✕

Covid, il nemico che ritorna

(ansa)

Ascolta l'audio

Morti e contagi in aumento
2 minuti di lettura

Quando, il 5 maggio scorso, l’Oms ha dichiarato finita l’emergenza sanitaria Covid, il mondo intero ha sorriso e tirato un profondo sospiro di sollievo. È finita, dunque. “Beh, non proprio”, hanno subito chiosato i guastafeste di rito. “Covid è qui per restare”. “Vediamo come va….”. Alcuni mesi di euforia, e il maledetto virus sembrava sparito per sempre dalle nostre vite. Mentre, però, una dopo l’altra si affacciavano notizie sparse: di nuove varianti, di focolai in Cina dove la pandemia non ha mai mollato il colpo, poi di tanti nuovi casi negli Usa, e in Europa. Attorno a noi cominciavano a spuntare persone malate: “Ma come? Il Covid? Dai! Il Covid non c’è più, sarò influenza”. E così di spallucce in spallucce siamo arrivati fino alla piccola emergenza di questi giorni. Eppure, se una cosa il Covid dovrebbe averci insegnato è che ignorarlo è letale. Ma noi, ora come nei primi mesi della sua diffusione tra la fine del 2019 e il marzo del 2020, abbiamo continuato a fare finta di non v…

Quando, il 5 maggio scorso, l’Oms ha dichiarato finita l’emergenza sanitaria Covid, il mondo intero ha sorriso e tirato un profondo sospiro di sollievo. È finita, dunque. “Beh, non proprio”, hanno subito chiosato i guastafeste di rito. “Covid è qui per restare”. “Vediamo come va….”. Alcuni mesi di euforia, e il maledetto virus sembrava sparito per sempre dalle nostre vite. Mentre, però, una dopo l’altra si affacciavano notizie sparse: di nuove varianti, di focolai in Cina dove la pandemia non ha mai mollato il colpo, poi di tanti nuovi casi negli Usa, e in Europa. Attorno a noi cominciavano a spuntare persone malate: “Ma come? Il Covid? Dai! Il Covid non c’è più, sarò influenza”. E così di spallucce in spallucce siamo arrivati fino alla piccola emergenza di questi giorni. Eppure, se una cosa il Covid dovrebbe averci insegnato è che ignorarlo è letale. Ma noi, ora come nei primi mesi della sua diffusione tra la fine del 2019 e il marzo del 2020, abbiamo continuato a fare finta di non vederlo.

I dati di questi giorni ci riportano alla triste conta dei morti: persone fragili, è vero, ma che non ci sono più. Ci riportano alle ospedalizzazioni. Perché?

Anche questa volta non possiamo dare tutta la colpa al virus. Che “è qui per restare”. Ma noi, lo sappiamo, abbiamo tutti gli strumenti per governarlo. Cosa è stato fatto per governarlo e non tornare al 2020? Intendiamoci, a costo di sembrare troppo ottimisti, non pensiamo che si possa tornare indietro di tre anni. I vaccini ci proteggono e, se andassimo tutti a fare il richiamo col prodotto aggiornato alle nuove varianti, è del tutto probabile che il focolaio di questi giorni sarebbe un fuoco di paglia, ancorché drammatico per molti italiani.

Infatti, i nuovi vaccini ci sono, disponibili gratuitamente e consigliati dall’Aifa per gli over 60 e per i cosiddetti italiani fragili. Sono efficaci contro le varianti. A oggi, tuttavia sono molto poche le persone che ne hanno approfittato. Perché?

Certo, l’illusione che fosse tutto finito per sempre ha influenzato la stragrande maggioranza degli italiani. Ma, è compito del medico di famiglia tenere d’occhio i suoi assistiti. Consigliarli e informarli. Noi possiamo anche crogiolarci nella speranza che la pandemia sia un incubo lontano, ma a un medico non è permesso. Quindi dobbiamo chiederci: perché nessuno a oggi ha avvisato gli italiani che bisognava andare a farsi le nuove dosi?

La fotografia di quanto accaduto in queste settimane ci ripropone un refrain antico. I medici di famiglia che troppo spesso non hanno in mano la salute complessiva dei loro assistiti. Vediamo, oggi come nel 2020, l’abbandono di molti italiani che soffrono di malattie croniche e che magari ricevono le prescrizioni per i farmaci necessari a mantenerle croniche, ma non sono realmente assistiti. Non vedono quasi mai il medico, vanno a prendere la ricetta in segreteria quando non la ricevono direttamente in farmacia: comodo, è vero, ma la cura della salute è un’altra cosa.

Abbiamo letto più volte in questi mesi del tentativo di creare delle strutture territoriali che assistono i cittadini vicino a casa, di rendere più facile il rapporto con i medici di fiducia... E sono tutti d’accordo nel dire che la lezione del Covid-19 è stata proprio quella di dimostrare che i cittadini abbandonati a loro stessi si ammalano, più o meno gravemente; più gravemente se sono fragili e quindi avrebbero bisogno proprio di quelle cure vicine e personalizzate che oggi non hanno. Tra queste, anche, il consiglio forte di andare a farsi il richiamo contro il Covid.

Mentre ci sentiamo di nuovo fragili davanti al virus, però, vediamo che niente di quello che serve per portare le cure a casa degli italiani è stato realizzato, nella maggioranza delle regioni italiane. Tre anni dopo: niente. Solo un taglio netto ai finanziamenti per la sanità che l’allora ministro Roberto Speranza aveva, grazie ai fondi speciali Covid, aumentato. I 4 miliardi chiesti dal ministro Schillaci non sembrano arrivare, e comunque non sarebbero certo sufficienti. Senza soldi non si arruolano medici, non si fanno campagne vaccinali, non si curano né si assistono i cittadini.

Leggi i commenti