Se dichiari guerra alla Ue sui migranti, come ha fatto Giorgia Meloni per vincere le elezioni italiane e sperare di vincere quelle europee, devi prepararti a pagare le conseguenze di una sconfitta. Quella guerra il governo delle destre italiane l’ha persa su tutti i fronti.
Gli sbarchi, che dovevano essere fermati, sono aumentati in modo vertiginoso. I morti in mare anche. I rimpatri restano fermi a meno del 4 per cento dei clandestini. Gli accordi con il regime al potere in Tunisia sono falliti. La conferenza internazionale convocata dall’Italia senza invitare né la Francia né la Spagna non ha risolto nulla. La situazione dei centri di accoglienza è fuori controllo.
Gli irregolari che sbarcano sul nostro territorio sono di fatto lasciati liberi di andarsene dove vogliono, in Italia ma soprattutto in Francia, Germania o Austria. Quelli fermati all’estero dopo aver varcato la frontiera non vengono riaccettati.
I partner comunitari hanno smesso di accogliere i richiedenti asilo che arri…
Se dichiari guerra alla Ue sui migranti, come ha fatto Giorgia Meloni per vincere le elezioni italiane e sperare di vincere quelle europee, devi prepararti a pagare le conseguenze di una sconfitta. Quella guerra il governo delle destre italiane l’ha persa su tutti i fronti.
Gli sbarchi, che dovevano essere fermati, sono aumentati in modo vertiginoso. I morti in mare anche. I rimpatri restano fermi a meno del 4 per cento dei clandestini. Gli accordi con il regime al potere in Tunisia sono falliti. La conferenza internazionale convocata dall’Italia senza invitare né la Francia né la Spagna non ha risolto nulla. La situazione dei centri di accoglienza è fuori controllo.
Gli irregolari che sbarcano sul nostro territorio sono di fatto lasciati liberi di andarsene dove vogliono, in Italia ma soprattutto in Francia, Germania o Austria. Quelli fermati all’estero dopo aver varcato la frontiera non vengono riaccettati.
I partner comunitari hanno smesso di accogliere i richiedenti asilo che arrivano in Italia e hanno rafforzato i controlli ai confini. Abbiamo violato in ogni modo possibile gli accordi europei di Dublino, di cui ci dichiariamo vittime anche se li ignoriamo, e messo seriamente in pericolo pure gli accordi di Schengen per la libera circolazione delle persone.
Francia, Germania e Spagna ci guardano con aperta ostilità e l’unico che sembra non essersene accorto è il ministro dell’Interno Piantedosi, che parla di «volontà comune» quando l’unica volontà comune è quella di isolare l’Italia. In un anno di governo, era difficile fare peggio.
Ma il problema, come si diceva, sta a monte. Ed è, come sempre, un problema politico. Meloni e Salvini hanno pensato di enfatizzare la questione migratoria a livello europeo credendo che potesse anche in quella sede portare dividendi politici come è successo in Italia.
Un disegno che non è sfuggito nelle altre capitali coinvolte. La leader dell’Spd Saskia Esken ha accusato l’Italia di drammatizzare la situazione nei centri di accoglienza con una precisa intenzione: «Le persone non vengono registrate correttamente, ma vengono direttamente inviate sulla via per la Germania».
Le fa eco la ministra degli Interni Nancy Faeser: «L’Italia non sta rispettando le riammissioni del sistema di Dublino. E finché non lo farà, nemmeno noi accoglieremo altri rifugiati».
Infine il portavoce del governo di Berlino ha annunciato prossimi finanziamenti a Ong per il salvataggio in mare e per migliorare l’accoglienza a terra in Italia suscitando rabbiose reazioni di Palazzo Chigi.
Dopo la Francia e dopo la Spagna, anche la Germania sembra prendere atto della guerra dichiarata dall’Italia usando i migranti come armi improprie: esattamente quello che per anni abbiamo rimproverato alla Turchia, alla Libia e alla Tunisia. E sta correndo ai ripari.
Ormai è chiaro che la drammatizzazione della questione migranti porta voti alla destra. È successo in Polonia, in Ungheria, in Grecia, in Italia.
E non è un caso che il governo italiano di estrema destra agiti lo spauracchio proprio mentre la Ue si avvia alla scadenza delle elezioni europee di giugno prossimo.
Né è un caso che i Paesi maggiormente coinvolti, dalla Spagna alla Francia, dalla Germania all’Olanda, abbiano tutti forti partiti di estrema destra all’opposizione che sperano, con Meloni, di ribaltare gli equilibri di Bruxelles grazie al voto di giugno.
Era inevitabile che Berlino, Parigi e Madrid reagissero. E lo hanno fatto da una parte accusando il governo italiano di non fare abbastanza per salvare i naufraghi in mare, e dall’altra di favorire volontariamente il transito dei migranti verso il resto d’Europa per creare anche lì emergenze politiche che favoriscano l’estrema destra populista.
Non è chiaro quale fosse il disegno di Meloni quando ha scatenato la guerra sui migranti. Se sperava, come sostiene, di ottenere solidarietà dalla Ue e dai nostri vicini per una «emergenza europea», è evidente che ha sbagliato tutte le mosse e si è creata solo nemici.
Se invece pensava di poter usare le masse di disperati convogliati dall’Italia verso l’Europa per ricattare Bruxelles e le altre capitali e ottenere vantaggi, come già hanno tentato di fare Erdogan, Haftar o Saied, ha ancora sbagliato i calcoli.
A differenza di Turchia, Libia e Tunisia, infatti, noi siamo parte integrante della Ue e ne condividiamo le battaglie e le sorti politiche. Ma forse è proprio questo che le destre italiane, da Meloni a Salvini, non riescono né a capire né ad accettare.