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Cosa nasconde la faccia feroce di Palazzo Chigi

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La premier è all’angolo e in un drammatico video annuncia la stretta sui migranti e chiede aiuto all’Ue per un blocco navale europeo
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La faccia feroce come mai. “L’Italia non può aspettare...e dunque annuncio...” È una premier decisamente all’angolo, stretta tra l’ultimatum dell’alleato Matteo Salvini e gli avvertimenti mandati dagli “amici” europei, quella che alle otto di sera, visibilmente alterata, decide che la sua risposta agli 8mila disperati che per giorni sono rimasti nel girone dantesco di Lampedusa a contendersi un sorso d’acqua, è una dichiarazione di guerra: navi militari schierate davanti alle coste africane a fare la battaglia navale con i barchini, centri di detenzione in tutta Italia da costruire in non precisate zone a basso tasso di popolazione dove rinchiudere i migranti da rimandare indietro fino a un anno e mezzo. Misura vessatoria, assolutamente inutile in assenza di accordi di rimpatrio con i Paesi d’origine che continuano a non esserci, e anche ad alto rischio di incostituzionalità.

La faccia feroce come mai. “L’Italia non può aspettare...e dunque annuncio...” È una premier decisamente all’angolo, stretta tra l’ultimatum dell’alleato Matteo Salvini e gli avvertimenti mandati dagli “amici” europei, quella che alle otto di sera, visibilmente alterata, decide che la sua risposta agli 8mila disperati che per giorni sono rimasti nel girone dantesco di Lampedusa a contendersi un sorso d’acqua, è una dichiarazione di guerra: navi militari schierate davanti alle coste africane a fare la battaglia navale con i barchini, centri di detenzione in tutta Italia da costruire in non precisate zone a basso tasso di popolazione dove rinchiudere i migranti da rimandare indietro fino a un anno e mezzo. Misura vessatoria, assolutamente inutile in assenza di accordi di rimpatrio con i Paesi d’origine che continuano a non esserci, e anche ad alto rischio di incostituzionalità.

Ma è questo, dopo l’evidente fallimento di tutte le altre strade improvvisamente intraprese e poi abbandonate, il ritorno al pugno di ferro, l’unica cosa che il governo è riuscito a partorire davanti all’apocalittico scenario adombrato dalla premier, l’invasione addirittura di decine di milioni di migranti pronti a partire dall’Africa.

Un governo ostaggio delle sue ossessioni e del suo razzismo perché razzismo è quello di chi continua a paventare sostituzioni etniche, a definire “carico residuale” degli esseri umani, ad additare come invasori persone in cerca di pace, libertà, vita, a ritenere i migranti persone diverse da noi, che non meritano un’opportunità, per le quali non è il caso di investire su percorsi di integrazione, la sola strada possibile per gestire flussi migratori che, la storia insegna, non possono essere fermati.

L’assedio a Lampedusa ha messo all’angolo il governo Meloni, che dopo aver (scientemente o con l’arroganza di chi pensava di poter fermare gli sbarchi facendo la faccia feroce o con profferte di soldi a dittatori africani) creato un’emergenza del tutto evitabile se solo si fosse programmato sull’accoglienza, adesso non sa più come tirarsi fuori da una situazione che non ha soluzioni. Perché i migranti, in fuga da situazioni economiche, climatiche, di guerra e violenza, continueranno a partire (e purtroppo a morire), perché il sistema di accoglienza è stato frantumato dal decreto Cutro, perché non esistono percorsi di integrazione e la presenza di 140.000 migranti parcheggiati nei centri a ciondolare per mesi senza neanche poter imparare l’italiano e senza chance di rendersi autonomi crea inevitabilmente tensioni e insicurezza sul territorio. E peggio ancora succederà nei prossimi mesi nei territori in cui verranno costruiti questi nuovi centri di espulsione con centinaia di migranti, bombe ad orologeria pronte ad esplodere.

È un’emergenza? Sì, adesso, è un’emergenza, provocata.

In questo cul de sac l’Italia, lo ammette ormai anche mezzo governo, è sola. La “cordiale” telefonata di ieri tra Piantedosi e il ministro dell’Interno francese Darmanin non sposta di un millimetro la realtà dei fatti. Il “dovere di solidarietà europea” ricordato ieri da Macron, l’annuncio di una unità di intenti tra Roma e Parigi restano solo parole: la Francia da più di un anno, dal braccio di ferro sulla Ocean Viking, non prende un solo richiedente asilo sbarcato in Italia e continuerà a non farlo. E lo stesso la Germania che ieri ha ribadito di “aver voluto dare un segnale agli amici italiani”.

Farebbe bene Roma, invece di perdersi dietro ad improbabili battaglie navali nel Mediterraneo a guardare l’esempio del piccolo Portogallo: nessun limite all’immigrazione, welfare, formazione, lavoro, integrazione, in altre parole ricchezza in termini di saldo economico e demografico. Come fa la gran parte dei Paesi del Centro Nord che investono per trasformare i richiedenti asilo in cittadini europei.

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