Nel gioco di specchi intorno all’immigrazione, tutto può essere vero e tutto può essere finzione. La Francia che esclude di accollarsi gli sbarcati a Lampedusa è la stessa che con il presidente Macron dice a Giorgia Meloni: “Siamo solidali con voi”. E Ursula Von der Leyen, che nell’isola ha garantito: “Siamo noi che decidiamo chi può approdare sulle nostre coste, non i trafficanti di esseri umani”, ha abbracciato la linea del governo italiano o ha fatto solo una facile propaganda? I precedenti sono poco incoraggianti. Non si contano i vertici europei in cui si sono presi impegni severi poi rimasti sulla carta. Cosa garantisce che qualcosa stia cambiando? Mancano otto-nove mesi alle elezioni europee e ogni paese, anzi ogni forza politica tira l’acqua al proprio mulino. L’eccezione è proprio Von der Leyen.
Lei avrebbe interesse a ottenere un risultato di fine mandato, a maggior ragione perché desidera ricandidarsi con qualche speranza d’essere rieletta. È consapevole che dare oggi la …
Nel gioco di specchi intorno all’immigrazione, tutto può essere vero e tutto può essere finzione. La Francia che esclude di accollarsi gli sbarcati a Lampedusa è la stessa che con il presidente Macron dice a Giorgia Meloni: “Siamo solidali con voi”. E Ursula Von der Leyen, che nell’isola ha garantito: “Siamo noi che decidiamo chi può approdare sulle nostre coste, non i trafficanti di esseri umani”, ha abbracciato la linea del governo italiano o ha fatto solo una facile propaganda? I precedenti sono poco incoraggianti. Non si contano i vertici europei in cui si sono presi impegni severi poi rimasti sulla carta. Cosa garantisce che qualcosa stia cambiando? Mancano otto-nove mesi alle elezioni europee e ogni paese, anzi ogni forza politica tira l’acqua al proprio mulino. L’eccezione è proprio Von der Leyen.
Lei avrebbe interesse a ottenere un risultato di fine mandato, a maggior ragione perché desidera ricandidarsi con qualche speranza d’essere rieletta. È consapevole che dare oggi la priorità alla difesa dei confini dell’Europa, marittimi o terrestri che siano, anziché estenuarsi sul punto di come redistribuire i migranti arrivati a Lampedusa o in qualche altro angolo remoto del continente, è un tema popolare, gradito alle varie capitali, anche quelle da sempre indifferenti a ciò che accade nel Mediterraneo. Quindi non c’è palese contraddizione tra Parigi che rifiuta di assorbire i migranti sbarcati sul suolo italiano e il vago progetto di un’azione coordinata contro i trafficanti in partenza dai porti nord-africani. In teoria e con un po’ di ottimismo potrebbe persino trattarsi di un primo successo di Palazzo Chigi, se si vuole dare alle frasi della presidente della Commissione un significato concreto, premessa di rapide decisioni.
Tuttavia, come si è detto, stiamo entrando in campagna elettorale. E tutto si presta a diverse visuali. Un gioco di specchi, appunto. Quelle che a Lampedusa sembrano priorità, a Bruxelles o a Berlino o a Parigi possono diventare di nuovo un problema fra i tanti. Come altre volte in passato.
Del resto, la gestione dei migranti non è solo una questione tecnica. Se così fosse, molte cose sarebbero più semplici di quello che sono, a cominciare dai “corridoi legali” per favorire il flusso ordinato dei rifugiati. Invece si tratta quasi sempre di scelte politiche molto complesse. Lo dimostra, ad esempio, il ripudio della linea seguita a suo tempo da Marco Minniti quando era ministro dell’Interno di un governo di centrosinistra. Fece accordi con governanti e capi tribù nord-africani, spesso personaggi poco raccomandabili, e ottenne di ridurre le partenze. Ma fu sconfessato da sinistra proprio per motivi politici ed etici. Oggi siamo nelle stesse condizioni. È il caso del Memorandum con la Tunisia siglato da Giorgia Meloni con il sostegno della Commissione. Finora non ha funzionato, ma era una precisa ipotesi politica. Che come tale è contestata oggi dalla sinistra del Pd, vedi Provenzano e Boldrini.
È impossibile non vedere che mai come ora,
a pochi mesi dalle elezioni, tutto ciò che riguarda l’immigrazione s’incrocia con la prospettiva politica. A maggior ragione se Salvini invita Marine Le Pen a Pontida. È la nemica di Macron in Francia, nonché l’avversaria dell’Europa come la conosciamo. Viceversa Giorgia Meloni ha imboccato la strada opposta: difende le posizioni di destra conservatrice dentro la cornice dell’Unione, come testimonia il rapporto con Von der Leyen. Non a caso Salvini coltiva chi vuole abbattere la Ue, dalla destra francese (per nulla amata da FdI) agli estremisti tedeschi di Alternative. E non solo. Salvini e Le Pen rappresentano le posizioni filo-Putin in Europa; Meloni e Von der Leyen incarnano la linea atlantica e pro-Ucraina. Una discriminante da non sottovalutare.