza delle sue forme classiche. Ma anche un cantiere di progetti e iniziative che intendono modificare radicalmente gli istituti della partecipazione pubblica, partendo dalla rivitalizzazione dello strumento del referendum e dalla sperimentazione

di quella che il filosofo Alexander Guerrero chiama «democrazia deliberativa» (esperienze in tal senso si sono già avute in Canada, Francia, Brasile, Mongolia, Colombia, Bulgaria, Irlanda, Paesi Bassi…).

Questa si basa sul rinnovamento dei meccanismi di selezione dei decisori: accanto alla consueta forma di elezione dei rappresentanti si introduce, esclusivamente

per alcune tematiche, la procedura del sorteggio.

Non c’è da scandalizzarsi. Già nell’antica Atene si ricorreva all’estrazione a sorte per indicare i membri di quelle corti che rappresentavano un asse portante del sistema politico. Attenzione: si tratta di una ipotesi destinata ad arricchire il sistema della rappresentanza e che, dunque, non deve sostituire in alcun modo gli istituti tradizionali, ma integrarli, vivificarli, rinnovarli.

È un’ipotesi licenziosa? Ma, in un Paese dove l’astensionismo cresce drammaticamente, e dove non una proposta seria è stata formulata per incrementare la partecipazione, come non cogliere la novità contenuta in quel progetto, se il suo fine è il miglioramento della qualità della rappresentanza?

Questo potrebbe essere il senso di una candidatura-Cappato: portare un’aria nuova e originale sui grandi temi della contemporaneità. Inoltre, ricordiamolo, non si tratta di “regalare un collegio a un radicale” (al momento, la partita sembra persa), ma di sostenere una bella battaglia politica e culturale che può far crescere tutti. Si incrineranno vecchi agglomerati ideologici e antichi conformismi concettuali, ma mi sembra una sfida che merita di essere affrontata. Che ne pensate, cara Elly Schlein e caro Giuseppe Conte?

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