Non è cosi che si cura la piaga
di Massimo AmmanitiLo stesso problema della criminalità giovanile, che sta affrontando il Governo Italiano, si era posto negli Stati Uniti durante la Presidenza Bush con la proposta del governo americano di abbassare l’imputabilità a 12 anni, a cui si opposero famosi neurobiologi, come Jay Giedd, e neuropsichiatri, le cui ricerche avevano documentato che nella prima adolescenza il cervello è ancora in fase di maturazione, non ancora in grado di prevedere le conseguenze dei propri comportamenti. Infatti i lobi frontali e prefrontali del cervello, che intervengono nella programmazione e nella previsione delle conseguenze dei comportamenti personali, maturano più tardivamente dopo i 20 anni. Per chiarire meglio queste osservazioni scientifiche basta osservare il comportamento di moltissimi adolescenti in motorino, che attraversano il semaforo col rosso, con la convinzione che a loro non succederà nulla, nonostante si sappia che gli incidenti stradali rappresentano la prima causa di morte in questa età. Neg…
Lo stesso problema della criminalità giovanile, che sta affrontando il Governo Italiano, si era posto negli Stati Uniti durante la Presidenza Bush con la proposta del governo americano di abbassare l’imputabilità a 12 anni, a cui si opposero famosi neurobiologi, come Jay Giedd, e neuropsichiatri, le cui ricerche avevano documentato che nella prima adolescenza il cervello è ancora in fase di maturazione, non ancora in grado di prevedere le conseguenze dei propri comportamenti. Infatti i lobi frontali e prefrontali del cervello, che intervengono nella programmazione e nella previsione delle conseguenze dei comportamenti personali, maturano più tardivamente dopo i 20 anni. Per chiarire meglio queste osservazioni scientifiche basta osservare il comportamento di moltissimi adolescenti in motorino, che attraversano il semaforo col rosso, con la convinzione che a loro non succederà nulla, nonostante si sappia che gli incidenti stradali rappresentano la prima causa di morte in questa età. Negli Stati Uniti dopo questo dibattito si è proceduto in modo diverso nei vari Stati dell’Unione, in molti casi considerando l’età un’attenuante importante.
Nell’affrontare la criminalità giovanile e le babygang può venirci in soccorso quello che scrisse il giudice Giovanni Falcone per combattere il mondo della mafia: devi entrare nel modo di pensare dei mafiosi, nei loro comportamenti e nei loro codici. Sosteneva che non è sufficiente la repressione, bisogna cercare per quanto possibile di sradicare la cultura mafiosa attorno a loro, che garantisce complicità, omertà e sostegni. La stessa cosa si può dire oggi a proposito delle baby gang che non nascono oggi, ma hanno profondamente infiltrato il mondo degli adolescenti e dei giovani non solo a Caivano, anche in molte Regioni del Sud e addirittura nelle periferie di Milano. Queste bande sono entrate nel mercato delle droghe, non solo ne fanno ampiamente uso, le spacciano e ne sono corrieri al servizio della criminalità organizzata, che le utilizza anche perché i ragazzi non sono imputabili dato che alcuni di loro non hanno ancora raggiunto i 14 anni. La loro presenza criminale nelle periferie e nei quartieri crea paura e allarme negli abitanti, rapine, violenze e stupri, e allo stesso tempo costituisce un modello negativo attraente per i coetanei, dal momento che i giovani che ne fanno parte maneggiano in modo spregiudicato e violento soldi, coltelli ed armi.
Stiamo assistendo ad un intervento muscolare da parte del governo, sollecitato da Salvini, per cercare di affrontare questo fenomeno con misure restrittive, che a mio parere non sono in grado di andare alle radici del fenomeno. E quali sono le radici che andrebbero sradicate ? Nella maggior parte dei casi gli adolescenti, affiliati a queste gang, vivono in un contesto degradato, in famiglie con alto tasso di disoccupazione e di violenza, incapaci di rappresentare una guida per i figli e motivarli a frequentare le scuole, anche perché l’istruzione rimane troppo lontana e non garantisce l’ingresso nel mondo del lavoro. La stessa organizzazione scolastica, troppo ancorata ai voti e ai programmi, non riesce ad accogliere questi adolescenti a rischio e ad interessarli aiutandoli ad entrare nel contesto educativo. D’altra parte la scuola non è spesso a tempo pieno e non sa offrire attività sportive, ricreative e pratiche in grado di coinvolgere questi ragazzi. È il motivo per il quale i tassi di abbandono scolastico sono così alti e la strada diventa l’unica cattiva maestra che li arruola in queste bande antisociali. Lo stesso carattere di questi ragazzi viene plasmato dagli scontri e dalle violenze delle gang, sviluppando atteggiamenti che gli psichiatri definiscono “callous and unemotional”, ossia duri e callosi e privi di emozioni. È un apprendistato in queste bande antisociali che li fa crescere arroganti e spietati, capaci di aggredire, uccidere, stuprare senza alcun rimorso. Abituati a giocare coi videogiochi violenti, in cui si vince rapinando e sparando, si sentono anche loro protagonisti di un videogioco quotidiano implacabile, che liberando dopamina li fa sentire potenti ed orgogliosi.
Per ritornare ai provvedimenti restrittivi del governo non sono sufficienti ad affrontare questa piaga giovanile, la bonifica è necessaria ma che ari il terreno in cui si sviluppano le bande giovanili, ridando dignità ai genitori anche sul piano lavorativo, creando un ambiente di vita meno degradato e coinvolgendo la scuola a svolgere un ruolo educativo nel senso più ampio del termine, che faccia leva sul ruolo decisivo degli insegnanti.