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Uno spartiacque per la sinistra

Gli ostaggi in mano ad Hamas 

 (ansa)

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Il punto di martedì 10 ottobre 2023
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L’interrogativo non riguarda solo l’Italia, bensì tutti i maggiori paesi occidentali; eppure tocca in modo particolare il nostro paese per la sua tradizione di ambiguità nella politica mediterranea. In concreto, quanto durerà la vicinanza e la solidarietà manifestata a Israele, vittima del selvaggio attacco? Di fronte alle ovvie asprezze della controffensiva annunciata, quanto impiegheranno i sentimenti solidali verso il popolo ebraico a trasformarsi in ripulsa verso la violenza che si presagisce già oggi, volta a distruggere ogni impronta di Hamas a Gaza?

Il governo è stato esplicito fin dal primo minuto nello schierarsi a fianco di Gerusalemme. Dall’opposizione il Pd ha tenuto un’analoga posizione trasparente (vedi l’intervista di Guerini a questo giornale). Ma se ci si inoltra verso le altre aree del preteso, benché pressoché inesistente, “campo largo” affiorano i dubbi e i toni diventano freddi. Il tema di fondo è ancora sottinteso, ma presto verrà alla superficie: Israele non pu…

L’interrogativo non riguarda solo l’Italia, bensì tutti i maggiori paesi occidentali; eppure tocca in modo particolare il nostro paese per la sua tradizione di ambiguità nella politica mediterranea. In concreto, quanto durerà la vicinanza e la solidarietà manifestata a Israele, vittima del selvaggio attacco? Di fronte alle ovvie asprezze della controffensiva annunciata, quanto impiegheranno i sentimenti solidali verso il popolo ebraico a trasformarsi in ripulsa verso la violenza che si presagisce già oggi, volta a distruggere ogni impronta di Hamas a Gaza?

Il governo è stato esplicito fin dal primo minuto nello schierarsi a fianco di Gerusalemme. Dall’opposizione il Pd ha tenuto un’analoga posizione trasparente (vedi l’intervista di Guerini a questo giornale). Ma se ci si inoltra verso le altre aree del preteso, benché pressoché inesistente, “campo largo” affiorano i dubbi e i toni diventano freddi. Il tema di fondo è ancora sottinteso, ma presto verrà alla superficie: Israele non può andare oltre una certa soglia nella rappresaglia se non vuole perdere la definizione (solo un’auto-definizione per i critici dello Stato ebraico) di unica democrazia dell’area mediorientale. Secondo punto, l’attacco a Gaza sarebbe in una certa misura ingiustificato, specie se si dovesse prolungare per giorni e giorni (come accadrà) in un assedio totale, in quanto il vero responsabile della tragedia è il premier Netanyahu, con i suoi errori e la sua politica che ha diviso il paese (“un criminale di guerra” lo ha definito, forse nel giorno sbagliato, il famoso Patrick Zaki, lo studente egiziano per i cui diritti l’Italia si è tanto battuta).

Se questo accadrà, non dovremo stupirci. L’11 settembre israeliano, come è stato definito, è uno spartiacque: lo è per la politica di Gerusalemme, per i servizi segreti inefficienti, per il terrore che si è diffuso nella popolazione come mai in passato. Ma è uno spartiacque anche per i paesi mediterranei, a cominciare dall’Italia. Per circa quarant’anni il dibattito ha girato intorno al tema “due popoli e due Stati”: era, con tutti i suoi limiti, il faro della politica mediorientale europea e soprattutto italiana. Oggi lo snodo è di tutta evidenza un altro. L’ipotesi dei due Stati ha perso qualsiasi credibilità e l’irruzione sulla scena del fondamentalismo pone un dilemma tragicamente diverso: o la distruzione di Israele o la distruzione di Hamas.

Con un passaggio intermedio: i fondamentalisti, dietro cui si stagliano l’Iran e la Russia, stanno combattendo una lotta all’ultimo sangue contro l’Anp, l’organizzazione che fu di Arafat. Per cui la questione non è più la ricerca dell’intesa tra due popoli (arabi e israeliani) in vista di un’ardua convivenza pacifica, bensì lo scontro finale tra un Islam estremista che persegue la destabilizzazione totale e chi crede in quei valori occidentali di cui Israele è tuttora il testimone. Del destino dei palestinesi è palese che a Hamas non importi nulla, assai meno di quanto importasse alla vecchia guardia dell’Anp.

Il punto è come le forze politiche in Italia vivranno la nuova discriminante. Continuare nella vecchia linea pro-palestinese sperando che tutto torni come prima, rischia di essere un’illusione: e questo vale soprattutto per la sinistra storica, visto che sono venuti meno i vecchi interlocutori. Giustificare Hamas con l’idea di addomesticarlo è solo una prova di malafede. Eppure tra i 5S c’è chi ha cominciato ad adombrare il tema, pronto a ribadirlo se la guerra si prolungherà. Del resto, sono gli stessi ambienti che due anni fa parlavano di dialogo con “i talebani moderati”. Si tratta di puro cinismo, il cui obiettivo è quello di sottrarre un po’ di voti a un Pd costretto al realismo.

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