L’Europa e l’Italia crescono meno del previsto. Con le nuove previsioni della Commissione Europea la crescita del Pil Europeo si riduce allo 0,8% dall’ 1,1%; quella italiana allo 0,9% dall’ 1,2%. È una cattiva notizia, per le famiglie e le imprese, perché rende più difficile la scrittura della prossima manovra. Ma quello che colpisce maggiormente è che questo dato è stato accolto dai mezzi di comunicazione e dalla politica con sorpresa, il che pare ingiustificato. La minor crescita, infatti era largamente prevedibile, e solo in piccola parte è responsabilità del nostro governo.
Innanzitutto il contesto: tutta l’Europa va peggio e la Germania è addirittura in recessione probabilmente anche a causa del cattivo andamento della Cina. In un Europa in difficoltà, è improbabile che il ritmo di crescita di un paese rimanga invariato. Questo punto è stato ricordato da Paolo Gentiloni e pare incontrovertibile, dato il livello di interconnessione tra le economie Europee.
A livello Europeo, per…
L’Europa e l’Italia crescono meno del previsto. Con le nuove previsioni della Commissione Europea la crescita del Pil Europeo si riduce allo 0,8% dall’ 1,1%; quella italiana allo 0,9% dall’ 1,2%. È una cattiva notizia, per le famiglie e le imprese, perché rende più difficile la scrittura della prossima manovra. Ma quello che colpisce maggiormente è che questo dato è stato accolto dai mezzi di comunicazione e dalla politica con sorpresa, il che pare ingiustificato. La minor crescita, infatti era largamente prevedibile, e solo in piccola parte è responsabilità del nostro governo.
Innanzitutto il contesto: tutta l’Europa va peggio e la Germania è addirittura in recessione probabilmente anche a causa del cattivo andamento della Cina. In un Europa in difficoltà, è improbabile che il ritmo di crescita di un paese rimanga invariato. Questo punto è stato ricordato da Paolo Gentiloni e pare incontrovertibile, dato il livello di interconnessione tra le economie Europee.
A livello Europeo, peraltro, i tassi di interesse restano elevati e rischiano di essere ancora alzati nella riunione del 14 settembre. L’inflazione, pur essendo crollata dal 10,6% dell’ anno scorso, continua a restare al 5,9% con quella dell’ anno prossimo al 2,9%. Un canale di trasmissione della politica monetaria è rappresentato dal rallentamento dell’economia. La politica monetaria funziona proprio perché l’economia rallenta. Certamente, l’ arte delle banche centrali consiste nel frenare l’inflazione senza ammazzare l’attività economica. Ma dall’ Europa agli Usa l’economia rallenta, anche se forse eviterà una recessione conclamata.
Naturalmente l’ innesco dell’ inflazione Usa, dovuto principalmente a un surriscaldamento della domanda,è diverso dall’ innesco dell’ inflazione europea, dovuto principalmente a fattori di offerta: i prezzi energetici e quelli dei grani dovuti originariamente alla guerra in Ucraina. Ma l’inflazione complessiva europea si è poi trasmessa a quella “di fondo” e alle aspettative, ed è dunque opportuno intervenire con la politica monetaria. Sicuramente, la decisione del 14 è una delle più delicate perché rischia di spingere l’economia verso la recessione o di suonare troppo presto la ritirata dalle politiche anti-inflazionistiche. Bisogna ricordare che, come asserito dal presidente della Fed Jerome Powell a Jackson Hole, i maggiori tassi di interesse impiegano mesi a trasmettersi pienamente all’economia.
Infine, in Italia, occorre tenere presente il rallentamento del reddito disponibile dovuto all’arresto progressivo di politiche economiche insostenibili. Il reddito di cittadinanza; il bonus 110%, a cui si aggiungono misure contrattive come il prelievo sugli extraprofitti delle banche, che ridurrà inevitabilmente il credito bancario a famiglie e imprese oggi già in contrazione (-4% per il credito alle imprese).
Domani la Banca Centrale Europea deciderà sui tassi ed è probabile (anche se non certo) che li rialzi. Ma per il resto tocca alla politica fiscale dove le luci si combinano alle ombre. La prima buona notizia, in quest’ambito, viene dallo sblocco della terza rata del Pnrr per l’ Italia, che consentirà di procedere nei piani di investimento finanziati con il Next Generation Eu. E questa notizia non è di poco conto. Ma, per il resto, la palla è nel campo del Mef e del ministro Giorgetti che dovranno costruire una manovra espansiva fin dove permesso. Ricordando che è necessario utilizzare ogni stimolo e soprattutto ogni liberalizzazione per spingere la crescita fin dove possibile, con una politica fiscale che dev’essere in ogni modo anticiclica.