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Migranti, la strada dell’accoglienza

L’intervento. Servono corridoi umanitari per chi ha bisogno di protezione e canali d’ingresso legali per chi cerca lavoro. Ma in Italia siamo fermi alle parole
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Nel presentare i 10 punti della Commissione europea per l’emergenza migranti, la presidente Ursula von der Leyen ha collocato al primo posto due scelte: corridoi umanitari per chi necessita di asilo e protezione e canali di ingresso legale per chi ricerca lavoro e vita dignitosa. Due priorità che, se assunte dal governo italiano, rappresenterebbero finalmente un cambio di strategia.

Nell’affannoso tentativo di “bloccare le partenze” il governo Meloni, infatti, fino ad oggi ha affrontato l’emergenza migratoria con promesse elettorali dissoltesi per manifesta irrealizzabilità — il blocco navale, la chiusura dei porti — e scelte securitarie quali il contrasto all’azione di soccorso delle Ong, la stretta nelle procedure di riconoscimento, il fallimentare accordo con la Tunisia (soldi in cambio di contenimento), la detenzione fino a 18 mesi nei Centri per il rimpatrio.

I risultati parlano da sé: 140 mila sbarchi da gennaio, una gestione caotica, irrispettosa tanto dei diritti umani quanto …

Nel presentare i 10 punti della Commissione europea per l’emergenza migranti, la presidente Ursula von der Leyen ha collocato al primo posto due scelte: corridoi umanitari per chi necessita di asilo e protezione e canali di ingresso legale per chi ricerca lavoro e vita dignitosa. Due priorità che, se assunte dal governo italiano, rappresenterebbero finalmente un cambio di strategia.

Nell’affannoso tentativo di “bloccare le partenze” il governo Meloni, infatti, fino ad oggi ha affrontato l’emergenza migratoria con promesse elettorali dissoltesi per manifesta irrealizzabilità — il blocco navale, la chiusura dei porti — e scelte securitarie quali il contrasto all’azione di soccorso delle Ong, la stretta nelle procedure di riconoscimento, il fallimentare accordo con la Tunisia (soldi in cambio di contenimento), la detenzione fino a 18 mesi nei Centri per il rimpatrio.

I risultati parlano da sé: 140 mila sbarchi da gennaio, una gestione caotica, irrispettosa tanto dei diritti umani quanto della legalità e sicurezza dei cittadini.

Che il pugno di ferro sia un efficace deterrente si è già rivelata una pura illusione. Come è velleitario promettere massicci rimpatri quando nel 2022 sono stati meno di 4 mila.

A chi vive nella miseria, nella fame o nella guerra non si può dire semplicemente “stattene lì”. Gli si deve offrire la possibilità di vivere meglio nella sua terra o di accedere a canali di migrazione legale e sicura.

La prima sfida da affrontare è quella di “svuotare” i flussi irregolari. Per questo servono corridoi umanitari e canali d’ingresso legali.

I corridoi umanitari — già sperimentati da Sant’Egidio, Chiese e associazioni di volontariato — richiedono adesso un salto di qualità, con una regia forte assunta dal governo e una gestione da parte delle nostre strutture diplomatiche con il concorso di Oim e Unhcr.

Altrettanto essenziale è l’attivazione di canali legali di ingresso per chi cerca di lavoro. Tutti i settori economici — dalla manifattura all’artigianato, dall’agricoltura al turismo — sono alla disperata ricerca di personale da assumere.

Un’esigenza non soddisfatta dal Decreto flussi varato dal governo (450 mila unità nel prossimo triennio), che si risolve in una “regolarizzazione mascherata” di migranti già presenti in Italia. Ed è significativa la disponibilità degli imprenditori di Treviso e Brescia di inserire nel sistema produttivo i migranti approdati sulle nostre coste.

Ma integrazione vuol dire una cosa ben diversa dell’attuale caotico sistema di accoglienza, ormai ridotto alla sola fornitura di vitto e alloggio.

Richiede percorsi di formazione linguistica e professionale, inserimenti lavorativi e tutele sociali: esattamente ciò che, insieme al coinvolgimento dei Comuni, caratterizza il Sistema accoglienza integrazione (Sai), che il governo con il Decreto Cutro ha precluso ai richiedenti asilo.

La Germania è riuscita in questi anni a integrare un milione e mezzo di profughi. Che l’Italia, un Paese di 60 milioni di abitanti, vada nel pallone per l’arrivo di 140 mila migranti, denuncia tutti i limiti della sua guida politica. Mentre un’Italia capace di accogliere e integrare avrebbe ancor più titolo per chiedere una redistribuzione solidale dei migranti su scala europea.

Naturalmente anche una corretta gestione della migrazione legale non è risolutiva del destino del continente africano che entro la fine del secolo approderà a 4 miliardi di abitanti. Cifra che dice come non ci sia alternativa ad una azione per lo sviluppo dei Paesi da cui originano i flussi migratori.

Ma in Italia siamo fermi alle parole: il Piano Mattei è una scatola vuota senza progetti e finanziamenti. L’Europa a sua volta balbetta, prigioniera degli egoismi nazionali. Ed è anche su questo che va incalzata.

Piero Fassino è deputato Pd, Giorgio Gori sindaco di Bergamo

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