Hamas non aveva mai osato attaccare Israele con tanta forza, e per di più a sorpresa. Israele non aveva mai subito tante vittime per mano di Hamas. Hamas, inoltre, non era mai riuscito a catturare così tanti soldati israeliani — divenuti immediatamente ostaggi da scambiare con centinaia, se non addirittura migliaia, di prigionieri palestinesi.
La situazione che si è venuta a creare è nuova e pericolosa, e per comprenderla occorre aver ben presente il contesto attuale.
L’Arabia Saudita si sta preparando a seguire l’esempio di quei Paesi arabi che hanno riconosciuto lo Stato di Israele. Un ministro israeliano ha recentemente reso visita a Mohammad bin Salman, e stando all’opinione di quest’ultimo i negoziati tra i due Paesi starebbero procedendo speditamente. In precedenza MBS aveva riallacciato i rapporti con l’Iran, suo storico nemico, con un gesto che — lo si capisce oggi — aveva lo scopo di placare la diffidenza iraniana e permettergli di riavvicinarsi a Israele.
Resosi conto d…
Hamas non aveva mai osato attaccare Israele con tanta forza, e per di più a sorpresa. Israele non aveva mai subito tante vittime per mano di Hamas. Hamas, inoltre, non era mai riuscito a catturare così tanti soldati israeliani — divenuti immediatamente ostaggi da scambiare con centinaia, se non addirittura migliaia, di prigionieri palestinesi.
La situazione che si è venuta a creare è nuova e pericolosa, e per comprenderla occorre aver ben presente il contesto attuale.
L’Arabia Saudita si sta preparando a seguire l’esempio di quei Paesi arabi che hanno riconosciuto lo Stato di Israele. Un ministro israeliano ha recentemente reso visita a Mohammad bin Salman, e stando all’opinione di quest’ultimo i negoziati tra i due Paesi starebbero procedendo speditamente. In precedenza MBS aveva riallacciato i rapporti con l’Iran, suo storico nemico, con un gesto che — lo si capisce oggi — aveva lo scopo di placare la diffidenza iraniana e permettergli di riavvicinarsi a Israele.
Resosi conto della manovra, l’Iran — che per altro fa fatica a tenere sotto controllo il suo popolo in rivolta — ha ordinato ad Hamas (che in parte finanza), aiutato da Hezbollah (che finanzia appieno, e che ha base in Libano) di lanciare dei razzi contro il territorio del “nemico sionista”. Su Israele sarebbero stati lanciati tra i duemilacinquecento e i cinquemila razzi.
L’operazione era stata ben pianificata: Isma’il Haniyeh, il leader di Hamas, aveva incontrato diverse volte in Libano Hassan Nasrallah.
L’Iran utilizza l’Islam ed emargina i Palestinesi di Ramallah che non sono d’accordo con il gruppo armato Hamas, che controlla Gaza.
L’Iran ufficialmente non appare in questo conflitto. E tuttavia, senza i suoi finanziamenti, le sue armi, e i suoi piani non avrebbe potuto ordinare l’attacco contro Israele, sapendo a ragione che ogni vittima israeliana sarebbe stata vendicata con l’uccisione di almeno dieci palestinesi.
Ma per il governo degli ayatollah le sorti del popolo palestinese non sono una priorità. Come non lo sono per Hamas, che nell’attaccare Israele sapeva di mettere in pericolo famiglie intere.
Per il momento, l’interesse dell’Iran è quello di sabotare gli eventuali accordi tra Arabia Saudita e Israele. È difficile immaginare che in questi giorni di lutto e di dolore MBS possa dichiarare la propria riconoscenza allo Stato ebraico.
Questo attacco, dalle conseguenze enormi, è un messaggio rivolto a quei Paesi arabi e musulmani che stanno valutando una possibile normalizzazione dei rapporti con “il nemico”. I Paesi che hanno riallacciato le relazioni con Israele (come il Marocco, il Sudan e gli Emirati) sono infatti considerati alla stregua di traditori.
Il Marocco ha troncato da tempo i rapporti con l’Iran, dopo aver scoperto che questi addestra i soldati del movimento separatista Polisario, che lotta contro l’integrità territoriale del Marocco ed è finanziato ed armato dall’Algeria, amica dell’Iran.
Per Israele inizia un periodo di grave crisi. I suoi servizi segreti non sono stati in grado di prevedere l’attacco, e ciò rappresenta per loro un grande fallimento, che ne mette in dubbio la leggendaria efficacia.
Netanyahu è sempre più contestato, a causa del suo progetto di riforma del sistema giudiziario. Attaccare Gaza sarà complicato, se si considera che i settanta ostaggi sarebbero stati dislocati tra diverse famiglie, sparse sul territorio, e che bombardare quel territorio significherebbe rischiare di uccidere dei soldati israeliani.
È la prima volta che Israele si trova di fronte a un simile dilemma.
Né le riunioni del Consiglio di Sicurezza a New York, né gli interventi dell’amico americano potranno impedire all’esercito di Israele di compiere delle azioni di rappresaglia, che mieteranno centinaia di vittime tra i palestinesi.
Sino a quando Gaza sarà controllata dagli islamisti di Hamas non potrà esserci pace. E né gli embarghi, né le difficoltà imposte quotidianamente ai palestinesi che lavorano in Israele potranno cambiare questo dato di fatto.
È iniziata una guerra, perché Israele non può permettersi di non vendicare i propri morti, che per la prima volta sono così numerosi.
(Traduzione di Marzia Porta)