Allargamento Ue, Italia non pervenuta
di Ferdinando Nelli FerociUn rapporto presentato qualche giorno fa da un gruppo di esperti francesi e tedeschi, ha riproposto il tema delle condizioni e modalità dei prossimi prevedibili allargamenti dell’Unione Europea. Di questo si parlerà nelle cancellerie europee anche perché a dicembre il Consiglio europeo dovrebbe dare il via libera alla apertura di negoziati di adesione con l’Ucraina e la Moldova. E ci si aspetta in quella occasione una decisione che dovrebbe rilanciare il processo di allargamento includendovi anche i Paesi dei Balcani Occidentali (ai quali la prospettiva di adesione era stata promessa fin dal lontano 2003).
Il contesto in cui si colloca il rapporto degli esperti franco-tedeschi è not…
Un rapporto presentato qualche giorno fa da un gruppo di esperti francesi e tedeschi, ha riproposto il tema delle condizioni e modalità dei prossimi prevedibili allargamenti dell’Unione Europea. Di questo si parlerà nelle cancellerie europee anche perché a dicembre il Consiglio europeo dovrebbe dare il via libera alla apertura di negoziati di adesione con l’Ucraina e la Moldova. E ci si aspetta in quella occasione una decisione che dovrebbe rilanciare il processo di allargamento includendovi anche i Paesi dei Balcani Occidentali (ai quali la prospettiva di adesione era stata promessa fin dal lontano 2003).
Il contesto in cui si colloca il rapporto degli esperti franco-tedeschi è noto. Come reazione all’aggressione russa, l’Unione europea ha promesso all’Ucraina (e alla Moldova) la piena adesione alla Ue. E la decisione è stata presa con una sorprendente unanimità, a testimonianza della volontà di manifestare il massimo della solidarietà al Paese aggredito e di assicurarne un solido ancoraggio al campo occidentale.
Dopo il riconoscimento ai due Paesi delle status di candidati, è quindi imminente la decisione di aprire i negoziati di adesione. Tutto questo è successo con una straordinaria accelerazione dei tempi del processo rispetto ai precedenti, che testimonia della eccezionalità del contesto. Ma anche della volontà di utilizzare l’allargamento (che dovrebbe finalmente includere, oltre all’Ucraina e alla Moldova, anche i Balcani Occidentali) come fattore di stabilizzazione a livello continentale, in una visione destinata a valorizzare il “soft power” della Ue su scala effettivamente continentale.
Tutto giusto e condivisibile? Si, ma è evidente che é altrettanto necessario chiedersi come potrà continuare a funzionare la Ue, che già oggi spesso stenta a decidere, ed è condizionata da troppe divisioni, una volta allargata a 30 o 35 nuovi Membri, per di più così diversi dagli attuali per livelli di sviluppo economico e funzionamento dello Stato di diritto. Da qui le prime doverose riflessioni su come adattare istituzioni e politiche della Ue per assicurare che nuovi allargamenti non producano la paralisi o l’irrilevanza. Il rapporto degli esperti franco-tedeschi ha il merito di ricordarci che nuovi allargamenti della Ue che non siano sufficientemente graduali, e soprattutto che non siano accompagnati da riforme delle modalità di funzionamento delle istituzioni, di politiche comuni, e dello stesso bilancio della Ue, rischierebbero di provocare seri problemi fino al rischio di paralisi della stessa Unione.
Il gruppo degli esperti raccomanda una serie di riforme, che mirano a tutelare in maniera più efficace lo stato di diritto, migliorare la legittimazione democratica dei processi decisionali della Ue, prevedere nuove competenze e rivedere il volume del bilancio comune. Tra le misure specifiche merita segnalare il passaggio generalizzato in Consiglio dalla unanimità al voto a maggioranza (salvo rare eccezioni e una sorta di clausola di salvaguardia), una nuova composizione della Commissione, una nuova procedura per l’elezione del Presidente della Commissione, una riallocazione delle risorse del bilancio comune, nuove risorse proprie e una nuova modalità di adozione del bilancio pluriennale. Sempre nel rapporto si rilancia il modello di un’Europa articolata su quattro cerchi concentrici in funzione dei livelli di integrazione e della partecipazione degli Stati membri alle varie politiche comuni.
Al di là del giudizio sulle singole proposte, in realtà la stessa ipotesi di condizionare i prossimi allargamenti alla previa adozione di riforme è in effetti controversa e divisiva. La Germania di Scholz è schierata apertamente a sostegno di una Ue allargata. Ma è altrettanto ferma sulla richiesta di contestuali riforme. La Francia, finora mai troppo entusiasta della prospettiva di nuovi allargamenti, oggi sembra avere accettato l’idea di una Ue più larga. Ma è prudente sulla tempistica e comunque ritiene che nuovi allargamenti debbano essere preceduti dalle necessarie riforme interne. La Polonia e gli altri Paesi dell’Europa centro-orientale sono tra i più convinti sostenitori dell’allargamento. Ma sono anche molto riluttanti sulla adozione di riforme che possano incidere sui processi decisionali. E infine la voce dell’Italia su questo tema non risulta ancora pervenuta.
È escluso che a dicembre al Consiglio Europeo si entri nei dettagli, ma sarà importante riuscire a fissare almeno il principio che si potrà procedere con nuovi allargamenti solo se accompagnati dalle riforme necessarie per garantire un efficace funzionamento della Ue allargata. E su questo la posizione dell’Italia, spesso incerta tra solidarietà a Polonia e altri Paesi del Gruppo di Visegrad ed un allineamento su Parigi e Berlino, potrebbe fare la differenza.