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Così contrasteremo il climate change

Il ciclone in Brasile

 (afp)

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Per oltre trent’ anni le politiche per contrastare il climate change si sono concentrate sulle mitigazioni per ridurre le emissioni nette di gas serra, in primo luogo CO2. Il dibattito globale ha attraversato fasi diverse, ancora tutte più o meno presenti nel dibattito. Una prima fase negazionista, nella quale il clima, si diceva, ha bisogno di alleati: altre politiche a cui legarsi, ad esempio la ricerca di gettito o le politiche per il commercio estero. Oggi il negazionismo è in ritirata, ma la sua mappa geografica è il larga parte sovrapposta a quella anti-occidentale.

In una seconda fase, più recente, il dibattito ha riguardato le politiche di comando e controllo, vale a dire di “ordini”, verso politiche basate su incentivi economici, in primo luogo la cosiddetta carbon tax.

C’è voluto qualche anno ma poi si è compreso che altro è muoversi lungo una curva di domanda di carbonio e altro è muovere la curva, ad esempio con un piano di investimenti, ad esempio sul treno veloce o …

Per oltre trent’ anni le politiche per contrastare il climate change si sono concentrate sulle mitigazioni per ridurre le emissioni nette di gas serra, in primo luogo CO2. Il dibattito globale ha attraversato fasi diverse, ancora tutte più o meno presenti nel dibattito. Una prima fase negazionista, nella quale il clima, si diceva, ha bisogno di alleati: altre politiche a cui legarsi, ad esempio la ricerca di gettito o le politiche per il commercio estero. Oggi il negazionismo è in ritirata, ma la sua mappa geografica è il larga parte sovrapposta a quella anti-occidentale.

In una seconda fase, più recente, il dibattito ha riguardato le politiche di comando e controllo, vale a dire di “ordini”, verso politiche basate su incentivi economici, in primo luogo la cosiddetta carbon tax.

C’è voluto qualche anno ma poi si è compreso che altro è muoversi lungo una curva di domanda di carbonio e altro è muovere la curva, ad esempio con un piano di investimenti, ad esempio sul treno veloce o sul parco auto in circolazione. Di qui la prassi di affiancare le politiche di prezzo a quelle di investimento,

Il dibattito, riportato fedelmente nei rapporti del Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (Ipcc) ha finito purtroppo per convincere soltanto chi era già convinto, ma ha offerto e ordinato molti contributi in materia. Un freno principale alla implementazione di politiche di mitigazione è rappresentato dall’esistenza di forti esternalità orizzontali e intergenerazionali. Poiché il clima è un fenomeno globale, perché dovrei pagare il costo della sua riduzione che va a vantaggio di tutti? Analogamente, perché pagare oggi per un beneficio principalmente a vantaggio delle generazioni future? Così, per un motivo o per l’altro, oltre al costo notevolissimo si è finito per fare molto poco, e comunque non abbastanza, per contrastare il cambiamento climatico, con l’aumento della temperatura media e con la maggior frequenza di eventi estremi, come quelli che hanno caratterizzato l’estate e in particolare il disastro di Derna. In realtà, gli approcci ai cambiamenti climatici erano due, complementari tra loro: la mitigazione e l’adattamento. Ma le politiche per l’ adattamento, che richiedono anche esse investimenti, hanno vantaggi non indifferenti. Non hanno praticamente esternalità globali e intergenerazionali e hanno vantaggi immediati.

Sulle Alpi e nei territori italiani si inizia a considerare l’adattamento a fianco della mitigazione. E si riconosce che le politiche di adattamento avrebbero contenuto gli effetti disastrosi di taluni fenomeni estremi oltre a promuovere il turismo e la vivibilità di molte zone, dalla Romagna alla Libia. Anche perché i disastri climatici colpiscono sempre gli strati più deboli della popolazione che non hanno un patrimonio abitativo adeguato. E al di là degli effetti benefici diretti, le politiche di adattamento potrebbero anche trainare le politiche di riduzione della CO2, con cui sono intrinsecamente legate. In fondo, questa posizione è stata messa avanti anche da Darwin: nella selezione naturale vince che si adatta meglio, non chi è più forte.

Si tratta di ribaltare, dunque, la catena degli interventi: da adattamento pubblico e privato alla mitigazione e non viceversa.

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