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Meloni, il Pd e la lezione dei sondaggi

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Il punto di giovedì 22 settembre 2023
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Al netto delle rispettive propagande, due sondaggi delle ultime ore inducono a qualche riflessione sullo stato dei rapporti politici. Parliamo di quello pubblicato ieri dalla “Stampa” (Euromedia) e di quello comparso oggi su questo giornale, curato da Ilvo Diamanti. Che sia già cominciata la campagna per le europee del ‘24, è ormai assodato. Che tale campagna, pur aspra nei toni, stia producendo mutamenti significativi nel pubblico, per ora è da escludere. S’intende, il giudizio complessivo sul governo è mediocre, spesso decisamente negativo.


Tuttavia il voto a Fratelli d’Italia, cioè a Giorgia Meloni, è oscillante: aveva raggiunto oltre il 30 per cento delle “intenzioni di voto” e adesso è ripiegato su una percentuale che oscilla tra il 27 e il 28,5, a seconda degli istituti. In ogni caso è al di sopra del voto ottenuto dal partito di destra nelle elezioni del settembre ‘22 (26%): segno che il logoramento della “leadership” non c’è o non viene percepito come tale. Ciò avviene nonosta…

Al netto delle rispettive propagande, due sondaggi delle ultime ore inducono a qualche riflessione sullo stato dei rapporti politici. Parliamo di quello pubblicato ieri dalla “Stampa” (Euromedia) e di quello comparso oggi su questo giornale, curato da Ilvo Diamanti. Che sia già cominciata la campagna per le europee del ‘24, è ormai assodato. Che tale campagna, pur aspra nei toni, stia producendo mutamenti significativi nel pubblico, per ora è da escludere. S’intende, il giudizio complessivo sul governo è mediocre, spesso decisamente negativo.


Tuttavia il voto a Fratelli d’Italia, cioè a Giorgia Meloni, è oscillante: aveva raggiunto oltre il 30 per cento delle “intenzioni di voto” e adesso è ripiegato su una percentuale che oscilla tra il 27 e il 28,5, a seconda degli istituti. In ogni caso è al di sopra del voto ottenuto dal partito di destra nelle elezioni del settembre ‘22 (26%): segno che il logoramento della “leadership” non c’è o non viene percepito come tale. Ciò avviene nonostante il rialzo dei tassi, l’aumento del debito pubblico, la scarsità di risorse economiche, la guerra, l’alluvione in Emilia Romagna con i ritardi nei “ristori”, la crisi dei migranti e il fallimento delle misure volte a contenere l’arrivo delle barche sulle nostre coste. A far da cornice, la difficile relazione con l’Europa. In altri momenti, un simile elenco di problemi avrebbe affossato qualunque esecutivo. Adesso non è così. Anzi, le scorribande di Salvini, impegnato a scavalcare a destra la Meloni e spesso a sconfessarla, sembra funzionare come ricostituente per la Lega: la quale mantiene le sue posizioni o addirittura le incrementa al 10 per cento. Più smorto, ma non disastroso il dato di Forza Italia, che naviga intorno al 6 per cento. Nel complesso il centrodestra non retrocede rispetto al dato reale del ‘22. Se si votasse domani, il risultato non sarebbe diverso, per quanto continue - e senza dubbio destinate a proseguire - siano le polemiche interne alla coalizione.


Sul versante opposto, è chiaro e non da oggi che il “campo largo” non esiste. Anche qui si sviluppa un’ovvia competizione tra Pd e Cinque Stelle. Qual è il dato? Elly Schlein sembra trovarsi appena sotto il 20 per cento, la soglia minima per non aprire la crisi della segreteria. Come dire che il movimentismo radicale non sembra guadagnare consensi. Viceversa i 5S, un passo dopo l’altro, si avvicinano ai democratici. Sono ormai a due o tre punti, quasi in corsia di sorpasso, forse grazie alla notevole capacità di Conte di adattare i principi alle convenienze. E oggi la convenienza dei 5S sta nell’intercettare i sentimenti dell’opinione pubblica, ignorando o attenuando termini come “solidarietà”, “accoglienza”, “integrazione” che invece nutrono le posizioni del Pd. Almeno per come sono interpretate dagli elettori.


Questo tocca il rapporto Pd-5S e l’abilità manovriera di Conte. Ma qual è la strategia da opporre alle ondate dei migranti irregolari nei nostri porti? Qui nessuno o quasi, a destra come a sinistra, sa offrire delle ricette chiare. Peraltro denunciare le contraddizioni di Giorgia Meloni, severa quando era all’opposizione e invischiata in mille cautele oggi che governa, non sposta voti. E si capisce: per quanto delusa dalla destra, un segmento maggioritario dell’elettorato non ha alcun motivo di votare a sinistra. Perché vuole più durezza contro i migranti, non più lassismo. Ed è quello che a suo modo ha capito Conte. I sondaggi indicano che solo una piccola minoranza vuole i porti aperti. Se la Meloni è isolata in Europa, non lo è in Italia. Anzi, inasprirà la sua retorica fin quando il centrosinistra non troverà la via concreta per frenare gli sbarchi. È ciò che Elly Schlein si sentirà dire da Starmer, il leader laburista, quando lo vedrà a Londra.
 

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