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La Costituzione chi difende

Il ceo di Ryanair O' Leary

 (ansa)

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Il governo ha introdotto la tassa sugli entraprofitti senza nemmeno consultare la Carta
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Le banche italiane stanno dando i numeri: 3, 41, 42, 53. Ossia gli articoli della Costituzione che sarebbero violati dalla tassa sugli extraprofitti, introdotta dal governo senza nemmeno consultarle, altro peccato mortale. Partiamo dai numeri, dunque. «Regnano sull’universo», diceva Pitagora. Ma nell’universo delle banche regnano gli utili, i quattrini. Aumentati del 55 per cento (25 miliardi) nel 2022, rispetto all’anno precedente; e del 62 per cento nel primo semestre del 2023. Per effetto di saggi investimenti, di virtuose attività d’impresa? Forse. Però soprattutto per merito della Banca centrale europea, che ha innalzato progressivamente i tassi d’interesse, per contrastare l’inflazione. Di conseguenza le banche italiane incassano un rendimento del 3,75 per cento sui loro depositi a vista dalla Bce; ma remunerano i risparmi dei propri correntisti con un misero 0,32 per cento. Se restituissero il 40 per cento del tasso europeo – ha osservato Roberto Rustichelli, presidente dell’Au…

Le banche italiane stanno dando i numeri: 3, 41, 42, 53. Ossia gli articoli della Costituzione che sarebbero violati dalla tassa sugli extraprofitti, introdotta dal governo senza nemmeno consultarle, altro peccato mortale. Partiamo dai numeri, dunque. «Regnano sull’universo», diceva Pitagora. Ma nell’universo delle banche regnano gli utili, i quattrini. Aumentati del 55 per cento (25 miliardi) nel 2022, rispetto all’anno precedente; e del 62 per cento nel primo semestre del 2023. Per effetto di saggi investimenti, di virtuose attività d’impresa? Forse. Però soprattutto per merito della Banca centrale europea, che ha innalzato progressivamente i tassi d’interesse, per contrastare l’inflazione. Di conseguenza le banche italiane incassano un rendimento del 3,75 per cento sui loro depositi a vista dalla Bce; ma remunerano i risparmi dei propri correntisti con un misero 0,32 per cento. Se restituissero il 40 per cento del tasso europeo – ha osservato Roberto Rustichelli, presidente dell’Autorità Antitrust (Sole 24 Ore, 8 settembre) – metterebbero in circolo 15 miliardi; e lo Stato ne intascherebbe 4, con la tassazione già esistente.

Ma non lo fanno, e s’appellano invece alla Costituzione. Chiamando in causa il diritto di proprietà, che tuttavia non è più “inviolabile”, come nello Statuto albertino del 1848; bensì soggetto a limiti, per assicurarne la “funzione sociale”. Invocando la libertà d’impresa, che però a sua volta non può svolgersi in contrasto con l’”utilità sociale». Lamentando gli effetti retroattivi della nuova tassa, senza ricordare che il divieto di retroattività non è affatto un principio costituzionale, se non in materia penale. O infine denunciando la lesione del principio d’eguaglianza: perché alle banche sì e alle assicurazioni no? Ma quel principio – notava già Aristotele – s’applica agli eguali, non ai diseguali. Se la tassa sugli extraprofitti colpisse Unicredit lasciando indenne Banca Intesa, allora sì, sarebbe irragionevole. E non è questo il caso.

D’altronde, se proprio dobbiamo dare i numeri, eccone un altro: 47, morto che parla. Nella tombola ma anche nella Costituzione, dato che quell’articolo non ha mai ricevuto piena applicazione. Eppure vi si legge che la Repubblica “incoraggia e tutela il risparmio”, mentre i nostri risparmi vengono di fatto scoraggiati. E mentre un’altra norma costituzionale – l’articolo 2 – richiama i “doveri di solidarietà economica”, che ovviamente valgono pure per le banche. Più in generale, la Costituzione serve ai deboli, è l’ombrello che li ripara dalle angherie dei forti. Curioso che in questo frangente sia invocata dai forti contro i deboli. Ma è un mondo alla rovescia, dove c’è spazio per una manovra di sinistra timbrata da un governo di destra.

Insomma, non sta qui il punto. E non c’è un’offesa alla libertà di concorrenza, né con la tassa sugli extraprofitti né con le misure contro il caro voli, parimenti introdotte dal decreto Asset. «Spazzatura», ha sobriamente dichiarato Michael O’Leary, amministratore delegato del gruppo Ryanair. Ma sempre Rustichelli obietta che quelle norme impediscono un abuso di posizione dominante, vietato dalla disciplina antitrust. E potremmo forse aggiungere che la tassa sulle banche ha anch’essa una funzione preventiva, dato che potrebbe esserci un cartello, se nessuna banca aumenta gli interessi sui conti correnti, se tutte si mantengono ben al di sotto del tasso praticato dalla Bce.

Tuttavia c’è pure qualche nota stonata, nel provvedimento deciso dal governo. Perché non tiene conto delle piccole banche, che ne soffrono gli effetti in misura di gran lunga superiore. Perché è un po’ raffazzonato, mettendo nello stesso calderone anche gli investimenti degli istituti bancari in titoli di Stato. E perché viene ospitato dall’ennesimo decreto eterogeneo, che cuce insieme le banche con gli aerei, la pesca con le autostrade. Non si potrebbe, ha stabilito da tempo la Consulta (sentenza n. 22 del 2012). Ma l’abuso, quando viene costantemente praticato, si trasforma in uso. E allora occorre ribadire la vigenza della regola: per il governo, ma pure per le banche.

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