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Meloni, i migranti e le due Europe

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La premier attacca prima la Germania per il sostegno alle Ong e poi la giudice di Catania per la sentenza sui migranti, il vero nervo scoperto dell’esecutivo
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Suscita perplessità vedere un presidente del Consiglio che si espone personalmente e direttamente alle polemiche quotidiane. Giorgia Meloni non si tira indietro, del resto è sostenitrice di una figura di premier forte all’inglese: critica il cancelliere Scholz per le politiche migratorie tedesche e il giorno dopo attacca la giudice di Catania che ha cancellato gli effetti dell’ultimo decreto del governo. Protagonisti sono sempre i migranti, autentico nervo scoperto in questa fase. Per quale ragione accade? Forse perché il futuro del Paese si decide solo in parte sui temi finanziari, le compatibilità economiche, la tenuta dei conti, gli spread. Sono i problemi autunnali di ogni governo, quest’anno resi più drammatici dalle circostanze internazionali, dalla coda dell’inflazione e dall’esiguità delle risorse. Nessuno dispone di ricette salvifiche, né al governo né all’opposizione, tuttavia a Palazzo Chigi c’è lei, la leader di Fratelli d’Italia, e sta a lei, non ad altri, ingurgitare l’a…

Suscita perplessità vedere un presidente del Consiglio che si espone personalmente e direttamente alle polemiche quotidiane. Giorgia Meloni non si tira indietro, del resto è sostenitrice di una figura di premier forte all’inglese: critica il cancelliere Scholz per le politiche migratorie tedesche e il giorno dopo attacca la giudice di Catania che ha cancellato gli effetti dell’ultimo decreto del governo. Protagonisti sono sempre i migranti, autentico nervo scoperto in questa fase. Per quale ragione accade? Forse perché il futuro del Paese si decide solo in parte sui temi finanziari, le compatibilità economiche, la tenuta dei conti, gli spread. Sono i problemi autunnali di ogni governo, quest’anno resi più drammatici dalle circostanze internazionali, dalla coda dell’inflazione e dall’esiguità delle risorse. Nessuno dispone di ricette salvifiche, né al governo né all’opposizione, tuttavia a Palazzo Chigi c’è lei, la leader di Fratelli d’Italia, e sta a lei, non ad altri, ingurgitare l’amaro calice.

Eppure la premier ha capito che il consenso o il dissenso popolare non dipende solo dalla politica economica, che richiede tempi medio-lunghi per incidere sulla vita delle persone. Come impatto immediato, nulla è più dirompente di qualche migliaio di immigrati non regolari che si ammassano in una piccola isola, metafora di una temuta invasione dell’intero territorio nazionale. Nell’immaginario collettivo, almeno di un certo mondo che pesa sul piano politico, è questo aspetto a spaventare e determinare le scelte elettorali. Giorgia Meloni se la prende con Scholz, con le Ong, con la magistrata catanese, ben consapevole di poter vincere la battaglia dell’opinione pubblica. E se Salvini si mette di traverso, l’alleata-rivale raddoppia la tendenza aggressiva che certo non le fa difetto.

S’intende che così si produce un senso di ansia generale, in un frullatore che macina gli stessi ingredienti da anni. Lo scontro tra politica e magistratura ripete ogni volta lo stesso copione, come in un brutto film di fantascienza. E l’Europa, impotente di fronte alla pressione dei migranti, accresce la sensazione di precarietà. C’è una risposta di sinistra di fronte al disagio? Forse sì, ma finora non è stata individuata in modo definitivo e convincente. Le risposte della sinistra, nel segno etico della solidarietà, intercettano un’opinione minoritaria. La destra si sente vincente quando cala sul tavolo la carta della sicurezza, delle frontiere esterne europee chiuse e sorvegliate. Ci è riuscita finora? Decisamente, no. E tuttavia nel dialogo con l’elettorato il messaggio implicito è trasparente: se noi, cioè la destra, non ci siamo riusciti, siamo pur sempre gli unici che possono ottenere un risultato. La sinistra non può anche per ragioni culturali. È un argomento non privo di solidità.

Ma c’è dell’altro. La frontiera sud, il Mediterraneo, continua a non essere una priorità dell’Unione. La cronaca dimostra che l’Europa del nord considera suo obiettivo prioritario proteggersi dalle immigrazioni dall’est. È lì che destra e sinistra si mescolano e alla fine camminano quasi sullo stesso sentiero. Il socialdemocratico Scholz, colui che irrita la Meloni, insegue il suo elettorato d’ordine. Il nuovo “uomo nero”, lo slovacco Fico, è anch’egli un socialista, sia pure anomalo, ma raccoglie i suoi voti a destra non meno che a sinistra. Lo stesso in Ungheria fa Orbán, che socialista certo non è. L’immigrazione rimescola le carte in tutti i Paesi. In teoria ciò offre un vantaggio a Giorgia Meloni: anche lei in fondo ha raccolto voti da sponde diverse. Il problema italiano è che Roma deve gestire la frontiera marittima del sud. I nostri alleati dovrebbero essere almeno Francia e Spagna, visto che gli altri guardano a est. Sono due Europe senza baricentro.

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