✕

Se ci scopriamo tutti con Noa

Ascolta l'audio

Le forze politiche italiane sono unite nella solidarietà alle vittime israeliane
2 minuti di lettura

E’ un piccolo segnale di speranza, magari laterale in questa immane tragedia che ha colpito Israele, ma è importante ugualmente segnalarlo. Come poche altre volte nella recente storia nazionale, le principali forze politiche italiane hanno messo da parte i loro distinguo e la quotidiana, spesso stucchevole, guerra di parole per unirsi nella solidarietà alle vittime del brutale attacco terroristico in Medio Oriente. Dal partito democratico si sono sentite molte voci, tra tutte quella della segretaria Elly Schlein che ha espresso una “ferma condanna” contro l’uccisione deliberata di centinaia di civili innocenti e la sua solidarietà a Israele. Parole simili a quelle di Azione, Italia Viva, di più Europa e persino del Movimento Cinque Stelle, che in passato è sembrato quasi sostenere Hamas. Anche a Destra nessuna voce fuori dal coro, con la premier Giorgia Meloni che ha parlato direttamente con il premier Netanyahu per esprimergli il sostegno dell’Italia in quella che per gli israeliani …

E’ un piccolo segnale di speranza, magari laterale in questa immane tragedia che ha colpito Israele, ma è importante ugualmente segnalarlo. Come poche altre volte nella recente storia nazionale, le principali forze politiche italiane hanno messo da parte i loro distinguo e la quotidiana, spesso stucchevole, guerra di parole per unirsi nella solidarietà alle vittime del brutale attacco terroristico in Medio Oriente. Dal partito democratico si sono sentite molte voci, tra tutte quella della segretaria Elly Schlein che ha espresso una “ferma condanna” contro l’uccisione deliberata di centinaia di civili innocenti e la sua solidarietà a Israele. Parole simili a quelle di Azione, Italia Viva, di più Europa e persino del Movimento Cinque Stelle, che in passato è sembrato quasi sostenere Hamas. Anche a Destra nessuna voce fuori dal coro, con la premier Giorgia Meloni che ha parlato direttamente con il premier Netanyahu per esprimergli il sostegno dell’Italia in quella che per gli israeliani è davvero “l’ora più buia” dai tempi dell’attacco a sorpresa da parte di Siria ed Egitto 50 anni fa.

Difficile dire quanto questa unanime condanna reggerà anche nei prossimi giorni, di fronte alle notizie dell’attacco sferrato dall’esercito e dall’aviazione di Gerusalemme sulle postazioni di Hamas. Ma oggi sta accadendo qualcosa di simile a quello che avvenne l’11 settembre del 2001, quando ogni legittima critica contro gli Usa per la prima guerra del Golfo o per altri aspetti della politica estera americana lasciarono il passo a un generale — a parte qualche piccola frangia ultra-minoritaria — coro di sdegno e di cordoglio.

È possibile, oggi come allora, considerare il governo di Netanyahu come un pericolo, criticarlo (come peraltro fanno da mesi centinaia di migliaia di cittadini democratici israeliani) per le sue politiche estremiste, per aver cercato una rottura costituzionale, per la discriminazione dei cittadini arabi, per queste e altre ragioni. Ma quando i terroristi rapiscono donne anziane e ragazze, sparano su chiunque gli capiti a tiro, decapitano lavoratori asiatici per il solo fatto di averli trovati in un kibbutz, quando tirano migliaia di razzi sulle case, quando citofonano agli inquilini di un palazzo per annunciare che li stanno per massacrare, ebbene di fonte a tutto questo orrore la risposta della sinistra e della destra per una volta è stata unanime: siamo tutti israeliani.

Qualcuno esalterà questo o quel post di critica a Israele per la politica di occupazione di questi anni. Qualcuno ha già iniziato a dire sottovoce che “se la sono cercata”. Ma restano voci isolate sui social, il tono generale dei commenti resta di ferma condanna di quanto accaduto. Altrove, si pensi alle manifestazioni d giubilo di alcune comunità di immigrati islamici in Germania, Inghilterra e Usa, non è andata così. E non era scontato che avvenisse, specie considerando quanto è stato estremista il comportamento delle forze politiche che compongono il gabinetto più a destra della storia di Israele. Ma oggi siamo davvero a un tornante della storia, quello in cui ogni parola detta o non detta sarà ricordata. Come dopo l’11 settembre o dopo gli sgozzamenti dello Stato islamico, dopo i deliri del Daesh, il posto delle persone democratiche è soltanto uno: spalla a spalla con le vittime del terrorismo. Domani magari torneremo a dividerci sulla questione palestinese e sulle sue cause, sulla deriva anti-democratica di Netanyahu e sul futuro di Gaza. Adesso restiamo accanto a Noa, che stava ballando nel deserto a un festival di pace, ed è stata portata via a forza dai miliziani mentre li implorava di non essere uccisa. Tutto il resto è rumore.

Leggi i commenti