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Emergenza sociale, l’istruzione è la risposta

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Dopo i fatti di Palermo e di Caivano bisogna ripensare alla situazione della scuola
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Il susseguirsi quasi frenetico di episodi violenti, da Palermo a Caivano, non è un preoccupante segno del mondo digitale post Covid-19. Deriva da un disagio sociale ed economico che cova e si esaspera nei decenni, e che va affrontato non solo come un’emergenza. Qual è allora l’origine? E quali possono essere le risposte? Education, education, education. All’inizio del nuovo millennio, Tony Blair presenta queste come le prime tre priorità durante la campagna elettorale per il secondo mandato come premier britannico. Tradotto: istruzione, istruzione, istruzione. Vale anche per noi: le cause profonde di quello che è accaduto vanno cercate nella mancanza di cultura e di capitale sociale. La priorità è affrontarle.

A scuola, la situazione è oggi drammatica, in tutta Italia: lasciamo indietro troppi ragazzi. Quando si dovrebbe scegliere la strada per il futuro, in terza media, i solchi sono già enormi: per il rapporto INVALSI 2023 due anni di ritardo nella lingua italiana per i bambini stra…

Il susseguirsi quasi frenetico di episodi violenti, da Palermo a Caivano, non è un preoccupante segno del mondo digitale post Covid-19. Deriva da un disagio sociale ed economico che cova e si esaspera nei decenni, e che va affrontato non solo come un’emergenza. Qual è allora l’origine? E quali possono essere le risposte? Education, education, education. All’inizio del nuovo millennio, Tony Blair presenta queste come le prime tre priorità durante la campagna elettorale per il secondo mandato come premier britannico. Tradotto: istruzione, istruzione, istruzione. Vale anche per noi: le cause profonde di quello che è accaduto vanno cercate nella mancanza di cultura e di capitale sociale. La priorità è affrontarle.

A scuola, la situazione è oggi drammatica, in tutta Italia: lasciamo indietro troppi ragazzi. Quando si dovrebbe scegliere la strada per il futuro, in terza media, i solchi sono già enormi: per il rapporto INVALSI 2023 due anni di ritardo nella lingua italiana per i bambini stranieri nati all’estero, un anno per gli stranieri nati in Italia. Mezzo anno di ritardo, in media, per i maschi. Un anno di differenza tra gli studenti del Nord Ovest e quelli del Sud e delle Isole. Ritardi che non vengono recuperati: stiamo imprimendo profonde cicatrici a questi giovani, sia vittime che carnefici di questa ondata di violenza, che li segneranno per sempre, non facendoli sentire parte della nostra società.

Blair ripete tre volte la parola education per sottolinearne l’importanza, sia nella diagnosi del problema, sia nel tracciare la via per l’intervento politico. Prende l’idea dal mercato immobiliare, dove si dice che i primi tre fattori che contano per il valore di una casa sono location, location, location. In italiano potremmo dire: luogo, luogo, luogo. E il luogo è uno degli elementi che può creare esclusione sociale, esasperare il disagio. Conta come si vive: per l’ISTAT nel comune di Caivano ogni abitante ha in media a disposizione 26 metri quadri, come nel quartiere Scampia di Napoli; al contrario chi vive a Chiaia o Posillipo ha a disposizione 46 metri quadri, pur vivendo in zone decisamente più care. Il disagio sociale nelle periferie è poi prevedibile: già più di vent’anni fa, nel 2001, i dati raccontavano di una Caivano con più del 60% di NEET, giovani tra 15 e 29 anni che non studiavano o lavoravano. Solo il 22% degli adulti aveva almeno un diploma superiore, con il 4% di analfabeti: stiamo parlando della generazione dei genitori o nonni dei ragazzi coinvolti negli episodi di violenza. Il ritardo degli studenti stranieri indica poi un altro rischio: stiamo covando una generazione di disagiati e insoddisfatti, sia a scuola sia per l’esclusione dai diritti di cittadinanza, anche ai margini delle città più ricche. Alcuni eventi nella ricca Milano hanno mostrato le avvisaglie di questi rischi: la Francia e le banlieues parigine, in fondo sono pericolosamente vicine.

La maggior parte dei giovani in Italia è di fatto esclusa da una carriera scolastica di successo: espulsi dal sistema senza ottenere un diploma superiore, oppure raggiungendo una raffazzonata maturità, con un test INVALSI insoddisfacenti. Occorre cambiare, a cent’anni dalla Riforma Gentile del 1923, un sistema costruito per un mondo che non c’è più. Non possono essere tutti incapaci: occorre un’attenzione certosina verso coloro che rimangono indietro oggi e i loro livelli di apprendimento. L’estensione del tempo pieno prevista dal PNRR va nella direzione giusta; le scuole vanno anche tenute aperte e presidiate con attività durante tutta la giornata. Dobbiamo connetterle con le infrastrutture sportive, che quando sono abbandonate sono allo stesso tempo spreco e pericolo. Dobbiamo accorciare le “vacanze” estive che allargano i differenziali sociali e abituano a ciondolare chi non può esplorare il mondo o non ha una seconda casa. Occorre poi pensare ai contenuti della scuola, smettendo di guardare solo al passato, non solo per rispondere alle sfide dei lavori del futuro ma anche per affrontare il presente e le sue sfide sociali: per esempio, siamo ormai l’unico paese dell’Europa occidentale senza l’obbligo di impartire educazione sessuale. Riformiamo la scuola focalizzandoci sui più deboli. Incoraggiamo gli istituti ad aprirsi a sperimentare, e gli insegnanti più motivati a spostarsi verso le scuole dove possono avere un impatto importante, pagandoli di più come hanno fatto i francesi.

Non basta però pensare alla scuola e ai più giovani. Nelle zone più disagiate, in particolare, dobbiamo intervenire sulle infrastrutture fisiche e sociali, presidiando i luoghi. Senza aspettare la prossima Caivano o intervenire solo quando succede qualcosa: i dati a disposizione permettono già di dare priorità su quali sono le aree a rischio, con capitale sociale basso. Per gli adulti e i NEET serve cambiare impostazione, perché non è mai troppo tardi: un programma di istruzione per adulti, un “maestro d’Italia” Manzi 2.0 sono indispensabili per ricostruire il tessuto sociale del paese, soprattutto in queste aree. E va chiesto uno sforzo creativo made in Italy anche alle aziende.

La combinazione tra bassa istruzione ed esclusione sociale che si trasmette tra generazioni in luoghi disagiati è alla base di quanto sta succedendo. I problemi rischiano di allargarsi alle periferie di tutto il paese, unendo la storica e irrisolta questione meridionale a quella nuova che riguarda le seconde generazioni. Dobbiamo agire oggi, pensando al domani, per non lasciare indietro nessuno e nessun luogo. Avremmo potuto farlo già decenni fa: sarebbe stato sufficiente guardare i dati che già avevamo a nostra disposizione per prevedere che le emergenze sarebbero esplose. Era solo questione di tempo: oggi l’ora è arrivata.

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