Sullo sfondo la questione è sempre la stessa: l’immigrazione e come gestirla. Non è l’unico tema, ma è il più drammatico. E protagonista resta il triangolo: Italia, Francia, Germania. A lungo Parigi era apparsa restia a dare una mano, a prendersi la sua parte di responsabilità. Adesso Macron dice - ed è la seconda o terza volta - “non intendiamo lasciar sola l’Italia”. Nel frattempo si è aperto il fronte tedesco con la polemica sulle navi Ong e il loro finanziamento. La lettera di Giorgia Meloni al suo omologo Scholz è secca e risentita; forse non si poteva fare altrimenti per non lasciare al solo ministro della Difesa l’onere della risposta. Di fatto la tensione si alza: i pessimisti ci vedono un altro passo falso del governo “sovranista”; viceversa gli ottimisti pensano che non tutto il male vien per nuocere.
Sullo sfondo la questione è sempre la stessa: l’immigrazione e come gestirla. Non è l’unico tema, ma è il più drammatico. E protagonista resta il triangolo: Italia, Francia, Germania. A lungo Parigi era apparsa restia a dare una mano, a prendersi la sua parte di responsabilità. Adesso Macron dice - ed è la seconda o terza volta - “non intendiamo lasciar sola l’Italia”. Nel frattempo si è aperto il fronte tedesco con la polemica sulle navi Ong e il loro finanziamento. La lettera di Giorgia Meloni al suo omologo Scholz è secca e risentita; forse non si poteva fare altrimenti per non lasciare al solo ministro della Difesa l’onere della risposta. Di fatto la tensione si alza: i pessimisti ci vedono un altro passo falso del governo “sovranista”; viceversa gli ottimisti pensano che non tutto il male vien per nuocere.
Se si deve immaginare una soluzione per gli immigranti irregolari, questa potrà trovarsi solo su scala europea (per quanto sia difficile immaginarla mentre ci si avvia alle elezioni europee del ‘24). Può darsi allora che una brutale messa a punto delle rispettive posizioni sia l’unico modo per intravedere un po’ di luce al termine della notte.
Vedremo. Di sicuro ognuno parla ai propri elettori. Lo fanno francesi e tedeschi e lo fa Giorgia Meloni, ben sapendo di essere il perno intorno al quale ruota il rebus. E qui c’è l’aspetto molto particolare del caso italiano. Da un lato, quasi un anno dopo la nascita dell’esecutivo di destra-centro, il giudizio dell’opinione pubblica è negativo (vedi il sondaggio Demos): il bilancio parla di una compagine che ha realizzato poco e male, ovvero che galleggia senza infamia e senza lode, come uno dei governicchi della prima Repubblica nella fase decadente.
Dall’altro lato, tuttavia, il giudizio sulla figura della premier Meloni è positivo. Soprattutto se lo misuriamo con il dato del 25 settembre, giorno delle elezioni. Fratelli d’Italia raccolse allora il 26 per cento. Tutti voti a sostegno della leader, naturalmente, più che di un partito poco attraente. Un anno dopo le intenzioni di voto indicano il 28,5 all’incirca; nei mesi scorsi avevano toccato anche il 30 per cento. Ora sono un po’ calate ma restano comunque al di sopra del suffragio reale dello scorso settembre.
È un apparente paradosso, ma non deve sorprendere troppo. L’opinione sul governo riflette l’insoddisfazione per gli scarsi risultati ottenuti. Eppure sulla leader Giorgia Meloni la fiducia è ancora alta e questo significa che una parte significativa dell’elettorato la sostiene separando il giudizio su di lei da quello sull’esecutivo. Quanto tempo può durare questa contraddizione? Non molto, si direbbe. Ovunque la valutazione sull’operato di un governo tende a collimare, come è logico, con il giudizio su chi lo guida. Perché da noi si è creata questa anomalia? L’unica spiegazione è che non ci sono altri personaggi sulla scena pubblica in grado di raccogliere fiducia in alternativa alla Meloni. Per quanto siano chiari i limiti della sua azione, al momento non c’è chi sia in grado di mettere sul tavolo proposte o promesse capaci d’incontrare il favore maggioritario della pubblica opinione.
Questo vale soprattutto per l’immigrazione, il terreno dove il bilancio della destra di governo è più sconfortante. Eppure si capisce che il consenso personale alla presidente del Consiglio contiene la speranza che una politica concordata con i partner europei sia ancora possibile sulla base di un’iniziativa italiana. Al tempo stesso il messaggio suona come sfiducia verso l’opposizione di sinistra, da cui ci si attende in tema di immigrazione un messaggio molto più convincente nelle finalità e più chiaro nel modo di comunicarlo al pubblico.