Siamo fatti di sport, tutti. Dalla prima palla calciata alla scuola d’infanzia, alla ginnastica da camera per diventare anziani un po’ meglio. Lo sport che aiuta e risana, diverte e consola, esalta e delude, lo sport che vince e lo sport che perde.
E da oggi (20 settembre), finalmente, dopo una partita durata 75 anni più i minuti di recupero, la parola “sport” entra nella nostra Costituzione: la Camera voterà infatti in seconda lettura (e dopo altrettante al Senato) la legge costituzionale di modifica dell’articolo 33, quello sulla libertà della scienza e dell’arte, dove d’ora in avanti si leggeranno anche queste meravigliose, necessarie parole: “La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme”.
Un giorno memorabile, molto più che simbolico. Perché da queste poche righe dovrà cominciare un nuovo mondo, con una diversa cultura del movimento.
Queste righe che sono sangue e anima, bussola e binari…
Siamo fatti di sport, tutti. Dalla prima palla calciata alla scuola d’infanzia, alla ginnastica da camera per diventare anziani un po’ meglio. Lo sport che aiuta e risana, diverte e consola, esalta e delude, lo sport che vince e lo sport che perde.
E da oggi (20 settembre), finalmente, dopo una partita durata 75 anni più i minuti di recupero, la parola “sport” entra nella nostra Costituzione: la Camera voterà infatti in seconda lettura (e dopo altrettante al Senato) la legge costituzionale di modifica dell’articolo 33, quello sulla libertà della scienza e dell’arte, dove d’ora in avanti si leggeranno anche queste meravigliose, necessarie parole: “La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme”.
Un giorno memorabile, molto più che simbolico. Perché da queste poche righe dovrà cominciare un nuovo mondo, con una diversa cultura del movimento.
Queste righe che sono sangue e anima, bussola e binario, dovranno guidare la scrittura di leggi per tutti coloro che nel movimento cercano, appunto, il benessere del corpo e della mente.
Nuove leggi per la scuola, per le sue decrepite palestre, per quell’ora di ginnastica che a volte sembra solo un gioco, tempo da riempire tra una materia “vera” e l’altra. E chi non vuole, o non se la sente, si fa esonerare e non succede nulla.
La Costituzione ricorda al Parlamento che occorrono politiche pubbliche per rendere davvero lo sport per tutti, ovunque, al Sud specialmente, e meno costoso. Ovunque, anche nelle carceri che hanno la rieducazione come obiettivo principale.
Non più soltanto le scuole calcio per chi se le può permettere a 600 euro l’anno, non più centinaia di chilometri per trovare un palazzetto o una piscina.
Non è un caso che l’articolo 33 si trovi tra quello che riconosce il diritto alla salute (art. 32), e quello che traccia le linee per l’istruzione (art. 34): un vero e proprio ecosistema che dovrà tenere insieme istruzione, sanità (e soprattutto previdenza sociale, perché un Paese di anziani più sani costa meno ai conti pubblici), arte e scienza.
Fabio Caressa scende in campo per la SMA
Ma anche il futuro dei bambini e dei ragazzi, con i sacrosanti diritti dei vecchi: perché lo sport non è solo Inter-Milan, non è solo la finale dei 100 metri alle Olimpiadi. Lo sport siamo noi, i nostri figli, i nostri genitori, i nostri nonni. Lo sport sono i corpi liberi che cercano salute, incontro e inclusione, con un linguaggio planetario che non ha bisogno di traduzioni.
Se oggi in Italia l’aspettativa di vita supera gli 82 anni, l’aspettativa di vita in salute va poco oltre i 60.
E allora, una Costituzione che riconosce il valore del benessere psicofisico dell’attività sportiva diventa più che mai legge guida, sestante e bussola: e non c’entrano destra o sinistra, perché sport e salute sono patrimonio comune come il lavoro e l’istruzione. Pretendono libertà, impegno e investimenti, le risorse migliori e le migliori persone.
Da anni si attendeva questo giorno, e per fortuna nessuno si è messo di traverso. La legge che modifica l’articolo 33 ha iniziato il suo viaggio in un Parlamento a maggioranza di centrosinistra, e arriva al traguardo in un’aula a maggioranza di centrodestra.
Sarà forse ingenuo, ma è anche una piccola speranza per il futuro: che almeno sui temi di sacrosanto interesse generale non si facciano baruffe da cortile.
Anche questo insegna, lo sport: il sentimento di squadra, quando il buon risultato va a vantaggio di ognuno, nel pieno rispetto delle regole e dell’avversario.
Oggi è un giorno di enorme potenza culturale e sociale, e riguarda anche la moltitudine di persone che in questi 75 anni si sono spese per la crescita del nostro sport, in relativa assenza di norme precise e strutture valide: i volontari, le famiglie, gli istruttori, i guardiani di campi e palestre, gli autisti al volante di automobili e pulmini per giocare la partita in qualche angolo d’Italia, e poi una pizza insieme.
Il volontariato è splendido, ma non può essere eterno, così come chi opera nello sport non può essere per lo più considerato un lavoratore occasionale: è indispensabile che la legge sul lavoro sportivo venga applicata davvero, e non rimanga una nobile lettera morta.
La valenza simbolica non basta: in campo si va, anima e corpo, per giocare la partita migliore. Ma si va prima di tutto per stare bene ed essere felici. Ecco, la parola sport nella Costituzione è anche il diritto a una nuova felicità.