✕

Un Paese costruito a caso

La solfatara dei Campi Flegrei

 (fotogramma)
La vicenda dei Campi Flegrei dimostra la poca attenzione dei costruttori per le vie di fuga
1 minuti di lettura

Per anni sono stato un fedele ascoltatore di “Overshoot”, trasmissione notturna di Radio Radicale, autori e protagonisti Enrico Salvatori e l’architetto Aldo Loris Rossi. Aveva la strana caratteristica di essere profetico e ansioso sugli eventi tellurici nei Campi Flegrei, a Napoli e intorno a Napoli, verso il Vesuvio come quelli che stanno accadendo adesso. Perché dico “profetici” delle loro previsioni ansiose su un’area in cui allora (solo pochi anni fa) non vi erano stati se non rari segnali di pericolo? Seguivo scrupolosamente “Overshoot” perché Aldo Loris Rossi era protagonista importante della rivista “Architettura, Cronaca e Storia”, fondata e diretta da Bruno Zevi e poi affidata dai figli Adachiara e Luca alla mia direzione. Uno dei collaboratori importanti era Aldo Loris Rossi e uno degli argomenti mai trascurati dalla rivista era la continua discussione e denuncia di un Paese costruito a caso, senza riguardo alla agibilità di un luogo , alla sua sicurezza e alle vie di fuga.…

Per anni sono stato un fedele ascoltatore di “Overshoot”, trasmissione notturna di Radio Radicale, autori e protagonisti Enrico Salvatori e l’architetto Aldo Loris Rossi. Aveva la strana caratteristica di essere profetico e ansioso sugli eventi tellurici nei Campi Flegrei, a Napoli e intorno a Napoli, verso il Vesuvio come quelli che stanno accadendo adesso. Perché dico “profetici” delle loro previsioni ansiose su un’area in cui allora (solo pochi anni fa) non vi erano stati se non rari segnali di pericolo? Seguivo scrupolosamente “Overshoot” perché Aldo Loris Rossi era protagonista importante della rivista “Architettura, Cronaca e Storia”, fondata e diretta da Bruno Zevi e poi affidata dai figli Adachiara e Luca alla mia direzione. Uno dei collaboratori importanti era Aldo Loris Rossi e uno degli argomenti mai trascurati dalla rivista era la continua discussione e denuncia di un Paese costruito a caso, senza riguardo alla agibilità di un luogo , alla sua sicurezza e alle vie di fuga. Era nata dai Radicali (di cui Bruno Zevi era strato presidente) l’idea di spostare l’argomento del costruire da urbanistico a politico, tenendo conto del moltiplicatore cieco della speculazione che sblocca ogni vincolo sulla fragilità estrema e prevedibile di luoghi che dovrebbero restare intoccati. Su “La Repubblica” del 4 ottobre, Dario Del Porto ha raccolto e composto i frammenti di una giornata di attesa e di paura di coloro che sono stati indotti a insediarsi e a vivere non dove il pericolo è sempre possibile (dovunque) ma dove è certo e certificato. Una delle preoccupazioni di “Overshoot” era di mostrare quanto fitta fosse la popolazione (dunque la continua costruzione di case e villaggi) dovunque il suolo promettesse con vistosi segnali, di essere pronto a cedere . Diventa evidente e urgente, a questo punto, la questione delle vie di fuga. Chi ha studiato il problema a fondo e ha misurato il rapporto fra un mondo in fuga e i percorsi disponibili, come hanno notato subito (e molto prima dei telegiornali di questi giorni) Zevi, Pannella, e poi Salvatori e Loris Rossi, sa, e ha detto ripetute volte, che le vie di fuga tracciate e previste finora, sono tragicamente inadeguate, anzi non praticabili. Ma non risulta che accanto alle costernate cronache di ciò che sta accadendo in questi giorni, qualcuno sia al lavoro per rendere la fuga verso la salvezza realistica e possibile.

Bisogna pensare che la speculazione edilizia non vuole creare pregiudizi su luoghi più o meno sicuri. Sicuro è dove decide il costruttore. Il resto dipende dal destino.

Leggi i commenti