✕

Fmi, le sfide dell’economia

Marrakech (Marocco): l'intervento di Pierre-Olivier Gourinchas al meeting di Fmi e Banca Mondiale

 (reuters)

Ascolta l'audio

In Italia con una minore crescita ci saranno minori entrate per lo Stato. E il rapporto tra debito pubblico e Pil tenderà a essere più alto di quello previsto dal governo. Non una bella notizia per il nostro Paese
2 minuti di lettura

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha pubblicato le sue nuove previsioni economiche per il 2023-24. Nonostante il tono un po’ preoccupato tenuto in conferenza stampa dal capo economista dell’Fmi (il francese Pierre-Olivier Gourinchas), l’economia mondiale non sta andando troppo male, soprattutto in un momento in cui molti prevedevano (ma succede a ogni autunno) la tempesta perfetta. Ma, si dirà, e l’attacco a Israele? Non ci deve preoccupare anche a livello economico? Partiamo proprio da lì.

Il documento dell’Fmi che contiene le previsioni (il World economic outlook, o Weo) è stato chiuso quando nessuno (tranne Hamas) si aspettava quello che è successo e quindi non dice nulla in proposito.

Gourinchas, nel rispondere alle domande sugli effetti della guerra in corso, è stato prudente, sottolineando che ogni previsione è prematura. Ha però detto una cosa interessate: secondo i modelli econometrici dell’Fmi un aumento del prezzo del petrolio del 10% causa un calo del Pil mondial…

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha pubblicato le sue nuove previsioni economiche per il 2023-24. Nonostante il tono un po’ preoccupato tenuto in conferenza stampa dal capo economista dell’Fmi (il francese Pierre-Olivier Gourinchas), l’economia mondiale non sta andando troppo male, soprattutto in un momento in cui molti prevedevano (ma succede a ogni autunno) la tempesta perfetta. Ma, si dirà, e l’attacco a Israele? Non ci deve preoccupare anche a livello economico? Partiamo proprio da lì.

Il documento dell’Fmi che contiene le previsioni (il World economic outlook, o Weo) è stato chiuso quando nessuno (tranne Hamas) si aspettava quello che è successo e quindi non dice nulla in proposito.

Gourinchas, nel rispondere alle domande sugli effetti della guerra in corso, è stato prudente, sottolineando che ogni previsione è prematura. Ha però detto una cosa interessate: secondo i modelli econometrici dell’Fmi un aumento del prezzo del petrolio del 10% causa un calo del Pil mondiale nell’anno seguente dello 0,15% e un aumento dell’inflazione dello 0,4%.

Visto che, per ora, il prezzo del petrolio è salito solo di circa il 5%, all’apertura dei mercati lunedì, e sembra poi essersi stabilizzato, l’impatto a livello globale della crisi in Medio Oriente dovrebbe essere trascurabile, sia in termini di crescita sia di inflazione, a meno che, ovviamente, il conflitto si allarghi ad altri Stati. Da tener d’occhio però è il prezzo del gas che è aumentano più di quello del petrolio.

Teniamo quindi per buone le previsioni del Weo, nonostante la guerra. Cosa ci dicono? Il Pil mondiale (al netto dell’inflazione) dovrebbe crescere più o meno del 3% quest’anno e il prossimo, in rallentamento rispetto al 2022 (3,5%).

Ma quello era un anno in cui diversi Paesi stavano “rimbalzando” dalla crisi Covid. Una crescita del 3% non mi sembra male. Secondo Gourinchas il 3% non è molto rispetto ai trend storici. Vero, se confrontiamo questo tasso di crescita con quelli del ventennio pre-Covid (3,7%), ma l’economia cinese cresceva a tassi elevatissimi (del 10% in alcuni anni), insostenibili nel lungo periodo (la Cina ora crescerebbe, secondo il Fmi, comunque a un apprezzabile 5%, alla faccia dei problemi finanziari delle società immobiliari Evergrande e Country Garden).

Negli ultimi trent’anni del XX secolo l’economia mondiale era cresciuta del 3 per cento all’anno in media. Siamo tornati a quel livello e non è male. Cercare di ottenere tassi più elevati con politiche macroeconomiche espansive porterebbe semplicemente a più inflazione.

L’inflazione, già: il Weo conclude che l’aumento del prezzo delle materie prime osservato dal 2021, e che ha alimentato l’inflazione degli ultimi due anni, è stato influenzato dalle politiche monetarie a tassi zero mantenute troppo a lungo. Di converso, l’inflazione (anche nei prezzi delle materie prime) sta scendendo per la stretta monetaria ora in corso.

Stiamo andando nella direzione giusta in proposito anche se le banche centrali dovrebbero ora “darsi una calmata”: l’attuale livello dei tassi di interesse mi sembra sufficientemente alto per portare a un rallentamento dei prezzi senza bisogno di ulteriori aumenti.

Passiamo dal mondo all’Europa. L’area dell’euro cresce dello 0,7% quest’anno ed è prevista crescere dell’1,2% il prossimo anno. Il malato d’Europa non siamo più noi, ma è la Germania, in recessione nel 2023 (-0,5%).

Se siete presi da un attacco di Schadenfreude (cioè se godete delle disgrazie altrui) riflettete su un fatto: i Paesi del Sud Europa hanno beneficiato dell’azione “solidale” delle istituzioni europee (politiche espansive della Bce nel 2020-21 e, poi, le risorse del Next generation Eu).

Queste sembrano aver fatto bene al Sud Europa, ma male al Nord, in particolare alla Germania. In queste condizioni dobbiamo chiederci quanto tempo potrà durare questa solidarietà con effetti asimmetrici.

Ma veniamo all’Italia. Il Fondo monetario è stato spesso troppo pessimista sulla crescita economica italiana. Questa volta le previsioni sembrano realistiche: il Pil, sempre al netto dell’inflazione, è previsto crescere dello 0,7% sia quest’anno sia nel 2024. Il governo prevede invece una crescita più alta, di poco quest’anno (0,8%), ma di parecchio il prossimo anno (1,2%).

Con una minore crescita ci saranno minori entrate per lo Stato e il rapporto tra debito pubblico e Pil tenderà a essere più alto di quello previsto dal governo: insomma, invece di stabilizzarsi al 140%, come previsto dall’esecutivo, il rapporto tenderà a crescere, non una bella notizia per il nostro Paese.

Leggi i commenti