Caso Apostolico, la toga e la Bestia
di Stefano CappelliniQualche anno fa la macchina social della Lega era nota come la Bestia, perché la sua caratteristica principale era quella di scandagliare i fondali del web a caccia degli umori più scuri e putrescenti, in un circolo vizioso tra bar sport e propaganda politica.
Parzialmente dismessa anche a causa di problemi non politici, la Bestia è tornata ad agire in quanto tale con la pubblicazione da parte di Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture, di un video nel quale Iolanda Apostolico, la giudice di Catania che ha emesso la sentenza sui migranti tanto contestata dal governo, sembra comparire in prima fila a una manifestazione di piazza organizzata proprio sul tema immigrazione.
Il metodo usato è quello tipico del peggior Internet: il nemico viene esposto ai propri seguaci perché facciano esattamente ciò per cui l’operazione è pensata: un bel linciaggio virtuale.
Il metodo Salvini è sbagliato per una lunga serie di ragioni: la continenza che ci si aspetta d…
Qualche anno fa la macchina social della Lega era nota come la Bestia, perché la sua caratteristica principale era quella di scandagliare i fondali del web a caccia degli umori più scuri e putrescenti, in un circolo vizioso tra bar sport e propaganda politica.
Parzialmente dismessa anche a causa di problemi non politici, la Bestia è tornata ad agire in quanto tale con la pubblicazione da parte di Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture, di un video nel quale Iolanda Apostolico, la giudice di Catania che ha emesso la sentenza sui migranti tanto contestata dal governo, sembra comparire in prima fila a una manifestazione di piazza organizzata proprio sul tema immigrazione.
Il metodo usato è quello tipico del peggior Internet: il nemico viene esposto ai propri seguaci perché facciano esattamente ciò per cui l’operazione è pensata: un bel linciaggio virtuale.
Il metodo Salvini è sbagliato per una lunga serie di ragioni: la continenza che ci si aspetta da un leader con le sue cariche, il rispetto della magistratura e della separazione tra i poteri, il rispetto delle persone in generale, perché additare in quelle forme un bersaglio è comunque da evitare quale che sia il ruolo pubblico o privato di un cittadino.
Questo modo sguaiato e incivile di fare politica, lo stesso che la Lega ha usato per pubblicizzare Pontida con la foto di personaggi sgraditi e lo slogan “lui (o lei) non ci sarà”, appartengono a una degenerazione che purtroppo negli ultimi dieci anni si è diffusa trasversalmente e alla quale ha dato un contributo fondamentale il bagno di grillismo.
C’è però anche una questione di merito non aggirabile in questa vicenda. I magistrati svolgono una funzione cruciale e delicatissima in una democrazia. A loro è chiesto non solo di essere terzi, ma anche di apparire terzi, perché un cittadino non può e non deve essere sfiorato dal sospetto che una decisione sia presa non in virtù del diritto ma sulla base di altre convinzioni personali.
Per questo a loro e altre categorie di servitori dello Stato è raccomandato di astenersi dal dibattito politico, nel loro stesso interesse, come dimostra proprio il caso di Catania, dove una sentenza emessa in nome della legge e della Costituzione oggi può essere attaccata e strumentalizzata sulla base di altro.
Questo ovviamente non significa che i magistrati non possano avere opinioni, ma che esprimerle con post sui social o in piazza non è una prassi accettabile e si ritorce sul loro lavoro.
Questa è, del resto, la medesima ragione per cui si continua a deplorare il caso Vannacci, un generale in servizio che gira il Paese e le tv spiegando come deve girare il mondo, quali categorie godono della sua stima e quali no, a quali accorderebbe diritti negandoli alle altre.
La libertà di pensiero e parola non c’entra nulla con la vanagloria di un generale nostalgico delle caverne, ma neppure con l’ansia di una toga di esprimere giudizi su un politico o su un partito.
Certo, stupisce per l’alto livello di incoerenza la posizione di chi presenta Vannacci come un martire della censura e poi sviene se scopre che un magistrato ha una propria visione delle cose della vita e della politica.
Tuttavia restano, per tutti, i paletti di un sistema ordinato e rispettoso delle funzioni: per chi appartiene a determinate categorie e vuole esercitarsi nell’agone pubblico senza controindicazioni esiste un solo modo di farlo, che è svestire i panni professionali e gettarsi nella mischia, da candidato, da militante o anche da semplice cittadino che protesta, contesta leggi o chiede riforme.
Qualsiasi altra strada rischia di danneggiare in primo luogo la stessa istituzione che si rappresenta, oltre a prestarsi a ritorsioni belluine come quella che la Lega ha riservato alla giudice Apostolico.