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Il cuore fa la differenza

Si chiude a Torino Italian tech week: non solo Ia
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Alla Italian Tech Week alla fine hanno vinto le emozioni. Nell’anno che ha consacrato l’intelligenza artificiale quale la tecnologia più potente dai tempi della scoperta del fuoco e dall’invenzione dell’elettricità, e mentre gli algoritmi sono sempre più parte delle nostre vite social, è stato bello sentire che la creatività, le emozioni, i sentimenti, sono più importanti e che sono un campo in cui nessun robot potrà mai sostituirci. Non è un concetto rivoluzionario: quando qualche decennio fa venne realizzato un prototipo di intelligenza artificiale, un rudimentale Chat Gpt, al suo creatore venne chiesto “cosa non può fare?”. E quello disse: “Amare. Sperare. Disperarsi. Tutto ciò che ci rende umani”. E quando nel 1997 Steve Jobs tornò alla Apple e l’azienda letteralmente stava per fallire, lui non fece una campagna per lanciare un nuovo personal computer — che non aveva — ma comprò i diritti delle foto di gente del calibro di Einstein, Muhammad Alì, Amelia Heart e Picasso per esaltar…

Alla Italian Tech Week alla fine hanno vinto le emozioni. Nell’anno che ha consacrato l’intelligenza artificiale quale la tecnologia più potente dai tempi della scoperta del fuoco e dall’invenzione dell’elettricità, e mentre gli algoritmi sono sempre più parte delle nostre vite social, è stato bello sentire che la creatività, le emozioni, i sentimenti, sono più importanti e che sono un campo in cui nessun robot potrà mai sostituirci. Non è un concetto rivoluzionario: quando qualche decennio fa venne realizzato un prototipo di intelligenza artificiale, un rudimentale Chat Gpt, al suo creatore venne chiesto “cosa non può fare?”. E quello disse: “Amare. Sperare. Disperarsi. Tutto ciò che ci rende umani”. E quando nel 1997 Steve Jobs tornò alla Apple e l’azienda letteralmente stava per fallire, lui non fece una campagna per lanciare un nuovo personal computer — che non aveva — ma comprò i diritti delle foto di gente del calibro di Einstein, Muhammad Alì, Amelia Heart e Picasso per esaltare i valori in cui si riconosceva: “Noi siamo i folli, i reietti, ribelli, i rompiscatole…”.

Con meno poesia, ma molta convinzione, queste cose le ha ribadite dal palco di Torino anche Brian Chesky che se i bisnonni non avessero lasciato l’Italia, sarebbe nato a Catanzaro e probabilmente Airbnb non sarebbe mai diventata un’azienda da 100 miliardi di dollari. E forse le ha dette ancora meglio Federico Marchetti, artefice della startup italiana di maggior successo di questi venti anni, Yoox. A proposito di emozioni Marchetti ha detto anche: “Non si è felici perché si ha successo, ma si ha successo perché si è felici”. Lui ha lasciato un posto fisso e ben pagato nel 1999 perché non era felice e perché sognava di realizzare una sua impresa: il primo sito di moda al mondo. Una startup.

Nel 2011, sempre da Torino, sempre dalla Ogr che ospitano al Tech Week, con un gruppo di visionari lanciammo una campagna per andare alla ricerca dei Nuovi Mille: fondatori di nuove imprese con cui “rifare” l’Italia. Le startup nate in questi anni sono state molto più di mille, anche grazie ad una legge che finalmente le riconosce. Ma i soldi necessari per crescere sono stati sempre troppo pochi. Fino al 2019 quando, sempre a Torino, sempre alle Ogr, è stato finalmente lanciato un Fondo nazionale innovazione, come c’è in Francia, e le cose sono un po’ migliorate. Ma con questo governo le startup sono di nuovo sparite dal radar per puntare “sul made in Italy”. Come se le imprese ad alto tasso di tecnologia non lo fossero. Che errore madornale.

Sul palco della Tech Week si sono avvicendate storie incredibili: un team di italiani che a Berlino ha una startup sulla fusione nucleare, un altro che a Monaco studia come contrastare l’Alzheimer, due ricercatrici che a Palo Alto sviluppano un farmaco per la longevità e uno che a Boston ha messo l’intelligenza artificiale nelle batterie delle auto elettriche. Federico Marchetti invece ce l’ha fatta restando in Italia, alle porte di Bologna. Far crescere Yoox è stato difficilissimo, ha detto, ma anche divertentissimo: per questo ha avuto successo nonostante i tanti errori che ammette di aver fatto. Perché, e anche questo è uno dei messaggi più forti di questa Italian Tech Week, gli errori si fanno nella vita, li fanno tutti, e dietro ogni storia di successo ci sono momenti bui, in cui temi di aver perduto tutto. Il lieto fine delle favole presuppone che prima, nel mezzo sia accaduto qualcosa di brutto, e prima ancora che il protagonista, tu, si sia messo in viaggio, sia uscito dalla zona di comfort per realizzare il sogno della sua vita.

Quindi, anche se il governo vi ignora, mettetevi in viaggio, andate in cerca della vostra felicità, la tecnologia sarà un vostro superpotere ma il cuore farà la differenza, sempre.

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