Intendiamoci. Pagare il pizzo è una tradizione antichissima di questo paese, costitutiva, è un tratto identitario del made in Italy celebre nel mondo come il Colosseo e la torre di Pisa, i bronzi di Riace, le giacche destrutturate di Armani, la pasta cacio e pepe, le masserie pugliesi. Tutti, nel mondo, sanno che se vuoi lavorare in Italia, fare impresa, metter su anche uno strapuntino un negozietto, rinnovare il passaporto, non parliamo di costruire una diga o un acquedotto, avere un lavoro anche precario quello che devi fare, in principio, è oliare il sistema. Mettere da parte i soldi o renderti disponibile in altra forma. Accondiscendere, in natura o in denaro. Dare per avere. È naturale, è normale. È il buco nero innominabile del me too, la patria latina del do ut des. Chi non ha avuto uno zio a cui hanno incendiato il negozio, una cugina di talento a cui hanno detto sì però prima, è ovvio, devi aderire. Iscriverti al club, appartenere ed essere grata, assecondare i detentori del …
Intendiamoci. Pagare il pizzo è una tradizione antichissima di questo paese, costitutiva, è un tratto identitario del made in Italy celebre nel mondo come il Colosseo e la torre di Pisa, i bronzi di Riace, le giacche destrutturate di Armani, la pasta cacio e pepe, le masserie pugliesi. Tutti, nel mondo, sanno che se vuoi lavorare in Italia, fare impresa, metter su anche uno strapuntino un negozietto, rinnovare il passaporto, non parliamo di costruire una diga o un acquedotto, avere un lavoro anche precario quello che devi fare, in principio, è oliare il sistema. Mettere da parte i soldi o renderti disponibile in altra forma. Accondiscendere, in natura o in denaro. Dare per avere. È naturale, è normale. È il buco nero innominabile del me too, la patria latina del do ut des. Chi non ha avuto uno zio a cui hanno incendiato il negozio, una cugina di talento a cui hanno detto sì però prima, è ovvio, devi aderire. Iscriverti al club, appartenere ed essere grata, assecondare i detentori del potere e pagare pegno. Persino la P2, mi scuso coi giovani che non sanno cosa sia, possono cercare su Google (facilito: era una massoneria deviata famosa nel secolo scorso, persistente anche in questo,) si fondava sul fatto che lo Stato non è solo un esattore di imposte, come accade in tutto in mondo, qui è proprio un sistema di appartenenze per cui o sei dentro o sei fuori, se se fuori non hai niente da pretendere. Quindi figuriamoci se possiamo, in un editoriale su un giornale, mettere in dubbio o addirittura immaginare di scardinare la tradizione italica. Si fa per dire. Si fa per conversare un po’.
Questa faccenda dei 4.938 euro che i migrati devono pagare per evitare di restare chiusi un mese nei centri di contenzione in attesa del (presunto, mai vero) rapido esame della richiesta di asilo è perfettamente in linea con il sistema criminale a cui siamo assuefatti. Solo che arriva dal governo, è un’indicazione ufficiale di un agente che non dovrebbe essere corruttivo, uno si aspetta. È lo Stato, no? È il nemico delle mafie e dei ricattatori, no? È lo scudo, l’alternativa alla criminalità, vero? La prima cosa che viene in mente, di fronte a questa strana cifra non rotonda, è che è di settanta euro inferiore al limite di 5.000 euro che il più recente decreto dell’attuale governo (gennaio 2023) ha fissato per i pagamenti in contanti. Una misura di legge per combattere il riciclaggio, i pagamenti al nero, l’evasione fiscale. Ma guarda te, che combinazione. 4.938. Così li puoi portare in tasca, dare cash a chi li pretende e sei in regola: tutto a posto, non rileva.
Intendiamoci, di nuovo. È chiaro il principio, è quello di sempre. Declinato all’immigrato in arrivo, dice: se parti da un luogo del mondo dove sei destinato a una vita orribile, deprivata e violenta, se sei in grado di pagare qualcuno che ti porti via dal tuo destino anche a costo di morire nel tragitto — è frequente, che tu muoia in mare in transito, donna o bambino che tu sia — allora sii previdente. Metti da parte i soldi anche per noi, Italia, Europa. Considera che non solo devi pagare chi ti imbarca, chi ti promette di arrivare all’altra sponda anche se sa bene che su un gommone non è detto che arriverai. Considera che all’approdo troverai uno stato democratico occidentale, il luogo delle libertà e dei diritti a cui aneli, che invece di dirti benvenuto, fratello sorella tanto fragile, ti dirà sì: ma ce li hai, li hai cuciti nella tasca interna della giacca, anche se il mare mosso ti ha tolto gli occhiali con un’onda e non ci vedi più, anche se tuo figlio neonato ti è scappato di mano ed è annegato, ce li hai, questi quattromila e rotti euro in contanti? Hai pensato prima di partire dal tuo centro di detenzione, poniamo, che all’arrivo dovevi 4.938 euro anche a noi, Europa, approdo, civiltà, cultura, Occidente, speranza di futuro.
Perché anche noi, esattamente come gli scafisti, pretendiamo un pizzo. Io non lo so, non saprei cosa dire su questa misura che il governo Meloni e i suoi ministri, evidentemente in panico di fronte a un’evenienza epocale che esorbita le loro misere competenze, hanno concepito. Se non che è criminale. Tecnicamente: un ricatto nei confronti di chi non ha niente, proprio niente da mettere sul piatto che non sia la sua vita già in gioco. Che vergogna, essere oggi italiani. Che collasso di memoria rispetto a chi siamo, chi siamo stati al mondo. Anche noi approdati altrove, per bisogno e miseria, solo qualche decennio fa attraversando i mari coi figli nei fagotti per poi edificare mondi — a poterlo e saperlo fare. L’America. I grandi italiani d’America. Lo celebriamo tutti, quando ci danno lustro. Gli diamo le copertine dei giornali. Altro che Colosseo, torre di Pisa, cacio e pepe, giacche destrutturate. Che misera politica, questa degli euro un po’ meno di cinquemila per avere casa e vita. Che politica sciagurata, che gente senza memoria, che destino infame ci tocca — perché tutti siamo loro, questo governo, finché non saremo altro. Ribelliamoci, dissentiamo. Anche se non serve e non basta, mettiamolo agli atti. Chiedere soldi a chi non ha vita è miserabile.